fnopi retroscena
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Elezioni FNOPI, svelati i retroscena: ecco come gli oppositori dell’attuale Federazione degli Infermieri hanno fallito nel proporre un’alternativa.

Nel prossimo weekend l’infermieristica italiana vedrà il rinnovo dei propri organi federali.

La votazione, in prima convocazione, sarà valida se voteranno almeno i 2/5 del totale aventi diritto di voto e non ci sono dubbi che ciò avverrà.

Al termine ultimo di presentazione delle candidature, fissato per l’11 marzo, sono state presentate una lista (Autori del Futuro) e due candidature singole (Costamagna e Russo).

Eppure un tentativo di creare una cordata c’è stato.

Il patto delle poltrone.

Nella ricostruzione dei fatti (possibile grazie alla voce di alcuni protagonisti della vicenda), tutto ha inizio subito dopo il Congresso Nazionale di marzo 2018.

Il Comitato Centrale appena insediato vede arrivare in ordine sparso una serie di personaggi dell’infermieristica nazionale in cerca di poltrone. Vengono chiesti posti come raccomandazioni presso i tavoli Ministeriali, commissioni ad hoc, responsabilità di ruoli chiave.

Questo tentativo di contrattazione viene declinato sia per le richieste eccessive e incongrue, sia per le modalità arroganti e pretenziose.

Questo diniego alla richiesta di potere e soldi viene interpretato come un affronto. E’ in quel momento che nasce la volontà di rovesciare la Federazione alle prossime elezioni.

Avviene quindi quello che informalmente sarà chiamato Patto delle Poltrone.

Incontri.

Gli scontenti iniziano quindi a cercarsi fra di loro e la cosa viene notata per prima da alcuni consiglieri di Opi provinciali i cui presidenti erano completamente irreperibili almeno due/tre venerdì al mese.

Secondo chi poi si è staccato da quel gruppo, vi sono stati moltissimi incontri (in particolare a Firenze, Milano e Roma) con lo scopo di pianificare la “campagna acquisti” di possibili presidenti OPI e personalità da candidare contro l’attuale Federazione.

Da verificare poi chi ha pagato queste trasferte, nella speranza che non siano state messe in conto rimborsi.

Nonostante gli incontri e le telefonate di questo gruppo informale, il progetto non decollava.

Scontri e politichetta.

Al’interno di questo piccolo gruppo vi erano anche degli scontri perchè alcune anime erano storicamente inconciliabili.

Personaggi e culture impossibili da tenere allo stesso tavolo neanche di fronte all’obiettivo unico di spartirsi potere e tanti, tanti soldi.

Avendo tra le fila anche alcuni presidenti navigati, a questo punto era chiaro al gruppo che erano necessari interventi di appoggio da parte di sindacati nazionali e della politica.

Durante il 2019 fino all’avvento del Covid, sono stati molti i tentativi presso le segreterie nazionali sindacali.

Queste ultime hanno preso subito le distanze perchè, come testimoniato, il progetto era “irricevibile“.

Tanto è stato il distacco che le Organizzazioni Sindacali hanno messo alla berlina i membri di questo gruppo che erano anche loro tesserati o dirigenti.

Nel 2020, in piena campagna per le Regionali si è tentato di contattare i candidati governatori giudicati vincenti con la speranza di ottenere un dialogo diretto con i rappresentanti del governo dello stesso partito.

Fino a fine 2020 si è anche tentato di coinvolgere personalità del mondo accademico/scientifico e di agglomerare in movimenti la base scontenta.

Alcuni componenti si sono poi trovati al centro di dinamiche giudiziarie che con tutta probabilità mineranno definitivamente la poca credibilità rimasta.

Le promesse erano tante ma si sviluppavano senza un programma comune e senza una valida motivazione per presentarsi come alternativa.

Per questo man mano che passavano i mesi, questo gruppetto perdeva anche alcuni suoi pezzi.

Un fallimento annunciato.

Come espresso da una nota professoressa universitaria “Senza programma, senza obiettivi, senza identità non si può chiamare alternativa ma soltanto un gruppo di spartizione di gettoni e cariche“.

In realtà il gruppo è andato verso un fallimento annunciato per più motivi.

Nel frattempo che si cospirava, il gruppo uscente è riuscito a consolidare i rapporti e ricucire gli strappi con alcuni, presentando così una lista molto rappresentativa e con buone potenzialità rispetto ai doveri e agli impegni di una Federazione.

Il Patto delle Poltrone è rimasto quindi un’idea di presa di potere più che un progetto di gestione di una federazione di enti, l’ennesimo ultimo tentativo di poter guadagnare qualcosa da parte di chi si è messo ai margini da solo.

Un’occasione di persa di apportare qualcosa, di dare invece che prendere.

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