Concorso Infermieri Monza: vincitori rifiutano assunzione in PS!

Concorso Infermieri Monza: vincitori rifiutano assunzione in PS!
Concorso Infermieri Monza: vincitori rifiutano assunzione in PS!

Erano 4.500 candidati, e più di 2.500 lo scorso ottobre si erano presentati a Monza per contendersi 23 posti fissi da infermiere banditi dall’Asst Fatebenefratelli-Sacco, che aveva dovuto affittare un palazzetto del volley in trasferta. Ci furono problemi di fotocopie, proteste per i ritardi documentati coi telefonini nonostante l’ordine di spegnerli, e la seconda di 4 prove fu annullata perché qualcuno aveva aperto la busta prima del via, fotografando e diffondendo le domande via whatsapp.

Quel test, poi recuperato, falcidiò l’85% degli infermieri che aspiravano a un contratto a tempo indeterminato in uno dei quattro ospedali dell’Asst (ci sono anche Buzzi e Macedonio Melloni): solo 360 superarono il punteggio minimo, e circa 250 arrivarono in fondo ed entrarono in una graduatoria valida tre anni. Tuttavia l’Asst non riesce a trovare tre infermieri da assumere al pronto soccorso dell’ospedale Sacco.

Il caso del Ps, deflagrato in campagna elettorale, è stato sollevato dal sindacato Fials, che ha denunciato la «turnistica non più sostenibile per infermieri e Oss, è impossibile reggere due notturni consecutivi a causa degli elevati carichi di lavoro». E chiesto «assunzioni immediate» al Ps. Una parola: «Vorremmo aggiungere tre infermieri per averne 7 nel turno di notte», spiega il direttore sanitario Tommaso Saporito, pur ricordando che al suo insediamento, inizio 2016, il notturno lo reggevano 5 infermieri invece degli attuali 6, e che «siamo stati noi ad aumentare di 4 l’organico del Ps», la cui media annuale è passata da 42 infermieri nel 2015 dell’Expo a 46 nel 2017. L’Asst ha appena deliberato d’assumerne altri 27 per tutti gli ospedali: da quando è stato bandito il concorso pubblico, il bisogno è salito dai 23 iniziali a un’ottantina. E la graduatoria ha continuato a scorrere fino al classificato 160. «Di questo passo, ad agosto l’avremo esaurita – sospira il ds Saporito -. Molti quando vengono chiamati non accettano: riescono a farsi stabilizzare dove sono, o rifiutano il reparto. Soprattutto il pronto soccorso, che è per personale motivato».

Un problema simile, spiega, l’azienda l’ha per sostituire le maternità nel reparto di Radiologia dove, denuncia Davide Monterisi della Fials, una trentina di tecnici hanno accumulato «circa 400 giorni di ferie arretrate e duemila ore di straordinari». Precisamente 376 di ferie e 2.400 ore che, se recuperate, porterebbero il totale a 697 giornate.

Anche qui, precisa Saporito, «abbiamo ridotto la situazione che avevamo ereditato: a fine 2015 avevano 647 giorni di ferie non godute e 1.337 ore, in tutto 825 giornate; un anno dopo le giornate erano 813, 637 di ferie e 1.322 ore di straordinario». Intanto i tecnici hanno scritto alla direzione minacciando d’interrompere gli screening mammografici se non saranno liquidati loro «nel cedolino di marzo» i compensi da gennaio per quest’attività.

Che è «in area a pagamento», volontaria e fuori dall’orario di servizio. «Saranno pagati a breve, anche gli anni scorsi i primi mesi sono stati liquidati in primavera – ribatte Saporito -, perché l’ospedale deve attendere l’assegnazione degli screening da parte dell’Ats. Arriverà per fine mese».

«Spiace dover utilizzare questi metodi – ribatte Monterisi -. L’anno scorso l’ospedale ha deliberato questi pagamenti solo dopo la lettera dei tecnici».

Servizio dii Giulia BonezziIlgiorno.it

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