Dopo la sentenza del TAR Lazio che ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l’istituzione della nuova figura, Nursing Up prepara l’appello. Al centro della contestazione restano le competenze dell’Assistente infermiere e il rischio di sovrapposizioni con quelle dell’infermiere.
La battaglia sull’istituzione dell’Assistente infermiere è destinata a proseguire nelle aule della giustizia amministrativa. Dopo la sentenza del TAR Lazio che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal sindacato contro il provvedimento che ha introdotto il nuovo profilo, Nursing Up ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Consiglio di Stato.
La decisione arriva dopo la sentenza n. 14262/2026, pubblicata il 14 agosto dalla Terza Sezione Quater del TAR Lazio, relativa al ricorso contro il DPCM del 28 febbraio 2025 con il quale è stato recepito l’Accordo Stato-Regioni istitutivo dell’Assistente infermiere.
Il sindacato ha fatto sapere di non condividere la decisione del Tribunale e di voler proseguire il percorso giudiziario fino al grado di appello.
Il nodo dell’Assistente infermiere.
La nuova figura professionale nasce con l’obiettivo di affiancare l’infermiere nelle attività assistenziali. Il DPCM definisce l’Assistente infermiere come un operatore di interesse sanitario, destinato a collaborare con gli infermieri e a svolgere le proprie attività sulla base delle loro indicazioni.
È proprio sull’estensione delle competenze che si concentra una parte significativa delle perplessità espresse da Nursing Up.
Secondo il sindacato, alcune delle attività attribuite alla nuova figura potrebbero creare, nella concreta organizzazione dei servizi sanitari, aree di sovrapposizione con le competenze infermieristiche. Tra gli ambiti richiamati figurano, nelle condizioni previste dalla normativa, la preparazione e somministrazione di farmaci, la gestione di stomie stabilizzate, la nutrizione enterale e la rilevazione dei parametri vitali.
Il tema diventa particolarmente delicato alla luce delle difficoltà che interessano gli organici sanitari e delle carenze di personale che caratterizzano numerose strutture ospedaliere, residenziali e territoriali.
Il precedente della firma del contratto.
Uno degli aspetti affrontati nella sentenza del TAR riguarda anche la sottoscrizione, da parte di Nursing Up, del CCNL Sanità 2022-2024, all’interno del quale è stato disciplinato l’inquadramento contrattuale della nuova figura.
Il sindacato sostiene tuttavia che la firma del contratto non rappresenti una rinuncia alla propria opposizione all’Assistente infermiere.
La posizione era stata formalizzata attraverso una specifica nota a verbale, con la quale Nursing Up aveva espresso il proprio dissenso e aveva riservato la possibilità di proseguire le iniziative sul piano legale, istituzionale e politico.
L’organizzazione sindacale considera quindi coerente la decisione di proseguire ora davanti al Consiglio di Stato, nonostante la sottoscrizione del contratto collettivo.
Nursing Up: «Una battaglia per la professione».
La contestazione non viene presentata dal sindacato come un’iniziativa contro la figura dell’Assistente infermiere in quanto tale, ma come una questione riguardante l’organizzazione complessiva dell’assistenza e la definizione delle responsabilità professionali.
Il timore espresso è che, soprattutto nelle strutture alle prese con una carenza di infermieri, l’Assistente infermiere possa essere utilizzato come soluzione strutturale alla difficoltà di reperire personale infermieristico.
Da qui la richiesta di intervenire invece sull’attrattività della professione infermieristica attraverso maggiori investimenti nella formazione universitaria, nelle retribuzioni, nelle opportunità di carriera, nelle condizioni di lavoro e nelle dotazioni organiche.
Il tema investe dunque anche una questione più ampia: come affrontare la crescente domanda di assistenza senza determinare una progressiva confusione dei ruoli e delle responsabilità tra professionisti sanitari e operatori di supporto.
Il ricorso al Consiglio di Stato.
La sentenza del TAR non chiude quindi la vicenda. Nursing Up ha annunciato formalmente l’intenzione di impugnare la decisione davanti al Consiglio di Stato, chiedendo un nuovo esame delle questioni sollevate.
L’esito del giudizio d’appello potrà contribuire a chiarire ulteriormente il quadro giuridico relativo alla nuova figura professionale e ai suoi rapporti con quella infermieristica.
Nel frattempo, l’Assistente infermiere continua il proprio percorso di introduzione nel sistema sanitario italiano, mentre resta aperto il confronto tra organizzazioni sindacali, istituzioni e professionisti sulle modalità con cui dovrà essere concretamente utilizzato.
Il tema della sicurezza delle cure.
Alla base della posizione di Nursing Up c’è anche il tema della sicurezza delle cure.
Il sindacato sostiene infatti che l’attribuzione delle attività sanitarie debba essere accompagnata da una chiara definizione di formazione, competenze e responsabilità. In questa prospettiva, la distinzione tra i diversi profili professionali rappresenterebbe un elemento essenziale per garantire qualità dell’assistenza e tutela dei cittadini.
La questione assume ulteriore rilevanza in una fase nella quale il sistema sanitario deve affrontare contemporaneamente l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la carenza di professionisti.
La sfida sarà quindi quella di costruire un’organizzazione capace di utilizzare in maniera appropriata tutte le figure presenti nel sistema, mantenendo però confini professionali chiari e coerenti con la formazione e le responsabilità attribuite a ciascun ruolo.
Per Nursing Up, la strada giudiziaria non è dunque conclusa. Dopo il pronunciamento del TAR Lazio, la prossima tappa annunciata è il Consiglio di Stato, dove il sindacato intende riproporre le proprie contestazioni sull’Assistente infermiere.
La partita, almeno sul piano giudiziario, è quindi destinata a continuare.
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