Almeno dieci gli infermieri coinvolti tra il Dea di Borgomanero e il reparto di Medicina. Rientri e prestazioni aggiuntive fino a 30 ore mensili non sono stati pagati. Il sindacato lancia l’ultimatum: «Pagare tutto a settembre o scatteranno azioni legali e decreti ingiuntivi».
Si riaccende lo scontro tra il sindacato Nursing Up e l’Asl di Novara. Al centro della vertenza c’è la gestione dei turni straordinari degli infermieri: ore di lavoro effettivamente svolte, registrate regolarmente dai cartellini di timbratura, ma mai retribuite.
Il sindacato ha inviato una formale diffida e messa in mora all’Azienda sanitaria, chiedendo la liquidazione immediata di tutte le somme arretrate nella busta paga di settembre 2026.
Fino a 30 ore mensili non pagate: i reparti interessati
I casi finora emersi riguardano almeno dieci professionisti:
- 5 infermieri in servizio presso il Dea (Dipartimento d’Emergenza e Accettazione) dell’ospedale di Borgomanero;
- 5 infermieri del reparto di Medicina.
Tuttavia, il numero è destinato ad aumentare con l’arrivo di nuove segnalazioni. Non si tratta di brevi prolungamenti di turno, ma di una consistente mole di ore aggiuntive programmate per garantire la continuità dei servizi e far fronte alla carenza strutturale di personale: in diversi casi si superano le 20 o 30 ore mensili oltre l’orario dovuto.
Le promesse disattese e l’ultimatum di settembre
La questione non è nuova. Già durante un incontro tenutosi il 30 luglio scorso, le parti avevano analizzato i problemi amministrativi che bloccavano i pagamenti. L’Asl aveva rassicurato il sindacato promettendo il saldo degli arretrati nel cedolino di agosto.
I pagamenti, tuttavia, non sono arrivati, spingendo il sindacato a passare dalle parole alle vie legali.
«Parliamo di infermieri ai quali viene chiesta ulteriore disponibilità per coprire le carenze di organico», spiega Milena Germano, referente provinciale di Nursing Up Novara. «Le timbrature dimostrano la quantità di lavoro svolto oltre l’orario ordinario: non è accettabile che quelle stesse ore diventino un’incognita al momento del pagamento».
Carenza di organico e nuove aperture: un sistema a rischio
La vertenza si inserisce in un quadro ancora più ampio. Con la progressiva espansione dell’assistenza territoriale (Centrali operative, Case e Ospedali della Comunità), il rischio denunciato da Nursing Up è che si continuino ad ampliare i servizi sanitari a spese dei soliti lavoratori, senza nuove assunzioni.
Dura anche la posizione di Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta:
«Non siamo di fronte a un semplice ritardo burocratico. L’Asl usa la disponibilità dei professionisti per mantenere aperti i reparti, ma poi non paga nei tempi stabiliti. Il personale non è una risorsa da attivare quando serve e un costo da sospendere al momento del saldo».
Possibili decreti ingiuntivi e ricorsi per condotta antisindacale
La richiesta di Nursing Up è chiara: pagamento integrale con il cedolino di settembre 2026 e risoluzione definitiva dei problemi informatici o burocratici sulle timbrature.
In caso contrario, il sindacato è pronto a portare la vertenza nei tribunali attraverso:
- Ricorsi per comportamento antisindacale;
- Decreti ingiuntivi per il recupero forzoso dei crediti da lavoro.
Resta aperto un interrogativo di fondo che va oltre gli aspetti legali: quanto potrà ancora reggere un sistema sanitario pubblico la cui continuità operativa si regge quasi esclusivamente sul sacrificio – oggi persino non retribuito – dei propri dipendenti?
Share this content:
