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Infermieri fuggono dal 118 e dal PS, troppe responsabilità senza Medici e stipendi miseri. AUSL cerca di correre ai ripari.

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Gli Infermieri del Servizio 118 e del PS dell’AUSL Romagna sono in fibrillazione per la mancanza di Medici e per le troppe responsabilità di fronte a stipendi da fame.

Gli Infermieri del 118 e del Pronto Soccorso dell’AUSL Romagna sognano di andar via per via delle troppe responsabilità. Mancano i Medici l’Azienda vorrebbe affibbiare a loro compiti non consoni seguendo un corso professionalizzante.

Il problema che sta mettendo in agitazione i circa 300 operatori del Pronto Soccorso (tra Rimini, Cesena, Forlì e Ravenna) è un corso di formazione obbligatoria di 114 ore (suddiviso in 5 aree di competenze diverse) che l’Ausl Romagna vuol far partire dal 19 aprile.

La presa di posizione di Nursing Up.

“Non è un segreto che questo progetto nasca per far fronte alla fuga dei medici che non vogliono più prestare servizio nel Servizio Et 118 – scrive Gianluca Gridelli, responsabile Nursing Up della Romagna – quindi è chiaro ed evidente (non si parla mai di premialità né di riconoscimento economico) che non vi sia nella progettualità proposta la volontà aziendale di promuovere, se non per esigenze meramente ragionieristiche, l’evoluzione della categoria infermieristica stante le competenze già acquisite e le normative legislative e contrattuali che riguardano i professionisti”.

La risposta dell’AUSL.

“Premesso che appare pretestuoso correlare un progetto formativo rivolto alla componente infermieristica operante nell’ambito dell’emergenza urgenza territoriale alla carenza dei medici, il progetto formativo presentato è un intervento obbligatorio, previsto dall’accreditamento e che colloca in un’unica cornice i vari interventi formativi che per singola area tematica e per analisi dei bisogni sono già stati in gran parte attivati nel passato” – spiegano dall’AUSL Romagna.

“Spiace costatare che le considerazioni emerse vadano solo ed esclusivamente in una direzione, senza dare rilevanza alla vera innovazione introdotta con l’intervento formativo proposto, ovvero quello di implementare un sistema dinamico di certificazione delle conoscenze e competenze acquisite dal personale strettamente correlato all’esperienza tecnico – professionale maturata ed acquisita durante la pratica clinica. La progettualità si colloca all’interno delle iniziative formative e quindi non prevede, in questa fase, alcun aumento delle responsabilità correlate alla pratica clinica. L’obiettivo del piano formativo è il saper affrontare un contesto assistenziale e di intervento imprevedibile, con le stesse responsabilità, come attualmente definite dai documenti normativi istitutivi e regolamentativi dello specifico professionale infermieristico e delle normative nazionali in termini di sistema di soccorso extra-ospedaliero, ma con conoscenze maggiori. Questo significa, tradotto nell’operatività, un livello maggiore di sicurezza dell’operatore nell’agire professionale, invariato sotto il profilo delle responsabilità, ma che permetterà un agire professionale in massima sicurezza e con elementi di minor rischio di possibili ricadute medico – legali” – aggiungono dall’Azienda.

“Preme rilevare che già attualmente il percorso di accreditamento regionale del sistema dell’emergenza – urgenza intra-ospedaliera ed extra territoriale, pone una particolare attenzione alla manutenzione delle conoscenze e competenze di tutti i professionisti che vi operano, tale da richiedere una rendicontazione puntuale delle iniziative formative di ogni componente, fino ad arrivare ad esigere il dossier formativo individuale. Tali aspetti già in essere, regolamentati a livello regionale e nazionale, devono essere proiettati anche su interventi formativi di nuova istituzione ed innovativi, tali da determinare azioni gestionali conseguenti per chi non raggiunge uno standard formativo pre-definito, previa attivazione di tutte le azioni di recupero al fine di mettere nelle condizioni tutti i professionisti di raggiungere gli standard. Essendo obbligatorio per l’accreditamento, il progetto formativo non è in discussione, ma tempi e modalità di realizzazione potranno certamente essere oggetto di confronto. Alimentare dubbi e false supposizioni non contribuisce certamente a fare chiarezza, ma al contrario rischia di creare inutili tensioni fra gli operatori sanitari in questo momento difficile per la sanità” – concludono dall’AUSL.

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