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Emergenza Coronavirus. L’Ordine delle professioni infermieristiche blocchi il pagamento iscrizioni 2020. Lo chiede Infermieri in Ordine – Bologna. Si attui un gesto di solidarietà concreto nei confronti dei colleghi impegnati nella guerra al Covid-19. Inoltre si chiede il blocco degli obblighi ECM e tamponi per tutti i colleghi.

Il movimento “Infermieri all’ordine – Bologna e Imola” scende nuovamente in campo per chiedere un intervento fattivo al Governatore della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna. In sostanza chiede di congelare i pagamenti delle iscrizioni all’OPI per l’annualità in corso e di compiere un gesto concreto a favore dei colleghi che lavorano direttamente o indirettamente contro il Covid-19, sia nel pubblico o privato, sia in regime di dipendenza o in libera professione.

Giulia De Francesco, portavoce movimento "Infermieri in Ordine - Bologna e Imola" chiede il congelamento della tassa annuale OPI 2020, blocco obblighi formativi ECM, tamponi di controllo e sostegno psicologico a tutti i colleghi impegnati direttamente o indirettamente nella lotta contro il Covid-19.
Giulia De Francesco, portavoce movimento “Infermieri in Ordine – Bologna e Imola” chiede il congelamento della tassa annuale OPI 2020, blocco obblighi formativi ECM, tamponi di controllo e sostegno psicologico a tutti i colleghi impegnati direttamente o indirettamente nella lotta contro il Covid-19.

A parlare è ancora una volta il portavoce del movimento “Infermieri all’Ordine – Bologna e Imola“, Giulia De Francesco, infermiera di 25 anni, con un Master alle spalle (attualmente è studentessa alla Magistrale). La nostra ha inviato un apposito comunicato agli organi di stampa dove spiega le motivazione della sua proposta e quella del gruppo che rappresenta, che si candida a guidare l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna nel prossimo quadriennio.

“Buongiorno, con la presente il gruppo di professionisti ‘Infermieri in Ordine‘, rappresentato dalla persona di Giulia De Francesco, richiede ulteriori azioni in aiuto al personale sanitario da parte dell’Ordine degli Infermieri di Bologna. Purtroppo ancora molti colleghi vivono condizioni di fragilità, disagio e difficoltà sia in ambito lavorativo sia personale. Bisogna fornire a tutti un’adeguata sorveglianza sanitaria, nonché un adeguato sostegno psicologico ed economico. Si pensi agli infermieri che esercitano la professione in ambito pubblico (AUSL, AOSP, ASP) sia in ambito privato (RSA, cliniche sanitarie, riabilitative, psichiatriche, cooperative sociali e dipendenti agenzie interinali), ma anche a tutti coloro che svolgono la professione in regime libero professionale. La tutela e l’aiuto vanno rivolti a tutti” – si legge nella nota di De Francesco.

“Il gruppo Infermieri in Ordine chiede la sospensione degli obblighi formativi (ECM) per tutto il periodo dell’emergenza, come misura straordinaria già adottata in passato durante terremoti o altre calamità. Chiediamo inoltre l’abolizione della tassa annuale di iscrizione all’Ordine, la cui scadenza è fissata al 30 del mese corrente. Tali accortezze sarebbero di aiuto a tutti gli infermieri di Bologna e provincia – aggiungE DE FRANCESCO- in particolare l’intento sarebbe di aiutare tutti coloro che attualmente non godoNO degli aiuti di welfare aziendale tanto declarati negli ultimi video pubblicati dall’Ordine di Bologna sulle pagine social. Ci risulta che la condizione di numerosi colleghi si distingua da azienda ad azienda, nonché da comune a comune”.

Ogni azione – spiega la portavoce- va nell’interesse di tutti i colleghi. Se la quota non fosse abolita oggi potrà essere restituita dalla nuovo Consiglio Direttivo, dato che si attendono nuove elezioni in questo anno solare. La quota è un contributo che ogni infermiere versa per numerosi servizi che al momento sono sospesi, come la formazione.

“Come gruppo di infermieri ci impegneremo a tutelare tutti i colleghi infermieri e a richiedere eventualmente rimborso della quota di iscrizione. Inoltre sarebbe auspicabile vedere una maggiore comprensione da parte di tutti gli esercizi commerciali in particolare i supermercati – chioda De Francesco – dal momento che ancora molti supermercati non prevedono una corsia preferenziale per gli infermieri. In questa emergenza sanitaria che coinvolge noi infermieri (non solo da punto di vista professionale ma anche personale) ogni azione di aiuto è segno di rispetto per l’impegno che quotidianamente i colleghi mostrano nella prassi”.

Sono note ai più le condizioni di disagio verificatesi all’interno dei servizi socio sanitari – in particolare a quelli che assistono persone fragili e/o anziane – si richiede maggiore attenzione agli infermieri che lavorano anche nel privato attraverso l’esecuzione di un’adeguata sorveglianza sanitaria.

Non ci si dimentichi di tutelare coloro che esercitano in regime libero professionale pure attraverso un contributo economico; infatti vi sono collegi libero professionisti malati che non godono di alcuni istituti previdenziali. Ci troviamo davanti ad uno scenario pieno di sfaccettature: vi sono infermieri che non hanno ricevuto alcun indagine diagnostica (sia esso tampone o prelevo venoso), altri che hanno effettuato diverse indagini secondo logiche di sorveglianza sanitaria totalmente distinte da azienda ad azienda. Sarebbe auspicabile che il trattamento riservato alla categoria infermieri fosse uniforme per tutti.

“Chiediamo come gruppo Infermieri in Ordine al Governatore della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, di verificare (anche tramite l’Ordine degli Infermieri di Bologna) che i tamponi o i prelievi sierologici siano effettuati su tutti i professionisti con regolarità”.

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