Esplosione tangenziale Bologna: cordoglio degli Infermieri Bolognesi.

Esplosione tangenziale Bologna: cordoglio degli Infermieri Bolognesi

Il Consiglio Direttivo dell’Ordine degli Infermieri di Bologna esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime ed ai feriti del tragico incidente avvenuto ieri sulla tangenziale di Borgo Panigale.

E’ di 1 morto e oltre 100 feriti il bilancio dell’incidente di questo pomeriggio in autostrada a Bologna, che ha visto l’esplosione di un’autocisterna nel tratto urbano della A14, in zona Borgo Panigale.

L’Ausl di Bologna riferisce che 70 persone sono arrivate all’ospedale Maggiore con ustioni di diversa gravità. Altre persone, meno gravi, sono state dirottate negli ospedali della provincia (Budrio, San Giovanni in Persiceto e Bentivoglio). Infine, 10 feriti sono arrivati all’ospedale di Bazzano.

"Un sincero ringraziamento a tutti i professionisti del Sistema dell’Emergenza ed ai colleghi Infermieri e Medici degli ospedali bolognesi impegnati da ore nei soccorsi garantendo tempestività e professionalità" - concludono dall'OPI di Bologna, come noto presieduto dal collega Pietro Giurdanella.

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Infermieri in una città scossa

Una colonna di fumo nera visibile a decine di chilometri, un’esplosione mai sentita, una telefonata che ti mette in moto.

La scena è surreale, le foto si diffondono e i video che girano sulla rete sembrano da film. Quasi da non crederci, ma purtroppo è vero.

Tutta Bologna capisce cosa sta succedendo e si mobilita, si mette in moto per aiutare, per cooperare, ognuno a modo suo, ognuno come può; esce, a pochi giorni dalla commemorazione del 2 agosto, quella solidarietà e quella presenza civica che ha fatto della nostra città un esempio, un modello, una fortezza.

E oggi se ne vedono veramente di tutti i colori: ho visto il terrore negli occhi della gente, la disperazione di chi non trovava un suo caro, la riconoscenza verso i soccorritori. Ho visto poliziotti e carabinieri preoccupati per i propri colleghi, ho visto elettricisti fare da parcheggiatori delle ambulanze, ho visto portantini attempati accompagnare feriti zoppicanti.

Ho visto infermieri in borghese con lo zaino in spalla e un camice usa e getta come protezione, appena smontati e magari appena usciti dalla mensa, medicare le ustioni dei feriti che arrivavano; ho visto tanti feriti arrivare, ma proprio tanti, a piedi e in ambulanza, doloranti e con i vestiti spesso sbrindellati, tagliati per scoprire le ustioni; ho visto stranieri che chiedevano aiuto nella loro lingua.

Ho visto il vero significato della resilienza; ho visto infermieri e medici della sala operatoria lavorare all’unisono quasi come fossero sul letto operatorio, vestiti tutti di blu come tanti puffi; ho visto chirurghi vascolari che bendavano i feriti e davano consulenze sulle medicazioni; ho visto infermieri e oss del pronto soccorso, padroni della loro casa, accogliere gli ospiti con responsabilità e organizzazione; ho visto scatoloni di pomate per le ustioni e antidolorifico arrivare immediatamente dalla farmacia; ho visto rianimatori organizzati a trattare i codici gialli e rossi all’interno dell’area dedicata; ho visto colleghi portare con la propria macchina, dal luogo dell’evento, sconosciuti che gridavano dal dolore.

Ho visto carabinieri bendati e medicati con i colleghi a fianco che li supportavano; ho visto i direttori e i responsabili assistenziali in divisa sporcarsi le mani coordinando i soccorsi; ho visto un sacco di gente al telefono prendere accordi per far girare la macchina dei soccorsi; ho visto gente tornare da Cervia nel giorno di riposo per organizzare il rinforzo del turno in pronto soccorso; ho visto la direzione sanitaria e infermieristica organizzare il materiale e il personale per aiutare i soccorritori.

Ho visto infermieri della rianimazione pronti a interrompere un pranzo fuori porta per rientrare in ospedale; ho visto la solidarietà e la disponibilità di autisti e infermieri a casa di riposo pronti a fare qualcosa; ho visto coordinatori rientrare dalle ferie per supportare il proprio personale in un pronto soccorso periferico; ho visto una centrale operativa del 118 veramente operativa, pronta a rispondere a centinaia di telefonate e inviare una trentina tra ambulanze e auto mediche sul luogo dell’evento, senza mai andare in crisi e pronta a quest’ennesimo stress test; ho visto ogni reparto prepararsi ad accogliere il peggio.

Ho visto un vassoio di caffè portato ai colleghi del pronto soccorso a emergenza conclusa; ho visto primari chirurghi e oculisti affacciarsi in pronto soccorso a disposizione per operare; ho visto portantini e personale addetto alle pulizie numerosi e operativi nella zona calda del pronto soccorso; ho visto una grande sinergia tra servizi, come non mai; ho visto elicotteri di Parma e Ravenna venire a prendere pazienti per i centri grandi ustionati; ho visto tanto altro che tanto non mi scorderò.

Ho visto una città scossa, tanta solidarietà, tanta paura ma anche tanta voglia di reagire.

M.B.

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Redazione
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