Infermiera sala operatoria: “sono reperibile, alle 3.15 squilla il cellulare…”

Infermieri costretti a fare gli OSS in sala operatoria ginecologia Potenza.

Infermiera di sala operatoria affida a Facebook tutto il suo sfogo, che sa di grido di allarme…

Il racconto della collega Maria Cristina Pecchia, 46 anni, iscritta all’OPI di Latina è straziante. Su Facebook si sfoga, ma attraverso quanto scritto sul suo profilo si capisce bene quelle che accade tutte le notti a chi lavora in sala operatoria ed è creperibile.

Ecco il suo post su Facebook.

Sono le 03.15 di mattina. Sono reperibile e squilla il telefono.

Mi sveglio di soprassalto e rispondo, dall’altra parte una voce familiare mi dice di correre perché c’è una rottura di milza. Attacco e corro in camera di Gabriele perché stanotte per la troppa stanchezza non l’ho sentito rientrare.

Lui dorme ed è al sicuro. Almeno stanotte. Mi precipito in ospedale. Una scena già vista e come al solito è straziante. Davanti la sala un fiume di gente.

Genitori increduli, disperati. So cosa provano. Hanno gli occhi di chi è sveglio ma vive un brutto sogno. Nonni che pregano e amici che piangono e tirano pugni contro il muro.

Dentro c’è lui il sedicenne di turno che stanotte non è rientrato a casa.

Quello che non stava al sicuro nel suo letto come mio figlio. Quello al quale questa volta non è andata bene.

Scrivo tutto questo perché spero che mio figlio lo legga. Se glielo raccontassi rinnovando le solite raccomandazioni mi risponderebbe: “A mà devi stare tranquilla”

Ma io non sto mai tranquilla perché in una frazione di secondo la vita cambia strada. Dietro l’angolo può esserci tutto e il nulla. Perché siete figli che andrebbero ancora protetti ma anche lasciati andare. Perché vorrei che tutti i ragazzi che ho tra i miei contatti si fermassero un minuto a riflettere.

Perché sono le 06.00 di mattina e ormai la notte è andata. Perché non vedo l’ora che si svegli Gabriele per poterlo abbracciare”.

Maria Cristina Pecchia, Infermiera

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