Più autonomia, competenze cliniche riconosciute, prescrizione di alcuni presidi e nuovi spazi decisionali: Parigi sceglie di valorizzare gli infermieri. Nel nostro Paese il dibattito resta aperto tra innovazione, resistenze culturali e necessità di riformare il sistema sanitario.
La Francia compie un passo destinato a segnare il futuro della professione infermieristica. Con l’attuazione della cosiddetta Legge infermieristica approvata dall’Assemblea nazionale nel giugno 2025, attraverso due decreti applicativi, il sistema sanitario francese riconosce agli infermieri un ruolo più avanzato nella presa in carico dei cittadini.
Non si tratta di una semplice modifica burocratica, ma di un cambio di paradigma: l’infermiere viene riconosciuto sempre più come professionista sanitario autonomo, capace di valutazione clinica, orientamento assistenziale, prevenzione e gestione di specifiche condizioni.
La domanda che inevitabilmente emerge guardando oltre le Alpi è una sola:
quando un’evoluzione simile arriverà anche in Italia?
La Francia riconosce ciò che gli infermieri già fanno ogni giorno
Uno degli aspetti più interessanti della riforma francese è che non nasce dall’idea di creare un nuovo professionista, ma dal riconoscimento normativo di competenze già presenti nella pratica quotidiana.
Da anni gli infermieri, anche in Italia, svolgono attività che richiedono:
- ragionamento clinico;
- capacità decisionale;
- valutazione dei bisogni assistenziali;
- gestione della complessità;
- educazione sanitaria;
- coordinamento dei percorsi di cura.
La differenza è che alcuni sistemi sanitari hanno scelto di trasformare queste competenze in responsabilità formalmente riconosciute, mentre altri continuano a mantenerle in una zona grigia tra ciò che la professione è realmente e ciò che la normativa ancora consente.
Le nuove competenze degli infermieri francesi
La riforma francese introduce una serie di attribuzioni innovative.
Gli infermieri potranno effettuare:
- consulenze infermieristiche autonome;
- colloqui clinico-assistenziali con il paziente;
- valutazione della fragilità;
- valutazione del dolore;
- analisi dei bisogni assistenziali;
- raccolta e valutazione di alcuni campioni biologici.
Le consulenze potranno essere svolte in diversi contesti:
- ospedali;
- strutture sociosanitarie;
- studi professionali;
- domicilio del paziente;
- servizi territoriali autorizzati.
È un passaggio particolarmente significativo perché sposta il baricentro dell’assistenza dalla sola logica ospedaliera verso una presa in carico più territoriale e preventiva.
Dal triage alla prevenzione: un infermiere più vicino al cittadino
Uno degli ambiti maggiormente valorizzati riguarda la prevenzione.
La nuova normativa riconosce agli infermieri un ruolo nella:
- valutazione iniziale del paziente;
- identificazione dei bisogni assistenziali;
- gestione del percorso verso il professionista più appropriato;
- educazione terapeutica;
- promozione della salute;
- attività vaccinali.
Il modello francese sembra quindi muoversi nella direzione indicata anche dalle riforme sanitarie europee: meno centralità dell’ospedale e maggiore capacità del territorio di intercettare precocemente i bisogni della popolazione.
La gestione delle ferite: autonomia su un settore ad alta complessità
Uno degli aspetti più concreti della riforma riguarda la gestione delle lesioni cutanee.
Gli infermieri potranno intervenire autonomamente in numerose situazioni:
- piede diabetico;
- ferite croniche;
- lesioni oncologiche o correlate a radioterapia;
- alcune ustioni;
- ferite post-chirurgiche;
- lesioni traumatiche selezionate.
Si tratta di un ambito nel quale l’infermieristica ha sviluppato negli anni competenze altamente specialistiche.
Il riconoscimento normativo arriva quindi a certificare un sapere professionale costruito attraverso formazione, esperienza e pratica clinica.
Prescrizioni infermieristiche: il punto più discusso
La parte più innovativa riguarda la possibilità di prescrivere alcuni prodotti e dispositivi.
Gli infermieri francesi potranno prescrivere, nell’ambito previsto dalla normativa:
- alcuni dispositivi per la cura delle ferite;
- materiali sterili;
- prodotti emostatici;
- antisettici;
- anestetici locali non iniettabili;
- alcuni prodotti sanitari.
