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Fa discutere il reintegro di Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari no-vax. Cicia (OPI Salerno): “è stata la scelta giusta?”.

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Fa discutere accesamente sui social e sui quotidiani sanitari il reintegro di Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari no-vax. Il Governo Meloni ha fatto la scelta giusta? Se lo chiede Cosimo Cicia, vice-presidente FNOPI e presidente OPI Salerno.

La normativa emanata a suo tempo sull’obbligo della vaccinazione per gli esercenti le professioni sanitarie, tra essi anche per le professioni infermieristiche, ha avuto due momenti significativi per quanto riguarda la competenza e la legittimazione all’adozione dei provvedimenti di sospensione.

In un primo momento la competenza all’accertamento dell’adempimento dell’obbligo fu conferita alle ASL competenti per territorio; successivamente, nel novembre 2021, in controtendenza con quanto stabilito dal D.L. 44/2021, alla verifica dell’adempimento dell’obbligo vaccinale furono chiamati rispettivi Ordini professionali congiuntamente alle corrispondenti Federazioni nazionali, sottoponendo gli stessi ad una serie di numerose criticità ravvisate sull’applicazione della normativa in tema di obbligo vaccinale del personale sanitario: uno scenario normativo di non sempre facile interpretazione talché, gli Ordini sanitari italiani hanno svolto un lavoro immane, rivestendo con dedizione, serietà e responsabilità il delicato ruolo di Enti sussidiari dello Stato in uno dei momenti storici più tragici per il paese, in un contesto internazionale di difficile lettura . Spesso si è dovuto lavorare, per colmare vuoti e contraddizioni normative, operando d’urgenza su disposizioni ad horas.

Sono tali le parole della Presidente della FNOPI, Barbara Mangiacavalli, nel messaggio di ringraziamento a tutti gli Ordini provinciali per il lavoro svolto in attuazione della predetta normativa.

Nella continuità di uno scenario normativo non chiarissimo si pone l’ultimo decreto in materia pubblicato il 31 ottobre u.s., che, parole della Presidente Mangiacavalli, ha trasformato la festività di Ognissanti in un normale giorno lavorativo, per consentire la piena attuazione del decreto stesso. Siamo infermieri e siamo abituati a lavorare in ogni giorno ed in ogni ora ma, ripetiamo, troppo poco abbiamo reso pubblicamente onore allo sforzo dei colleghi impegnati nella rappresentanza istituzionale.

Tutto ciò, nella cornice di uno dei periodi più convulsi, confusi e conflittuali degli ultimi decenni, con nuove sfide per noi professionisti sanitari, alle prese con bisogni di salute sempre crescenti, in special modo sul territorio e nelle aree più disagiate del Paese, dove gli infermieri ci sono sempre stati, ci sono e ci saranno. Ovunque per il bene di tutti, come recita bene lo slogan del nostro ultimo Congresso nazionale.

Con l’entrata in vigore del suddetto D.L. hanno preso corpo una serie di polemiche contro quella che è stata definita un’amnistia per i sanitari che hanno ritenuto di non sottoporsi a vaccinazione e anche “uno schiaffo in faccia a chi si è vaccinato”.

Non mancano prese di posizioni da parte di alcuni Governatori di regione che considerano la decisione del governo gravissima e irresponsabile. Un’offesa ai medici e infermieri responsabili e ai pazienti (ma anche a Infermieri Pediatrici, Ostetriche, Professioni Sanitarie e Operatori Socio Sanitari – ndr).

Ugualmente dissenziente la posizione dei sindacati che vedono nel provvedimento il rischio ed il timore che l’opinione pubblica lo interpreti come un segnale di fine emergenza Covid.

Altri sottolineano la evidente disparità che si viene a creare tra i reintegrati e quelli che, rispettando la legge, si sono dovuti addossare carichi di lavoro superiori senza alcun riconoscimento.

Quello che è certo è che la decisione del governo di reintegrare medici e infermieri che si erano rifiutati di vaccinarsi contro il Covid 19 sta facendo parecchio discutere. In molte Regioni, cui fanno capo le aziende sanitarie, c’è una vera e propria rivolta contro il decreto. Chi si è speso in prima linea nel periodo peggiore della pandemia si sente preso in giro.

Personalmente ritengo di condividere il pensiero del Presidente della Repubblica che, dall’alto della sua autorevolezza, ha detto che non possiamo ancora affermare la vittoria finale sul COVID e che dobbiamo fare uso ancora di responsabilità e precauzioni. La sanità pubblica ha l’obbligo di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili.

Il periodo più drammatico è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva come lo è stata la dedizione del personale sanitario in ogni ruolo.

Se oggi possiamo nella maggior parte dei casi affrontare il COVID come se si trattasse di una influenza poco insidiosa è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione, della grande adesione alla vaccinazione dovuta all’ammirevole senso di responsabilità dei nostri concittadini.

Cosimo Cicia
Presidente OPI Salerno – Vicepresidente FNOPI

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