La politica per gli infermieri: intervista a Stefano Mugnai (FI)

Il candidato alla Camera dei Deputati Stefano Mugnai
Il candidato alla Camera dei Deputati Stefano Mugnai

Le elezioni politiche del 4 Marzo si avvicinano e mentre hanno inizio le campagne elettorali, Assocarenews.it continua nel suo percorso di coinvolgimento dei candidati di tutte la fazioni su temi che riguardano da vicino noi infermieri.

Stefano Mugnai è un consigliere regionale toscano che da diversi anni si occupa di sanità e salute. Candidato alle prossime politiche per Forza Italia, lo abbiamo raggiunto per conoscere il suo pensiero su alcune delle tante questioni infermieristiche.

 

La famiglia professionale infermieristica vive una convivenza di situazioni a livello logico in contrasto fra loro: da una parte un numero sempre crescente di possibilità di ambienti di lavoro, dall’altra un mercato del lavoro che zoppica vistosamente.

Ogni anno centinaia di giovani infermieri cercano impiego all’estero, molti di essi per necessità più che per scelta. Come pensa possa la politica favorire il mondo del lavoro sanitario?

Il primo e più immediato modo per riattivare l’accesso alle professioni sanitarie, infermieri in testa, è quello di riaprire le casse dei sistemi sanitari, sia quello nazionale che quelli regionali, Toscana in primis, ai servizi piuttosto che alle strutture d’apparato. Vede, la mia esperienza è quella della Toscana dove il governatore Enrico Rossi, eletto col Pd che ha abbandonato a favore di altre formazioni di sinistra ma sotto le cui bandiere si sono sviluppate le politiche di settore, ha riformato il sistema tentando di mescolare le carte rimettendo in tre soli calderoni conti che non tornano e imbastendo nel frattempo tagli e contrazioni non nelle burocrazie, ma nei servizi di assistenza e cura propriamente detti. Questo implica meno infermieri nelle corsie ospedaliere, negli ambulatori… meno mercato, insomma, per utilizzare la sua espressione. Eppure i nostri operatori sanitari hanno una formazione invidiata. Per questo trovano occupazione all’estero in un battibaleno e con maggiori soddisfazioni professionali. E noi ce li perdiamo. Che peccato…

 

L’infermiere è presente nelle scuole con ottimi risultati ma questo si verifica soltanto in alcune isolate realtà. Pensa che sarebbe auspicabile una diffusione su tutto il territorio nazionale?

Sì. Sono convinto che estendere modelli di esperienza virtuosa come questo sia una strategia vincente. La presenza di un infermiere nelle realtà scolastiche non è solo presidio di cura in caso di infortunio, ad esempio, ma rappresenta anche un occhio esperto in grado di prevenire, e magari anche evitare in certi casi, usi e abusi di sostanze nocive sempre più diffuse nell’universo giovanile e che riescono a penetrare anche le pareti dei plessi scolastici. Non penso solo a alcol e droghe più o meno nuove, più o meno cosiddette leggere, ma anche semplicemente al fumo o a problemi del comportamento alimentare, ad esempio. Un infermiere può accorgersi di problematiche individuali che talvolta sfuggono perfino alle famiglie.

 

Non soltanto ospedale: la libera professione diventa realtà per un numero sempre maggiore di infermieri. Pensa sarebbe utile incentivare la libera professione infermieristica per andare incontro ai bisogni di salute dei cittadini?

Quando si parla di libertà, io mi appassiono sempre. La libera professione fa rima con la scelta delle modalità di assistenza più confacenti ai bisogni individuali del paziente e dei suoi familiari. E’ non solo legittimo, ma anche giusto che ciascuno possa scegliere come e da chi farsi assistere potendo contare su una platea di infermieri formati e qualificati come su una delle opportunità possibili. Stesso discorso, ma su piano ribaltato, per la scelta del professionista riguardo al suo regime lavorativo.

 

Alle prossime elezioni politiche di marzo avrà la possibilità di essere eletto Onorevole. Questo traguardo arriva dopo anni di impegno in Toscana, con una costante particolare attenzione alle politiche sanitarie regionali. Quali sono le battaglie che pensa più ti rappresentino di questi ultimi anni di lavoro?

Guardi, se sarò eletto io questo non lo so. So che nel cuore porterò sempre con me per la vita il lavoro sulla vicenda del Forteto, che è stato umanamente travolgente, più che coinvolgente. E poi certo, le battaglie per una sanità equa, giusta, diffusa ed accessibile. Qualificata lo è già, anche grazie a voi. Ma in Toscana, come dicevano i nostri nonni, si fa ‘a miccino’ coi posti letto e si sperpera con le poltrone. Il sistema va invertito. Da qui, dalla Toscana, se i cittadini lo vorranno io questo chiodo fisso lo porterò con me fino a Roma.

 

Ringraziamo per l’intervista, i migliori auguri per la campagna elettorale!

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