La proposta del Segretario Generale Michele Placentino: «367mila professionisti, oltre il 62% del comparto. I 480 milioni della specificità infermieristica devono restare agli infermieri. Serve una nuova architettura contrattuale nazionale».
Una grande Area Contrattuale Nazionale delle Professioni Sanitarie, distinta all’interno del comparto Sanità e costruita su una base contrattuale nazionale, senza frammentare la contrattazione su base regionale.
È la proposta avanzata dal SIAPS attraverso il Segretario Generale Michele Placentino, che chiede di aprire una riflessione sulla futura architettura contrattuale del Servizio sanitario nazionale.
«Il tema non è semplicemente come distribuire le risorse disponibili – spiega Placentino – ma come costruire un sistema contrattuale capace di riconoscere la trasformazione che ha interessato le professioni sanitarie. Oggi abbiamo professionisti con formazione universitaria, autonomia, responsabilità specifiche, iscrizione agli Ordini e competenze specialistiche. Non possiamo continuare a considerarli come una componente indistinta all’interno di un unico grande contenitore contrattuale».
367MILA PROFESSIONISTI: OLTRE IL 62% DEL COMPARTO.
La proposta parte dai numeri.
A fronte di circa 590mila dipendenti del comparto Sanità, la nuova Area Contrattuale delle Professioni Sanitarie potrebbe comprendere circa 367mila professionisti, pari al 62,2% dell’intero comparto.
«Non sarebbe un’area marginale – sottolinea il SIAPS – ma la principale area professionale del comparto Sanità, rappresentativa di oltre sei dipendenti su dieci».
All’interno della nuova Area, gli infermieri rappresenterebbero circa 270mila professionisti, pari al 73,6% della platea complessiva.
«È proprio per questo – afferma Placentino – che gli infermieri dovrebbero guardare alla nostra proposta senza pregiudizi. Non stiamo proponendo di indebolire la specificità infermieristica, ma di costruire una casa contrattuale più adeguata alle professioni sanitarie».
«I 480 MILIONI PER LA SPECIFICITÀ INFERMIERISTICA DEVONO RESTARE AGLI INFERMIERI».
Il SIAPS chiarisce uno degli aspetti centrali della proposta: le risorse già destinate a specifiche finalità non dovranno essere redistribuite indistintamente all’interno della nuova Area.
«I 480 milioni di euro destinati alla specificità infermieristica devono rimanere agli infermieri – afferma il Segretario Generale SIAPS –. Non proponiamo in alcun modo di prendere quelle risorse e distribuirle tra i 367mila professionisti della nuova Area. Quella dotazione è stata destinata alla specificità infermieristica e deve continuare a finanziarla».
La stessa impostazione, secondo il SIAPS, dovrebbe essere applicata alle altre risorse con una precisa finalizzazione.
I 208 milioni di euro destinati alla tutela del malato e alla promozione della salute dovrebbero mantenere la propria destinazione, così come i 35 milioni destinati al Pronto Soccorso, da utilizzare per la valorizzazione del personale coinvolto nei processi di emergenza-urgenza secondo criteri oggettivi.
Complessivamente si tratta di 723 milioni di euro, che «non devono essere messi in un unico calderone».
«La nostra proposta – chiarisce Placentino – non è un’operazione redistributiva. È una riforma dell’architettura contrattuale. Le risorse già finalizzate devono mantenere la loro finalità. Quello che dobbiamo cambiare è il modo in cui costruiremo la contrattazione futura».
CIRCA 978,5 MILIONI DI QUOTA TEORICA DELLE RISORSE CONTRATTUALI.
Il SIAPS propone inoltre di attribuire alla nuova Area una dotazione finanziaria proporzionata alla consistenza della platea rappresentata.
Le risorse proprie del contratto sono attualmente quantificate in circa 1,573 miliardi di euro. Applicando a titolo di simulazione la percentuale del 62,2%, corrispondente alla consistenza della nuova Area, si ottiene una quota teorica di circa 978,5 milioni di euro.
«Non si tratta di un nuovo stanziamento e non significa chiedere allo Stato altri 978 milioni di euro – precisa il SIAPS –. Si tratta della quota teorica delle risorse contrattuali generali già presenti, riconducibile alla platea della nuova Area».
Secondo il sindacato, la separazione contrattuale sarebbe quindi principalmente una questione di architettura e allocazione delle risorse, non di duplicazione della spesa.
Il nuovo modello dovrebbe prevedere una dotazione propria dell’Area, alimentata nei successivi rinnovi contrattuali in relazione alla consistenza della platea e alle esigenze di valorizzazione professionale.
UNA CASA CONTRATTUALE PER PROFESSIONISTI SEMPRE PIÙ QUALIFICATI.
Per il SIAPS, la trasformazione delle professioni sanitarie rende necessario un aggiornamento anche dell’architettura contrattuale.
«Oggi parliamo di professionisti con formazione universitaria, autonomia professionale, responsabilità, competenze specifiche, iscrizione agli Ordini e obblighi di formazione continua – sottolinea Placentino –. Sono professionisti che partecipano direttamente ai processi di prevenzione, diagnosi, cura, assistenza e riabilitazione. Non possiamo avere professioni del XXI secolo e un’architettura contrattuale costruita secondo una logica ormai superata».
