La carenza di personale infermieristico continua a far discutere la sanità lombarda. Al centro del dibattito c’è l’Ospedale San Raffaele di Milano, dove le criticità legate alle condizioni di lavoro insostenibili hanno spinto molti professionisti con anni di esperienza a lasciare la struttura. Per far fronte alla fuga di personale, la direzione ha scelto di ricorrere ad appalti esterni, affidando la gestione del reparto ad alta intensità di cura del terzo piano ad una nota cooperativa.
Il grido d’allarme dei sindacati e la replica della Regione.
Margherita Napoletano, coordinatrice RSU San Raffaele, ha denunciato come le dimissioni del personale sanitario comportino la perdita di decenni di esperienza sul campo. Secondo i sindacati, i vertici regionali erano stati ampiamente avvisati delle criticità e dei rischi legati all’utilizzo delle cooperative.
Da parte sua, l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha sottolineato la propria competenza prioritaria sul settore sanitario pubblico, precisando che il San Raffaele rientra nella categoria della sanità privata accreditata. Bertolaso ha inoltre riferito di aver chiesto provvedimenti ai vertici della struttura in seguito alle segnalazioni ricevute.
Il caso del reparto in mano alle cooperative e l’errore sui farmaci.
L’affidamento del reparto alla cooperativa ha sollevato forti polemiche in merito alla qualità e alla sicurezza dell’assistenza. Durante un confronto, lo stesso Chiorazzo ha ridimensionato le problematiche emerse, sebbene la documentazione interna dell’ospedale racconti una realtà differente.
Un documento ufficiale firmato dal medico di guardia e indirizzato al direttore sanitario, risalente alla sera del 5 dicembre, evidenzia un grave errore clinico:
- L’errore di dosaggio: Un’infermiera destinata ai letti di admission room ha somministrato il farmaco per il cuore Amiodarone a un dosaggio di 200 ml/h anziché dei 20 ml/h prescritti (dieci volte superiore).
- Barriera linguistica e formazione: La segnalazione evidenzia inoltre che l’operatrice non comprendeva bene l’italiano e non conosceva i nomi dei farmaci prescritti.
Una situazione complessa che riaccende i riflettori sulla tenuta del sistema sanitario, sul ricorso massiccio alle esternalizzazioni e sulla tutela della sicurezza dei pazienti nei reparti di alta intensità.
Share this content:
