Ogni giorno decine di chilometri sulle strade per garantire assistenza ai cittadini fragili: anche il territorio ha i suoi rischi.
Quando si parla di rischio professionale per gli Infermieri, l’immaginario collettivo porta spesso verso i luoghi simbolo dell’emergenza: il Pronto Soccorso, il Servizio 118, l’Elisoccorso, le Terapie Intensive. Ambienti dove il pericolo è evidente, dove la pressione assistenziale è altissima e dove il riconoscimento di specifiche indennità appare ormai consolidato.
Ma esiste un’altra area della professione infermieristica che ogni giorno affronta rischi meno visibili, ma altrettanto concreti: quella degli Infermieri di Famiglia e Comunità (IFeC), degli Infermieri di Comunità e degli Infermieri impegnati nell’Assistenza Domiciliare.
Professionisti che lasciano la sicurezza della struttura sanitaria per entrare nelle case delle persone, percorrendo ogni giorno decine di chilometri, spesso in territori difficili, per garantire continuità assistenziale a pazienti cronici, anziani, fragili e non autosufficienti.
Il rischio non è solo dentro un ospedale.
Il concetto di rischio sanitario non può più essere legato esclusivamente al luogo fisico in cui si presta servizio.
L’Infermiere territoriale affronta quotidianamente una serie di situazioni che meritano una riflessione:
- rischio stradale, legato agli spostamenti continui in automobile durante l’orario di servizio;
- rischio ambientale, perché l’attività si svolge in contesti non sempre conosciuti o controllabili;
- rischio biologico, entrando in contatto con pazienti portatori di patologie infettive o ferite complesse;
- rischio aggressioni, perché anche al domicilio possono verificarsi episodi di violenza, minacce o situazioni imprevedibili;
- rischio organizzativo, dovuto alla necessità di gestire autonomamente problemi assistenziali senza avere immediatamente a disposizione una rete di supporto come accade in ospedale.
Il domicilio del paziente non è sempre un ambiente protetto. È un luogo dove l’Infermiere entra da solo, spesso senza la presenza di colleghi o altri operatori sanitari.
La sanità del futuro passa dal territorio, ma il territorio deve essere valorizzato.
Negli ultimi anni il Servizio Sanitario Nazionale ha investito molto sul rafforzamento dell’assistenza territoriale, anche attraverso il modello previsto dal Ministero della Salute con il potenziamento delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e della figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità.
Ma non può esistere una vera rivoluzione territoriale se chi la rende possibile viene considerato un professionista di serie B rispetto a chi opera nelle strutture ospedaliere.
Gli Infermieri territoriali non sono semplicemente “operatori che vanno a domicilio”: sono professionisti chiamati a garantire presa in carico, educazione sanitaria, prevenzione, gestione delle cronicità e riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso.
Un lavoro strategico per la sostenibilità del sistema sanitario.
Perché non riconoscere anche a loro una indennità di rischio?
La domanda è semplice: se il rischio viene riconosciuto a chi opera in determinati contesti assistenziali, perché non dovrebbe essere valutato anche per chi svolge attività sanitaria fuori dalle mura ospedaliere?
L’obiettivo non dovrebbe essere creare una contrapposizione tra professionisti, ma aggiornare il concetto stesso di rischio alla nuova organizzazione della sanità.
Il territorio è cambiato. La professione infermieristica è cambiata. Anche il sistema delle tutele economiche dovrebbe evolversi.
Riconoscere una indennità di rischio per gli Infermieri di Famiglia, di Comunità e dell’Assistenza Domiciliare significherebbe dare valore a un’attività che richiede autonomia, responsabilità e capacità decisionale.
Il silenzio delle rappresentanze professionali e sindacali.
Un tema che merita attenzione riguarda anche il ruolo delle rappresentanze sindacali.
Perché questa rivendicazione sembra avere poco spazio nel dibattito pubblico?
È forse perché gli Infermieri territoriali sono ancora numericamente inferiori rispetto alla grande platea degli Infermieri ospedalieri? Oppure perché il lavoro svolto lontano dai riflettori viene percepito come meno rischioso?
La tutela dei lavoratori, però, non dovrebbe dipendere dal numero degli iscritti o dalla visibilità mediatica di un settore.
Ogni Infermiere che garantisce assistenza ai cittadini deve avere pari dignità professionale.
La sfida del futuro: riconoscere chi porta la sanità nelle case degli italiani.
La sanità del futuro sarà sempre più vicina ai cittadini. Il domicilio sarà uno dei principali luoghi della cura e gli Infermieri territoriali saranno protagonisti di questa trasformazione.
Ma una professione che cambia deve essere accompagnata da nuovi strumenti di tutela.
Chi percorre ogni giorno chilometri, affronta condizioni imprevedibili e porta assistenza dove il Servizio Sanitario Nazionale non arriva direttamente, merita attenzione.
Riconoscere una indennità di rischio agli Infermieri di Famiglia, di Comunità e dell’Assistenza Domiciliare non sarebbe un privilegio, ma il riconoscimento concreto di una realtà lavorativa già esistente.
Perché il rischio sanitario non vive solo nei reparti di emergenza. A volte viaggia anche sulle strade che portano alle case dei pazienti.
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