Un emendamento approvato in Parlamento apre alla possibilità di reiscrivere all’Albo alcuni professionisti sanitari radiati per fatti non dolosi commessi durante l’emergenza Covid-19. La misura, destinata a far discutere, punta a riconoscere il contesto eccezionale in cui medici, infermieri e altri operatori si sono trovati ad agire nei mesi più drammatici della pandemia. Ma il dibattito è già acceso.
La gestione dell’emergenza Covid-19 continua a produrre effetti anche a distanza di anni. Tra le novità emerse nel corso dell’esame parlamentare di un recente provvedimento figura un emendamento destinato a riaprire uno dei capitoli più delicati della pandemia: quello delle responsabilità professionali degli operatori sanitari.
L’emendamento 7.01, presentato dall’onorevole Alice Buonguerrieri (Fratelli d’Italia), introduce infatti una procedura straordinaria che consentirà, al ricorrere di precise condizioni, la reiscrizione all’Albo professionale di alcuni sanitari radiati durante l’emergenza pandemica.
Una misura che ha già acceso il confronto tra forze politiche, ordini professionali e associazioni di categoria.
Chi potrà chiedere il reintegro.
La norma non prevede una riammissione automatica di tutti i professionisti radiati.
Il legislatore ha individuato requisiti molto specifici, limitando il beneficio esclusivamente ai sanitari che siano stati radiati per fatti non dolosi, ossia privi della volontà di arrecare un danno, e strettamente collegati alle condizioni straordinarie vissute durante la pandemia.
Secondo il testo approvato, gli episodi dovranno essere stati la diretta conseguenza delle eccezionali difficoltà operative che hanno caratterizzato l’emergenza sanitaria.
Tra queste vengono espressamente richiamate:
- le limitate conoscenze scientifiche disponibili sul SARS-CoV-2 e sulle possibili terapie;
- la grave carenza di personale sanitario;
- l’insufficienza di dispositivi, materiali e risorse assistenziali;
- l’impiego di professionisti chiamati a operare in reparti diversi dalla propria specializzazione per garantire la continuità delle cure.
In sostanza, la norma riconosce che migliaia di operatori furono costretti a lavorare in condizioni eccezionali, spesso senza protocolli consolidati e con risorse insufficienti.
Domanda entro 60 giorni.
Il provvedimento stabilisce anche una precisa finestra temporale.
I professionisti interessati dovranno presentare la richiesta di reiscrizione entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Nel caso in cui la radiazione sia derivata da una condanna penale, la semplice domanda non sarà sufficiente.
Sarà infatti necessario aver ottenuto anche la riabilitazione penale, che dovrà intervenire entro lo stesso termine previsto dalla normativa.
Si tratta quindi di una procedura straordinaria ma subordinata al rispetto di condizioni rigorose.
Nessun risarcimento economico.
Uno degli aspetti più significativi della norma riguarda gli effetti economici.
Il testo chiarisce infatti che l’eventuale riammissione all’Albo non comporterà alcun diritto al risarcimento dei danni, né il riconoscimento di indennizzi o compensazioni economiche per il periodo durante il quale il professionista è rimasto radiato.
In altre parole, la reiscrizione avrebbe esclusivamente effetti sul futuro esercizio della professione, senza produrre conseguenze patrimoniali a carico dello Stato o degli Ordini professionali.
Un tema che riapre il dibattito sulla pandemia.
L’emendamento interviene su uno degli aspetti più controversi dell’intera gestione del Covid-19: quello della responsabilità professionale degli operatori sanitari.
Nei mesi più difficili dell’emergenza, medici, infermieri, farmacisti e altri professionisti si trovarono a lavorare in una situazione senza precedenti.
Ospedali sovraffollati, reparti riconvertiti nel giro di poche ore, linee guida in continua evoluzione, personale insufficiente, carenza di dispositivi di protezione e conoscenze scientifiche ancora limitate caratterizzarono una fase in cui molte decisioni cliniche venivano assunte in condizioni di estrema incertezza.
Per i sostenitori della norma, proprio questo contesto eccezionale impone oggi una valutazione diversa di alcune responsabilità disciplinari maturate in quegli anni.
Le possibili reazioni degli Ordini professionali.
La misura potrebbe generare un intenso confronto anche all’interno delle professioni sanitarie.
Gli Ordini professionali sono infatti chiamati a garantire la tutela della qualità dell’esercizio professionale e della sicurezza dei cittadini.
Da un lato, c’è chi ritiene che sia giusto distinguere tra errori commessi in condizioni straordinarie e comportamenti realmente incompatibili con la professione.
Dall’altro, non manca chi teme che un intervento legislativo di questo tipo possa essere percepito come un indebolimento del sistema disciplinare o come una revisione retroattiva di provvedimenti già definitivi.
Molto dipenderà dall’interpretazione concreta della norma e dalla valutazione delle singole posizioni.
Non riguarda tutti i sanitari radiati.
È importante precisare che il provvedimento non introduce una sanatoria generalizzata.
La possibilità di ottenere la reiscrizione riguarda esclusivamente situazioni strettamente collegate ai fatti verificatisi durante l’emergenza pandemica e solo quando siano soddisfatti tutti i requisiti previsti dalla legge.
Restano quindi esclusi i casi di condotte dolose, comportamenti intenzionali o situazioni non riconducibili alle condizioni eccezionali richiamate dalla norma.
Una questione destinata a far discutere.
Il tema tocca aspetti delicati sotto il profilo giuridico, etico e professionale.
Da una parte emerge la volontà di riconoscere il contesto straordinario in cui migliaia di operatori hanno prestato servizio durante la pandemia, spesso affrontando turni massacranti, scarsità di mezzi e protocolli in continua evoluzione.
Dall’altra resta aperta la necessità di garantire la tutela dei pazienti e preservare il principio della responsabilità professionale.
Il confronto parlamentare e quello tra le professioni sanitarie è destinato quindi a proseguire anche nelle prossime settimane, mentre si attendono l’approvazione definitiva della norma e i successivi chiarimenti applicativi che definiranno modalità e criteri della procedura di reiscrizione.
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