Dopo un quarto di secolo di battaglie sindacali, la Grecia riconosce ufficialmente il lavoro degli infermieri come attività usurante e insalubre. Una decisione che potrebbe riaccendere il dibattito anche in Italia, dove la categoria continua a chiedere maggiori tutele previdenziali.
La Grecia compie un passo storico per il mondo sanitario. Il Parlamento di Atene ha approvato una riforma che inserisce infermieri, assistenti infermieristici, autisti di ambulanza e soccorritori del servizio sanitario pubblico tra le professioni considerate usuranti e insalubri.
Si tratta di un risultato atteso da oltre venticinque anni, frutto di una lunga stagione di scioperi, mobilitazioni sindacali e ricorsi giudiziari. Per le organizzazioni professionali elleniche non è soltanto una vittoria previdenziale, ma soprattutto il riconoscimento istituzionale della durezza di un lavoro svolto quotidianamente a stretto contatto con la sofferenza, il rischio biologico e lo stress.
Cosa cambia con la riforma
La nuova normativa estende il regime speciale dei lavori usuranti (BAE) anche al personale sanitario pubblico che fino ad oggi ne era escluso per motivi legati al diverso inquadramento previdenziale.
Tra le principali novità previste dalla legge figurano:
- possibilità di accedere alla pensione già a 62 anni, al raggiungimento dei requisiti contributivi previsti;
- riconoscimento delle particolari condizioni di rischio legate all’attività assistenziale;
- valorizzazione dei periodi di lavoro già svolti;
- uniformità di trattamento tra professionisti che, pur svolgendo le stesse mansioni, erano soggetti a regimi previdenziali differenti.
La riforma coinvolge anche gli operatori dell’EKAB, il servizio nazionale greco di emergenza territoriale, equiparando le loro tutele a quelle già previste per altre categorie considerate gravose.
Un riconoscimento del peso fisico e psicologico della professione
Secondo i rappresentanti sindacali greci, il provvedimento non rappresenta un privilegio ma una presa d’atto della realtà.
Gli infermieri lavorano quotidianamente in condizioni caratterizzate da:
- turni notturni e festivi;
- esposizione continua ad agenti biologici;
- movimentazione manuale dei pazienti;
- elevato carico emotivo;
- responsabilità cliniche sempre maggiori;
- rischio di aggressioni;
- contatto costante con dolore, malattia e morte.
A tutto questo si aggiungono organici spesso insufficienti e ritmi di lavoro sempre più intensi, elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio di burnout e di malattie professionali.
La pandemia ha cambiato la percezione del lavoro infermieristico
L’emergenza Covid-19 ha rappresentato uno spartiacque.
Durante la pandemia gli infermieri hanno affrontato turni massacranti, carenza di personale, elevata esposizione al contagio e un impatto psicologico senza precedenti.
Per i sindacati greci il coronavirus non ha fatto altro che rendere evidente ciò che la categoria denunciava da decenni: il lavoro infermieristico è una professione ad alto livello di usura fisica e mentale.
Una vittoria costruita in 25 anni
L’approvazione della legge arriva al termine di una lunga vertenza iniziata oltre due decenni fa.
Negli anni le richieste degli infermieri si sono scontrate con difficoltà economiche, crisi finanziarie, politiche di austerità e resistenze istituzionali.
Tra i momenti più significativi ricordati dalle organizzazioni sindacali figura la protesta davanti al Ministero della Salute durante gli anni della crisi economica, quando migliaia di operatori sanitari difesero anche il mantenimento dell’indennità per lavoro gravoso.
Secondo gli ex rappresentanti della Federazione sindacale infermieristica greca, la legge dimostra che perseveranza e unità possono produrre risultati concreti anche dopo molti anni di mobilitazione.
Un segnale per tutta l’Europa
La decisione di Atene potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini nazionali.
Molti sistemi sanitari europei stanno infatti affrontando problemi comuni:
- carenza di infermieri;
- aumento dell’età media dei professionisti;
- difficoltà nel reclutamento dei giovani;
- pensionamenti anticipati;
- crescente fenomeno del burnout.
Riconoscere il carattere usurante della professione potrebbe diventare uno strumento per valorizzare il lavoro infermieristico e renderlo maggiormente attrattivo.
E in Italia?
Anche nel nostro Paese il tema è da tempo al centro del confronto tra sindacati, ordini professionali e istituzioni.
Le organizzazioni degli infermieri chiedono da anni il riconoscimento della professione tra quelle gravose, sottolineando come turnazioni h24, lavoro notturno, esposizione ai rischi biologici e responsabilità assistenziali incidano profondamente sulla salute dei professionisti.
L’Italia continua a fare i conti con una cronica carenza di personale infermieristico, aggravata dall’invecchiamento della forza lavoro e dall’aumento degli abbandoni della professione.
L’esperienza greca potrebbe quindi rappresentare un precedente importante anche nel dibattito italiano, aprendo una riflessione sul riconoscimento previdenziale di chi garantisce ogni giorno il funzionamento degli ospedali, dei pronto soccorso e dei servizi territoriali.
Una scelta che guarda al futuro
Il riconoscimento del lavoro infermieristico come attività usurante non risolve da solo le criticità della sanità pubblica, ma rappresenta un forte segnale politico e istituzionale.
La Grecia ha scelto di riconoscere formalmente che assistere i pazienti per decenni, affrontando turni massacranti, emergenze continue e un elevato carico psicofisico, comporta un’usura professionale che merita una tutela specifica.
Una decisione destinata ad alimentare il dibattito anche negli altri Paesi europei, Italia compresa, dove il tema della valorizzazione degli infermieri resta più attuale che mai.
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