Sono previste anche possibilità prescrittive nell’ambito della salute sessuale, come:
- preservativi;
- contraccezione d’emergenza.
In alcuni casi potranno inoltre gestire determinati adeguamenti terapeutici secondo indicazioni già definite dal medico.
Questa non è una sostituzione del medico, ma un modello basato sull’integrazione delle competenze.
Il nodo culturale: autonomia non significa sostituzione
Uno dei principali equivoci che spesso accompagnano l’evoluzione dell’infermieristica avanzata riguarda il rapporto con la professione medica.
Riconoscere maggiori competenze agli infermieri non significa creare “mini-medici”.
La diagnosi infermieristica, prevista dalla professione, non coincide con la diagnosi medica.
Sono due piani differenti:
- la diagnosi medica identifica una patologia;
- la diagnosi infermieristica individua risposte umane ai problemi di salute e ai bisogni assistenziali.
Il futuro dei sistemi sanitari complessi non può essere costruito sulla sovrapposizione dei ruoli, ma sulla collaborazione tra professionisti diversi con competenze specifiche.
E in Italia? Il confronto con la realtà nazionale
L’Italia dispone già di basi normative importanti.
La professione infermieristica è cambiata profondamente negli ultimi decenni:
- abolizione del mansionario;
- riconoscimento della professione sanitaria;
- formazione universitaria;
- autonomia professionale prevista dalla Legge 42/1999;
- responsabilità professionale sancita dalla Legge 24/2017.
Negli ultimi anni si è sviluppato anche il percorso dell’Infermiere di Famiglia e Comunità, previsto dalla riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
Tuttavia, rispetto ad altri Paesi europei, il riconoscimento delle competenze avanzate resta ancora limitato.
L’Italia ha introdotto la figura dell’infermiere specialista e dell’infermiere di pratica avanzata, ma il percorso appare ancora incompleto e poco uniforme sul territorio nazionale.
Il problema italiano: una professione evoluta in un sistema ancora fermo
Il paradosso italiano è evidente.
Gli infermieri oggi:
- gestiscono pazienti cronici complessi;
- lavorano nelle emergenze;
- coordinano percorsi assistenziali;
- utilizzano tecnologie avanzate;
- partecipano alla ricerca;
- svolgono attività educative e preventive.
Ma spesso il riconoscimento organizzativo, economico e normativo non è ancora proporzionato alle responsabilità assunte.
Il rischio è creare una distanza sempre maggiore tra ciò che l’infermiere realmente fa e ciò che il sistema formalmente gli riconosce.
La carenza di infermieri impone nuove soluzioni
La riforma francese arriva anche in un momento storico in cui molti Paesi affrontano una grave carenza di professionisti sanitari.
Anche l’Italia vive una situazione critica:
- carichi di lavoro elevati;
- difficoltà nel reclutamento;
- fuga verso l’estero;
- progressivo invecchiamento della popolazione.
In questo scenario valorizzare le competenze infermieristiche non è soltanto una scelta professionale, ma una necessità organizzativa.
Un infermiere più formato e più autonomo può contribuire a:
- ridurre accessi impropri ai pronto soccorso;
- migliorare la gestione della cronicità;
- rafforzare il territorio;
- garantire continuità assistenziale.
La sfida italiana: passare dalle dichiarazioni ai fatti
La domanda finale non è se l’Italia debba avere infermieri con competenze avanzate.
La domanda è quando il sistema deciderà di riconoscere pienamente ciò che già esiste.
La Francia ha scelto una direzione chiara: formare, responsabilizzare e valorizzare.
L’Italia ha professionisti preparati e competenti, ma deve ancora completare il percorso di trasformazione.
Il futuro della sanità passerà necessariamente attraverso équipe multiprofessionali dove ogni professionista potrà esprimere al massimo le proprie competenze.
Gli infermieri non chiedono di sostituire altri professionisti.
Chiedono semplicemente che la loro evoluzione professionale venga riconosciuta.
Perché una sanità moderna non può permettersi di utilizzare professionisti del XXI secolo dentro modelli organizzativi pensati per il passato.
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