Finalmente il posto fisso da Infermiere: ho combattuto per averlo, mi ero quasi arreso.

Finalmente il posto fisso da Infermiere: ho combattuto per averlo, mi ero quasi arreso.

Finalmente il posto fisso, ma Alessio Biondino sicuramente non smetterà di lottare per una Infermieristica differente.

Pubblichiamo un post del collega Alessio Biondino, già corrispondente storico di un noto quotidiano a noi da tempo ostile, che annuncia la sua assunzione a tempo indeterminato in qualità di Professionista Infermiere presso l’ospedale “Umberto I” di Roma. Alessio ha vinto il faticoso concorso. Si era iscritto alla selezione senza tanta voglia, sconfitto da guerre spesso solatie e deluso dal comportamento di tanti colleghi che alla non protesta preferivano, preferiscono e forse preferiranno chinare la testa di fronte alla deprofessionalizzazione (che Biondino ama definire demansionamento). Tante le divergenze di vedute sulla professione che ci hanno divisi in passato, ma con questo non significa che non gli si debba dare spazio.

La lettera ai suoi lettori sui social (non è pi corrispondente del quotidiano di cui dicevamo) ci ha colpiti tantissimo soprattuto per l’insolito tono utilizzato intriso di incredulità, di paura di avercela fatta dopo anni di precariato e di sfruttamento libero-professionale e di tanta adrenalina. La stessa che hanno in corpo tutti coloro che, vivendo in una degradata Roma e in una infima Regione Lazio, raggiungono un ambito traguardo dopo anni di lotta e di scritti spesso contro-corrente. Non aggiungiamo altro e vi lasciamo alla lettura di un post che rende giustizia ad un collega, ad un uomo, ad un padre che ce l’ha fatta.

Ho deciso di non emigrare e di rimanere in Italia e di sperare in un futuro migliore, combattendo.

di Alessio Biondino, Infermiere.

“Nel momento più buio della sconfitta, la vittoria potrebbe essere più vicina” (William McKinley).

“Emigra”, mi dicevano. Ma erano altri, secondo me, a doversene andare. “Allora fai i concorsi in giro per l’Italia”, rilanciavano. Ma non ho deciso di laurearmi per scelta e dopo i 30 anni perché avevo voglia e forza di reinventarmi una vita a spasso per il bel paese, a seconda delle opportunità più o meno allettanti che questo si sognava di offrirmi.
L’opportunità, quella vera, prima o poi doveva farsi vedere qui, nella mia vita; non lontana anni luce da essa. E se non fosse arrivata, avrei comunque adattato tutto il resto alla mia esistenza, di certo non la mia esistenza a tutto il resto.

Ci ha messo diversi anni. Tanti. Forse troppi. Ma alla fine la grande occasione si è fatta viva. L’importante era fare di tutto per coglierla. Era farsi trovare preparati. Pronti a affrontare una selezione di 20.000/30.000 persone col coltello in mezzo ai denti, per vincere. E io ci ho provato, anche se forse tanto “pronto” non lo ero affatto: ero distrutto da anni di precariato, cooperative, disoccupazione, partite iva, sfruttamento, morte professionale, burnout e logoranti lotte contro i tanti mulini a vento che ornano la mia pseudo professione. Ero ormai del tutto bruciato, senza nemmeno più la forza di sperare o di sognare. Tanto da voler fare altro. Tutt’altro.

Eppure ho tentato, senza crederci nemmeno un po’ (lo ammetto), visto che 20.000 – 30.000 persone sono tante… Davvero tante. E, con un colpo di coda, ho vinto. Forse perché in passato, sperando stoltamente in chissà quali opportunità riservate a chi si forma e si aggiorna davvero (e non grazie a qualche corsetto ECM online di cui quasi sempre si ottengono di straforo le risposte), ho studiato davvero tanto. O forse perché, come dicono alcuni (di solito quelli che hanno studiato meno), sono stato solo fortunato.

Fatto sta che ho vinto, senza nemmeno presentare i miei titoli. E ora, lasciandomi tutto alle spalle, è giusto che io provi a godermela e a farmi tornare un po’ di entusiasmo per affrontare questo nuovo inizio, anche se non è facile. Perché questo, purtroppo, è un paese dove ormai non riesci a esultare e a essere felice fino in fondo nemmeno quando vinci; in quanto alla vittoria ci arrivi davvero troppo stanco (e anche solo per questo, l’Italia sarebbe tutta da rifare).

Però io ho vinto, devo assolutamente farmene una ragione. Devo continuare a pensarci. A ripeterermelo. E credo che, soprattutto, sia importante comunicarlo ai tanti colleghi che, come me allora, con ogni probabilità pensano di non avere alcuna speranza di successo.

Si può ancora vincere, ragazzi.

Perciò studiate, aggiornatevi (veramente) e esercitatevi, non demordete. Scolpite un obiettivo nei meandri del vostro cervello e abbiate il coraggio di provare a raggiungerlo. Con entusiasmo, se riuscite a salvaguardarlo dalle tante umiliazioni che vi aspettano. E con merito, se possibile. Perché sono quelle raggiunte in questo modo, le vittorie che contano di più… Quelle che vi danno gioia, soddisfazione, serenità e una grande iniezione di fiducia in voi stessi.

* * *

Ad Alessio, che è un Infermiere differente (che scrive, pubblica, investe nei ragionamenti, litiga, sa tornare indietro sui propri passi come pochi fanno) porgiamo il nostro miglior augurio di buon lavoro. Sicuramente ce la farà ad emergere nella giungla degli Infermieri nel servizio pubblico e saprà far valere la sua esperienza di libera professione nel SSR del Lazio. In bocca al lupo!

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