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martedì, Dicembre 6, 2022
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Il ruolo del Coordinatore Infermieristico nel nuovo panorama sanitario.

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Come si è modificato il ruolo del Coordinatore Infermieri nel nuovo panorama sanitario dall’avvento della Pandemia Covid-19?

“Da Daniel Defoe ad Alessandro Manzoni, da Tucidide a Camus: il premio Nobel per la letteratura turco Orhan Pamuk ha lavorato negli ultimi quattro anni a un romanzo storico ambientato durante l’ultima ondata di peste e ha interrogato la letteratura scoprendo che ogni pandemia si somiglia per le risposte che suscita in noi”.

Nel 2019 il nostro Paese è stato messo in ginocchio da un nemico invisibile: il virus SARS-CoV-2 e ancora oggi, purtroppo,  ne stiamo pagando le conseguenze. Ci voleva l’onda d’urto di Covid-19 per restituire alla società italiana il valore del nostro sistema sanitario nazionale come bene comune che serve a tessere la fibra connettiva di una società.  La realtà non solo parla, ma  in questi giorni “URLA”.

La storia ci insegna che dalle pandemie si esce, se ne viene fuori, non sono eterne. Ma stiamo prendendo coscienza che non bisogna dare nulla per scontato:” la vita è un’asta , se qualcuno farà un’offerta più alta della vostra se la porterà via”.

Nel nuovo panorama sanitario e con l’emergenza relativa alla pandemia Covid-19, tutto il personale sanitario è  stato sottoposto a un sovraccarico di lavoro con turni stressanti e un maggior carico  emotivo. E’ lapalissiano che i  lavoratori del settore sanitario sono stati e sono i più esposti allo stress-lavoro correlato., come confermato dalla letteratura scientifica. L’OMS ci ricorda che è fondamentale, durante un’epidemia, tutelare la salute dei sanitari e adottare le misure necessarie per proteggere la loro sicurezza. Tuttavia, nel corso della pandemia, pur adottando tutte le misure preventive e i dispositivi di protezione individuali, gli infermieri e tutto il personale sanitario sono stati esposti a notevoli rischi e, talvolta, hanno contratto l’infezione e  molti sono , purtroppo, deceduti. Nella migliore delle ipotesi si sono dovuti allontanare  dai propri cari per paura di poter trasmettere l’infezione condannandosi “all’autoisolamento”. A volte i media li hanno chiamati “eroi”, a volte “angeli”. Hanno la mascherina, ma non è quella di Superman. Hanno superpoteri acquisiti con una laurea e in questi giorni hanno le ali ai piedi. Sono gli infermieri: semplici persone a cui si affidano decine di pazienti tra speranza e sgomento. Hanno il viso stanco, marchiato dai dispositivi di protezione indossati per assisterli ed evitare di infettarsi.  Naturalmente  si capisce  come il livello di stress psicologico e fisico è stato elevato. In questa emergenza  pandemica, il coordinatore ha di fatto necessariamente dovuto organizzare i reparti, aperto nuovi posti letto, gestendo tutta la macchina tecnico, organizzativa e assistenziale.

Chi è il Coordinatore Infermieristico?

Il coordinatore infermieristico è un  infermiere professionista  con minimo tre anni di esperienza ed  in possesso del MASTER IN COORDINAMENTO (Art. 6 della legge 43/2006). È una figura fondamentale nell’azienda poiché gestisce le risorse umane, materiali, tecnologiche, strutturali al fine di raggiungere determinati obiettivi. Il suo ruolo è quello di infermiere con matrice tecnico-specialistica e gestionale ( di coordinamento).

“Facis de necessitate virtutem” (Di necessità si fa virtù) diceva San Gerolamo, dottore della Chiesa nel IV s.c.  I coordinatori hanno dovuto reinventarsi negli ultimi due anni, sviluppando nuove competenze; inoltre, pur avendo notevoli responsabilità: gestione delle risorse umane, approvvigionamento dei farmaci e di DPI, hanno dovuto dare coraggio a se stessi e supportare il team infermieri. Pur tuttavia tale incarico  non è ben retribuito né adeguato all’evoluzione normativa (Legge Gelli 2017). Durante la pandemia anche il Papa ha elogiato gli infermieri definendoli” Coloro che capiscono  meglio il percorso della malattia”. Ha proseguito il proprio messaggio “Sono vicini alle sofferenze e sanno come gestirle e come accompagnare con tenerezza …..Voi avete il fiuto della malattia….”

Infine, però, gli stessi lavoratori con  le divise  bianche o azzurre sono diventati invisibili, quasi dimenticati da chi prima li innalzava a salvatori del Paese. Finalmente dopo mesi” caldi” in cui si è parlato della necessità dei vaccini,  è stato necessario un intervento  legislativo per obbligare i sanitari a  sottoporsi alla  vaccinazione; in caso di rifiuto, essi  verranno sospesi dal lavoro. La figura del coordinatore nel nuovo panorama sanitario è necessaria per poter  “sul campo” organizzare e riorganizzare “Nuovi spazi di cura” e  nuovi “Percorsi di presa in carico” dei cittadini. Non a caso il Presidente delle Repubblica ha insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica tre infermieri, di cui due coordinatori infermieristici. Inoltre è stata istituita la giornata nazionale del Personale sanitario con una legge approvata all’unanimità lo scorso 4 novembre ed è stata pensata come “momento per onorare il lavoro ,l’impegno, la professionalità del personale medico, sanitario, sociosanitario, socio-assistenziale e del volontariato nel corso della pandemia del Coronavirus 2020”.

