Un'infermiera e il tumore: una storia di coraggio

Infermiera sconfigge il cancro... nel suo stesso ospedale!

Da infermiera a paziente oncologica

Chiara è una collega che una mattina di febbraio poco dopo le 6.30 ha timbrato l'ingresso nel suo ospedale, come altre migliaia di infermieri. Ciò che rende speciale quella timbratura è che è avvenuta dopo 18 mesi dall'ultima ma la prima dopo aver sconfitto il cancro.

Questa è la storia di una collega che ha lottato per quasi un anno e mezzo con un liposarcoma, esperienza che le ha lasciato un'esperienza fortissima da digerire ma anche tanto altro, come ci racconta in esclusiva.

Chiara, per iniziare occorre ringraziarti per aver voluto raccontare la tua storia. Un segno di coraggiosa condivisione di cui tutti ti siamo grati.

Come è iniziato questo inferno?

Ringrazio voi per avermi coinvolta. Tutto ha avuto inizio con una caduta, in casa mia. Non c'entrava niente con il tumore e sono andata al pronto soccorso per verificare che non avessi qualcosa. La gamba stava bene ma il radiologo vide una massa e da allora è stato tutto un esame fino alla diagnosi, qualche settimana dopo.

A quel punto ho fatto radioterapia e mi sono operata. La chemio è stata considerata non necessaria per fortuna.

Da infermiera ad assistita. Domanda forse banale ma come è vedere l'ospedale da dentro al letto di degenza?

Ovviamente è diverso. I tempi si dilatano e si trova il modo di vivere ogni singola paranoia. Io ho capito anche quanto può cambiare un sorriso o un modo gentile di approcciarsi. Il medico che maggiormente mi seguiva mi portava buone notizie ma lo avrei comunque strozzato. Scherzo, siamo amici.

Già, perchè la peculiarità che ha reso ancora forse unica la tua esperienza di malattia riguarda il fatto che il tuo percorso è avvenuto nello stesso ospedale in cui lavori. Come hai vissuto la cosa?

Sì, è l'ospedale della mia città. All'inizio ho chiesto se vi fossero altre possibilità ma i tempi erano proibitivi, volevo subito affrontare la malattia. La cosa che più mi ha fatto effetto è stata l'assenza di privacy. La voce si è sparsa subito, mi venivano a trovare dagli altri piani durante l'orario di servizio. Bellissimo l'affetto ricevuto ma all'inizio ammetto di essere stata terrorizzata da questa presenza assidua.

Cosa hai capito di te stessa attraverso questa esperienza di malattia?

Prima di tutto ho capito sicuramente che la mia famiglia è più forte di quanto pensassi. Riguardo invece proprio a me stessa, ho affrontato la fragilità che lascia il sentirsi malata. Proprio io che riguardo la malattia aiuto gli altri. Sentirsi vulnerabile è stata dura e non nego di esserne uscita anche grazie al servizio psicologico, sono stati fenomenali.

Come è stato il ritorno a lavoro?

Ho pianto, mi hanno fatto trovare una torta e mi hanno applaudita. Ho minacciato di tornare in malattia se lo rifacevano.

Che messaggio vuoi lasciare ai nostri lettori, forse qualcuno purtroppo anche in brutte acque?

Non so se sono all'altezza di lasciare qualcosa, In ogni caso trovate la forza in quello che amate e sentitevi amare che è la prima emozione al mondo ma essendo delicata viene continuamente offesa da sentimenti meno nobili.

Grazie del tuo esempio e delle tue parole, meravigliose. In bocca al lupo per tutto!

Pin It
Redazione
Author: RedazioneWebsite: http://www.assocarenews.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La redazione del quotidiano sanitario nazionale è formata da Infermieri, Infermieri Pediatrici, Oss e Professionisti della Salute e della Formazione.
Altri servizi dell'Autore


Stampa   Email