La nuova Area potrebbe quindi rappresentare, secondo il SIAPS, una casa contrattuale comune alle professioni sanitarie, capace di valorizzarne le specificità senza ricorrere necessariamente a contratti separati per singole professioni.
«UNA CONTRATTAZIONE PIÙ SPECIALISTICA E POTENZIALMENTE PIÙ VELOCE».
Un ulteriore elemento della proposta riguarda i tempi e la complessità della contrattazione.
L’attuale comparto deve mettere intorno allo stesso tavolo circa 590mila dipendenti, appartenenti a professionalità con esigenze e problematiche profondamente differenti.
Una nuova Area composta da circa 367mila professionisti sanitari consentirebbe, secondo il SIAPS, di concentrare la discussione sulle questioni comuni alle professioni sanitarie.
«Una contrattazione più specialistica – sostiene il sindacato – potrebbe essere anche più rapida, più tecnica e meno conflittuale, con una maggiore aderenza alle reali esigenze dei professionisti. Rinnovare più velocemente i contratti significa anche ridurre il ritardo con cui aumenti e indennità arrivano nelle buste paga».
UN FONDO FUTURO PER LE SPECIFICITÀ PROFESSIONALI.
Il modello proposto dal SIAPS si articola su tre livelli.
Il primo è un Fondo contrattuale generale dell’Area, alimentato in rapporto alla consistenza della platea.
Il secondo è rappresentato dai fondi con finalità specifiche, che dovranno mantenere la propria destinazione: i 480 milioni per la specificità infermieristica, i 208 milioni per la tutela del malato e la promozione della salute e i 35 milioni per il Pronto Soccorso.
Il terzo è un Fondo futuro per la valorizzazione delle Professioni Sanitarie, da costruire nei successivi rinnovi contrattuali.
«Dobbiamo finanziare in modo stabile le specificità che oggi non ricevono un riconoscimento adeguato – spiega Placentino –: rischio biologico, radiologico e chimico, emergenza-urgenza, responsabilità professionale, attività territoriali e ad alta complessità, turnazioni, competenze specialistiche, responsabilità organizzative e professionali e attività nelle Case della Comunità».
L’obiettivo, precisa il SIAPS, non sarebbe quello di distribuire le risorse in maniera uguale, ma di costruire una distribuzione equa sulla base delle specificità professionali.
«NO AI CONTRATTI REGIONALI».
Il SIAPS esprime invece una posizione contraria a un’ulteriore regionalizzazione della contrattazione.
«Spostare la valorizzazione economica delle professioni sanitarie a livello regionale rischierebbe di creare una nuova e ancora più grave disuguaglianza – afferma Placentino –. L’Italia non presenta una situazione economica e finanziaria omogenea. Il rischio è che un professionista sanitario venga pagato diversamente non per ciò che fa, ma per la Regione nella quale lavora».
Secondo il SIAPS, la Regione deve mantenere le proprie prerogative in materia di organizzazione, programmazione e gestione dei servizi, mentre il valore contrattuale fondamentale del professionista sanitario deve rimanere nazionale.
«Un professionista non vale meno perché lavora in una Regione con difficoltà finanziarie e non ha meno responsabilità perché opera in una Regione in piano di rientro. La valorizzazione fondamentale delle professioni sanitarie deve avere la stessa base nazionale».
L’APPELLO A GOVERNO, PARLAMENTO, ARAN E REGIONI.
Il SIAPS chiede quindi l’apertura di un tavolo nazionale con Governo, Ministero della Salute, Ministero dell’Economia, ARAN, Regioni e rappresentanze sindacali per verificare concretamente la possibilità di costruire la nuova Area Contrattuale Nazionale delle Professioni Sanitarie.
«Non servono soltanto nuove risorse – conclude Michele Placentino –. Serve anche una nuova architettura contrattuale. Il mondo delle professioni sanitarie è cambiato: il personale è sempre più qualificato, laureato, specializzato e responsabile e non può essere trattato contrattualmente come una componente indistinta di un comparto di quasi 600mila lavoratori».
«I 480 milioni destinati alla specificità infermieristica devono rimanere agli infermieri. La nostra proposta non è un’operazione redistributiva: è una riforma dell’architettura contrattuale. Con 367mila professionisti, la nuova Area rappresenterebbe circa il 62,2% del comparto. Non crediamo che la soluzione sia regionalizzare ulteriormente la contrattazione. Sarebbe un errore che rischierebbe di penalizzare proprio i lavoratori delle Regioni economicamente più deboli. La valorizzazione fondamentale deve rimanere nazionale».
«La proposta è semplice: una grande Area Nazionale delle Professioni Sanitarie, risorse certe, fondi specifici che mantengono la loro destinazione e una contrattazione più specialistica e potenzialmente più veloce. È una scelta che può cambiare il modo in cui il Servizio sanitario nazionale riconosce il valore delle proprie professioni».
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