Oggi, più che mai, al coordinatore si richiedono capacità manageriali, di leader, di rappresentanza . Egli deve conoscere la vision e la mission della propria azienda e deve cercare di vincere le resistenze dei “vecchi” infermieri poco inclini al cambiamento.

“Lentamente muore

Chi diventa schiavo dell’abitudine

Ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi….”

 Scriveva Martha Medeiros.

Tutto ciò è terribilmente attuale; l’assistenza di domani dovrà essere pensata con un’attenzione al territorio dove il paziente–cittadino cronico risiede con un sistema integrato ospedale-territorio. Un altro importante compito del coordinatore è quello di saper gestire i rapporti con i parenti dei pazienti e con i responsabili delle altre unità operative, stabilire la quadratura dei turni di lavoro con organico a volte insufficiente .Il coordinatore deve essere autorevole, ma non autoritario , conoscere il settore in cui lavora; infatti non è sufficiente la leadership senza il possesso di basi tecniche e conoscenze manageriali. Nella sua figura  coesistono due  anime: il management e la leadership, ciascuna completa l’altra arricchendola. Il management infermieristico si può definire “… L’arte e/o scienza per  ottenere prestazioni per mezzo e da infermieri in gruppi formalmente organizzati, in vista degli obiettivi dei gruppi attraverso l’assunzione continua di decisioni sull’assistenza infermieristica, decisioni concepite come scelta tra possibili alternative”. Il coordinatore, inoltre, deve creare un clima  armonico nell’ambito lavorativo al fine di evitare stress e burnout. Il suo campo d’azione precipuo è quello della  ricerca della soluzione dei problemi  e  della capacità di individuare occasioni di sviluppo. Deve cercare  di risolvere situazioni importanti con soluzioni semplici per poi risolvere successivamente problemi complessi in modo tale da dare fiducia  e tenere alta la motivazione al gruppo di infermieri che coordina. La metodologia del nursing rappresenta un metodo per la soluzione dei problemi nel processo di cura; in tutte le professioni , si tende continuamente a ricercare ed a utilizzare strumenti che permettono la soluzione dei problemi, ma, nel processo di nursing, per la molteplicità degli eventi con cui è necessario confrontarsi tutti i giorni, il metodo risulta più complesso. Infatti un intervento di qualità deve basarsi su tecniche  e interventi di documentata efficacia. Per fornire fonti  da cui poter ricavare risposte da applicare nella pratica quotidiana, sono state create, oltre alle raccomandazioni da parte di società scientifiche, alcuni strumenti come i protocolli e  procedure. Un buon coordinatore deve operare un processo in cui, singolarmente o in equipe, trasforma il bisogno di informazioni in quesiti precisi, per i quali, successivamente, attiva un percorso di ricerca che fornisca evidenze valutabili  da utilizzare  nella propria  attività professionale. Il coordinatore deve formulare piani di lavoro personalizzati che tengano presente  i punti di forza e quelli di debolezza di ogni singolo componente dell’equipe  così da condividere  vittorie e insuccessi con il team di lavoro. Moltissime sono le responsabilità del coordinatore che hanno come fine la riduzione e il contenimento della spesa e dello spreco attraverso la gestione di tutte le competenze richieste: documentazione clinica e aspetti medico legali, inserimento, formazione e valutazione delle competenze del personale assegnato, sicurezza sul lavoro, qualità e accreditamento, gestione dei farmaci , rischio infettivo, prevenzione delle cadute e degli eventi avversi, gestione del rischio gestione dei conflitti ,delle tecnologie sanitarie, della struttura e dei beni assegnati.. Basti pensare quali e quanti problemi potrebbero verificarsi con un semplice errore di somministrazione  di un farmaco sbagliato. Negli ultimi anni le aziende sanitarie, per contrastare l’emergenza sanitaria, hanno assunto molti infermieri ( anche inesperti) e sono stati inseriti da subito nei reparti di terapia intensiva covid-19 . Se, da un lato, ogni nuovo assunto inizialmente costituisce un fattore di impegno, dall’altro rappresenta un investimento a lungo termine nell’economia aziendale. Compito del coordinatore è l’elaborazione di un adeguato programma di inserimento per favorirne l’opportuna gestione e l’individuazione di un tutor a cui essere affiancato il neoassunto. Insomma, il post Covid-19 sarà come un dopoguerra, con il suo insostenibile numero di vittime, le sue macerie, la necessità di ricostruzione. Ma emergono nuove condizioni. Bambi afferma che l’attuale esperienza di pandemia da Covid-19, che ha portato con sé una riorganizzazione degli ospedali, può insegnarci un nuovo modello per gestire le risorse infermieristiche nel futuro, per esempio superare il lavoro esclusivo in un’unica area di specialità clinica o di Terapia Intensiva e incoraggiare gli infermieri a variare sede operativa durante la loro carriera professionale. L’ampliamento delle competenze ,degli infermieri potrebbero portare a benefici sia all’interno del team multidisciplinare sia al professionista stesso, con una maggiore resilienza.

Concludo con il messaggio del grande Victor Hugo:

“Nelle mani unite c’è ancora qualche segno di speranza, nel pugno stretto nessuno” .

Dott.ssa Maria Cristina Piegari
Dott.ssa Maria Cristina Piegarihttp://www.assocarenews.it
Maria Cristina Piegari è una Infermiera Magistrale con la passione per la scrittura e la ricerca.
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