L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ricostruisce la rete di protezione attorno al presunto capo del commando rimasto ferito durante il violento assalto al portavalori.
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’assalto al portavalori avvenuto a Toritto. Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia stanno facendo emergere un presunto sistema di protezione che avrebbe coinvolto anche un medico ed ex sindaco di Cerignola, Antonio Giannatempo, finito al centro dell’attività investigativa.
Secondo gli inquirenti, il professionista avrebbe fornito assistenza sanitaria al presunto capo della banda, rimasto ferito durante il colpo, cercando al tempo stesso di evitare che la sua presenza venisse scoperta dalle forze dell’ordine.
I pizzini sequestrati dagli investigatori.
Tra gli elementi ritenuti più significativi dagli investigatori figurano alcuni messaggi manoscritti, definiti “pizzini”, che sarebbero stati destinati al ferito durante il periodo della sua permanenza sotto cure mediche.
Nelle annotazioni sequestrate comparirebbero raccomandazioni precise sul comportamento da tenere, tra cui l’invito a non parlare con nessuno e a mantenere il massimo riserbo sulle circostanze del ferimento. Documenti che, secondo l’accusa, dimostrerebbero il tentativo di ostacolare le indagini e garantire la copertura del presunto componente del commando.
L’assalto al portavalori.
L’assalto al portavalori di Toritto aveva destato enorme allarme per le modalità con cui era stato eseguito. Il commando, armato e organizzato, aveva agito con tecniche paramilitari, dando vita a un’azione spettacolare culminata con l’esplosione di mezzi e il blocco della viabilità.
Durante la fuga uno dei presunti partecipanti sarebbe rimasto ferito, circostanza che ha poi consentito agli investigatori di ricostruire una parte della rete di contatti che avrebbe favorito la sua latitanza e le cure successive.
L’ipotesi investigativa.
Per gli investigatori, il presunto intervento del medico non si sarebbe limitato all’assistenza sanitaria, ma avrebbe rappresentato un tassello fondamentale della rete di supporto al gruppo criminale.
L’inchiesta punta ora a chiarire il ruolo di tutti i soggetti coinvolti e ad accertare eventuali responsabilità penali. Come previsto dall’ordinamento italiano, le contestazioni dovranno essere valutate nel corso del procedimento giudiziario e gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Indagini ancora in corso.
L’operazione rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti delle indagini sull’assalto al portavalori e potrebbe contribuire a ricostruire l’intera organizzazione che avrebbe pianificato ed eseguito il colpo.
Gli accertamenti della magistratura e delle forze dell’ordine proseguono per verificare tutti i collegamenti tra i componenti del gruppo criminale e gli eventuali fiancheggiatori che avrebbero favorito la fuga e l’occultamento del presunto capo della banda.
Share this content:
