Nuova, grave aggressione ai danni del personale sanitario in Emilia-Romagna. Un infermiere in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna è stato colpito con un calcio al collo mentre stava gestendo, insieme ad altri colleghi, un paziente in evidente stato di grave agitazione psicomotoria.
A denunciare l’accaduto è la Cisl, che attraverso i suoi rappresentanti ha voluto accendere nuovamente i riflettori su un’emergenza che sembra non trovare tregua: la sicurezza nei luoghi di cura.
La denuncia del sindacato: “Condizioni di lavoro a rischio”.
Il sindacato esprime piena solidarietà all’operatore ferito, ma alza la voce chiedendo interventi concreti e immediati da parte delle istituzioni e della direzione sanitaria.
“Non possiamo continuare a far lavorare il personale in condizioni di rischio costante”, tuonano dalla Cisl. “Gli operatori sanitari affrontano turni massacranti e situazioni di forte pressione emotiva e fisica, spesso senza le adeguate tutele. Episodi come questo dimostrano che la sicurezza nei pronto soccorso deve diventare la priorità assoluta. Servono presidi fissi, tolleranza zero e misure di protezione concrete per chi ogni giorno salva vite”.
L’episodio riaccende il dibattito sulla vulnerabilità del personale di prima linea, sempre più spesso bersaglio di episodi di violenza verbale e fisica da parte di pazienti o familiari esasperati.
La risposta delle istituzioni: l’appello dell’assessore Fabi.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, e l’intera giunta, con parole di ferma condanna per l’accaduto e di vicinanza all’infermiere colpito.
Sulla stessa linea si è espresso Massimo Fabi, che ha lanciato un forte appello alla comunità e al valore del servizio pubblico: “Teniamoci stretti i nostri operatori sanitari”, ha dichiarato, sottolineando come la violenza contro chi cura rappresenti un attacco inaccettabile all’intera collettività.
Un problema che richiede soluzioni strutturali.
L’aggressione al Sant’Orsola non è un caso isolato, ma si inserisce in un trend nazionale preoccupante che vede i pronto soccorso italiani trasformarsi troppo spesso in teatri di tensioni e violenze. Nonostante l’inasprimento delle pene e l’introduzione di telecamere e presidi delle forze dell’ordine in alcune strutture, il personale continua a chiedere interventi strutturali per poter svolgere la propria professione in un ambiente sicuro e rispettoso della dignità umana.
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