Alfredo Sepe (FIALS Emilia-Romagna): “Dietro le classifiche ci sono professionisti allo stremo, carenze di personale e cittadini costretti ad attendere mesi per le cure”.
La classifica del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che vede l’Emilia-Romagna ai vertici nazionali diventa terreno di scontro sindacale. La FIALS Emilia-Romagna, attraverso il segretario regionale Alfredo Sepe, contesta una lettura esclusivamente positiva del risultato e richiama l’attenzione sulle condizioni quotidiane vissute da operatori sanitari e cittadini.
Secondo il sindacato, quel “podio” non rappresenterebbe un successo del sistema regionale, ma il risultato del sacrificio di migliaia di professionisti che da anni sostengono il Servizio sanitario regionale in condizioni sempre più difficili.
“Leggiamo con stupore gli articoli che celebrano il secondo posto dell’Emilia-Romagna nella classifica del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza – afferma Sepe –. Un risultato che, se letto senza guardare cosa accade realmente negli ospedali e nei servizi territoriali, rischia di raccontare una realtà profondamente diversa da quella vissuta ogni giorno da cittadini e operatori”.
“Circa 25 mila lavoratori con limitazioni certificate”
Uno dei punti più critici evidenziati dalla FIALS riguarda il carico lavorativo sostenuto dal personale sanitario.
Secondo il sindacato, in Emilia-Romagna circa 25 mila lavoratrici e lavoratori della sanità presenterebbero prescrizioni e limitazioni certificate dalla Medicina del Lavoro, conseguenza di anni caratterizzati da carichi assistenziali elevati, turnazioni complesse, stress lavoro-correlato e difficoltà organizzative.
A essere coinvolti sarebbero infermieri, OSS, tecnici sanitari, ostetriche, amministrativi e professionisti delle diverse aree sanitarie.
Per la FIALS, la carenza di organico avrebbe portato molti operatori a sostenere il sistema attraverso:
- doppi turni;
- ferie rinviate;
- difficoltà nel garantire il recupero psicofisico;
- aumento della pressione assistenziale.
“Professionisti che ogni giorno garantiscono il funzionamento dei servizi – sottolinea Sepe – sono costretti a colmare con il proprio impegno le carenze strutturali di personale”.
Liste d’attesa e accesso alle cure: le criticità del sistema.
Nel comunicato la FIALS richiama anche il tema delle liste d’attesa, considerate una delle principali criticità della sanità regionale.
Secondo il sindacato, molti cittadini continuerebbero ad attendere tempi troppo lunghi per:
- visite specialistiche;
- esami diagnostici;
- prestazioni ambulatoriali;
- interventi chirurgici programmati.
La situazione sarebbe ancora condizionata dagli effetti dell’arretrato accumulato durante la pandemia da Covid-19, che in alcune aree non sarebbe stato completamente recuperato.
“Una sanità di qualità – sostiene la FIALS – deve essere valutata anche dalla capacità di garantire concretamente l’accesso alle cure e non soltanto dagli indicatori statistici”.
Pronto Soccorso sotto pressione.
Un altro punto centrale della denuncia riguarda i Pronto Soccorso, da tempo al centro del dibattito nazionale per il sovraffollamento e la carenza di personale.
Secondo il sindacato, anche in Emilia-Romagna permangono criticità legate ai tempi di attesa e alla difficoltà di trasferire rapidamente i pazienti nei reparti di degenza.
La causa indicata dalla FIALS è duplice:
- insufficienza di personale;
- difficoltà nella gestione dei posti letto disponibili.
Una situazione che, secondo il sindacato, aumenta la pressione sugli operatori dell’emergenza-urgenza e sui pazienti.
“Il risultato non è della politica, ma dei lavoratori”.
La FIALS Emilia-Romagna contesta quindi una narrazione esclusivamente legata ai risultati delle classifiche.
“Quel secondo posto non è stato conquistato grazie alla politica regionale, ma con il sangue, il sudore e il sacrificio dei lavoratori della sanità emiliano-romagnola”, afferma Alfredo Sepe.
Il sindacato invita il Presidente della Regione e le istituzioni a confrontarsi con la realtà quotidiana dei reparti ospedalieri, dei servizi territoriali e delle strutture di emergenza.
“Dietro quei numeri – evidenzia la FIALS – ci sono professionisti allo stremo e cittadini costretti ad aspettare mesi per una prestazione sanitaria”.
Le richieste della FIALS: assunzioni e investimenti.
Per affrontare le criticità denunciate, la FIALS Emilia-Romagna chiede un intervento straordinario articolato su più fronti:
- un piano straordinario di assunzioni;
- lo sblocco del turnover;
- investimenti per ridurre i carichi di lavoro;
- interventi strutturali contro le liste d’attesa;
- un piano per recuperare definitivamente gli arretrati accumulati dopo la pandemia.
Secondo il sindacato, il riconoscimento ottenuto nelle classifiche ministeriali non può diventare un elemento di autocompiacimento, ma deve rappresentare un punto di partenza per migliorare ulteriormente il sistema.
“Una sanità pubblica – conclude la FIALS Emilia-Romagna – non può essere giudicata soltanto dagli indicatori ministeriali, senza considerare la qualità delle condizioni di lavoro di chi la sostiene e la reale accessibilità alle cure per la popolazione”.
La posizione del sindacato apre dunque un confronto sul rapporto tra performance del sistema sanitario e sostenibilità del lavoro degli operatori, un tema destinato a rimanere centrale nel dibattito sulla sanità pubblica italiana.
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