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Nel lago di Nemi le navi più grandi del mondo. Realizzate dai Romani e bruciate dai Nazisti.

Le navi più grandi del mondo situate nel lago di Nemi, volute dall’imperatore Romano Caligola e bruciate dai tedeschi in ritirata.

Il recupero archeologico subacqueo che richiese un impresa mastodontica mai compiuta sino ad allora.

Straordinari Yacht, bellissime imbarcazioni ,navi da crociere dalle più grandi e lussuose che oggi più che ieri continuano a costeggiare le nostre coste e che navigano per i vasti mari, sempre destano e stuzzicano grande curiosità.

Nulla a che vedere se consideriamo il fatto che le navi più lussuose e più grandi siano state costruite e posizionate all’interno di un lago e non di un mare. Il lago in questione è quello di Nemi, un piccolo lago vulcanico dall’ area di 167ha e di una profondità di circa 33 metri, a poca distanza dal lago Albano, sui colli albani nel territorio dei Castelli Romani. Veri e propri palazzi galleggianti, dalle misure mastodontiche (70×20 e 73 x 24) si presentavano ornate di mosaici e pietre preziose, rivestimenti in marmo molto pregiate, persino di riscaldamento e dotate di ogni confort e lusso che andava ogni oltre misura.

A farle costruire fu l’imperatore dell’età Giulio – Claudia, Caligola (12d.c.-41 d.c.), fratello di Agrippina Minor, zio del futuro imperatore Nerone. Di Caligola ne conosciamo la sua indole bizzarra e alquanto ambigua, e tanto può bastare a faci immaginare quanto colossali e all’avanguardia dovevano essere le sue opere galleggianti. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che le stesse si trattassero di veri e propri templi sull’acqua dedicato alla dea italica Diana, altri sostengono che venissero usate per simulare battaglie navali, altri ancora ritengono siano solamente state usate come luogo di lusso e svago, di un imperatore prodigo e capriccioso.

Il loro ricordo, per volere del senato, venne cancellato subito dopo l’assassinio dell’imperatore, facendole affondare. Ma la loro storia continuò ad essere narrata per i secoli. Diversi, infatti, sono stati i tentativi di recupero a partire dal 1446 con Leon Battista Alberti, ma è solo nella prima metà del 900, che a scopo propagandistico il governo fascista di Mussolini, grazie all’abbassamento di oltre 20 metri del livello del lago, riuscì a portare alla luce i due relitti.

Dopo pochi anni, il 1 Giugno del 1944, le navi che si trovavano custodite all’interno del museo di Nemi, furono distrutte da un incendio doloso, molto probabilmente dovuto dai soldati tedeschi che presidiavano la zona.

Pochi giorni dopo gli americani giunsero presso il museo, ma per le navi romane e per la grande storia che esse portavano non c’era più nulla da fare.

Prof. Andrea Ruscittohttps://www.assocarenews.it/
Andrea Ruscitto nativo di Rignano Garganico vive a San Marco in Lamis, dove frequenta e consegue la maturità scientifica . Guida Turistica Archeologica e Ambientale –Regione Puglia. Consegue la laurea triennale in lettere moderne con tesi in sociologia dell’arte e della letteratura, dove discute anche di alcune sue opere pittoriche, consegue la Magistrale in Filologia e lettere moderne con tesi in Filologia e linguistica romanza, con particolare interesse sullo studio e sull’influenza del Latino sul cristianesimo. Attualmente docente di Letteratura italiana e Latino, si occupa da anni dello studio del colore con la produzione di opere d’arte su tela e materiali eterogenei, vanta di alcune mostre personali e collettive anche all’estero, nonché di recensioni da parte di critici d’arte come la Dott.ssa Sabrina Falzone. Collabora e ha collaborato con l’amico e giornalista dott. Angelo Del vecchio, con il quale ha pubblicato alcune sue storie sul libro “Racconti e leggende del Gargano“.
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