Il sindacato propone di destinare il 75% del Fondo per la tutela del malato alle professioni sanitarie e il 25% agli OSS: «Non è una guerra tra professioni, ma una diversa scelta nella distribuzione delle risorse».
«La politica ha stanziato le risorse. Sono stati invece i sindacati che hanno negoziato e sottoscritto l’ipotesi di CCNL 2025-2027 del Comparto Sanità a decidere come distribuirle. È da qui che bisogna partire per discutere della distanza economica che rischia di crearsi tra professionisti che ogni giorno lavorano fianco a fianco nel Servizio sanitario».
È questa la posizione del SIAPS, che interviene nel dibattito sull’Indennità di tutela del malato e promozione della salute, chiedendo di distinguere con chiarezza tra lo stanziamento delle risorse e le successive scelte effettuate nell’ambito della contrattazione collettiva.
«Non è corretto – sottolinea il sindacato – attribuire alla politica ogni conseguenza della distribuzione delle risorse, così come non è corretto chiamare in causa la FNO TSRM e PSTRP, che rappresenta gli Ordini professionali e svolge una funzione istituzionale e ordinistica. La responsabilità della contrattazione collettiva appartiene alle organizzazioni sindacali che siedono al tavolo negoziale e sottoscrivono il contratto».
Secondo il SIAPS, il Fondo per la tutela del malato e la promozione della salute, pari a circa 208 milioni di euro, rappresenta una dotazione significativa. Proprio per questo, sostiene il sindacato, «il modo in cui queste risorse vengono distribuite non può essere considerato un dettaglio tecnico: è una scelta contrattuale, sindacale, che produce conseguenze concrete sulle buste paga dei lavoratori».
Da qui la proposta elaborata dal SIAPS: destinare il 75% delle risorse alle professioni sanitarie e il 25% agli OSS, sulla base di un criterio matematico e trasparente.
Considerando nella simulazione circa il 38% di oneri riflessi e fiscali, il Fondo di 208 milioni di euro viene ricondotto a circa 140 milioni di euro disponibili per la distribuzione. La proposta SIAPS prevede quindi circa 105 milioni di euro per le professioni sanitarie, pari al 75%, e 35 milioni per gli OSS, pari al 25%.
«È una scelta – precisa il SIAPS – e proprio perché è una scelta può e deve essere discussa alla luce dei numeri».
LA SIMULAZIONE: FINO A 180,41 EURO MENSILI DI INDENNITÀ
Secondo i calcoli elaborati dal sindacato, la diversa ripartizione porterebbe l’indennità delle professioni sanitarie a circa 90,21 euro mensili nel 2026 e a circa 180,41 euro mensili nel 2027, secondo la progressione prevista dalla simulazione.
Nel confronto con gli importi indicati dal CCNL 2027, la proposta determinerebbe, per le professioni sanitarie, un incremento dell’indennità di circa 58,54 euro mensili, passando da 121,87 a 180,41 euro.
Per le ostetriche, invece, la differenza sarebbe sostanzialmente neutra, con un valore simulato di 180,41 euro rispetto ai 181,14 euro previsti dal CCNL.
Per gli OSS la simulazione comporterebbe una riduzione dell’indennità rispetto agli importi attualmente indicati: da 108,80 a 77,78 euro per gli assistenti e da 102,01 a 77,78 euro per gli operatori.
«Questo non significa – chiarisce il SIAPS – che gli OSS non meritino riconoscimento e valorizzazione. Al contrario, sono una componente indispensabile del sistema sanitario e assistenziale. Significa che un fondo specifico può essere utilizzato per perseguire una determinata finalità e che, nella nostra proposta, quella finalità è una maggiore valorizzazione economica delle professioni sanitarie».
OLTRE 300 EURO LORDI AL MESE
Il SIAPS invita inoltre a non considerare l’indennità come una voce isolata, ma a guardare al valore complessivo derivante dalla somma tra incremento tabellare e indennità.
Secondo la simulazione, nel 2027 le professioni sanitarie arriverebbero a 310,61 euro lordi mensili complessivi, dati dalla somma tra 130,20 euro di incremento tabellare e 180,41 euro di indennità.
«Il dato dimostra – sostiene il sindacato – che il problema non è l’assenza assoluta di risorse, ma il modo in cui quelle risorse vengono distribuite. La discussione deve quindi concentrarsi sui criteri adottati e sulle conseguenze che producono».
«NON È UNA GUERRA TRA PROFESSIONI»
Il SIAPS respinge l’idea che la propria proposta possa tradursi in una contrapposizione tra professioni sanitarie e OSS.
«Non vogliamo mettere una categoria contro l’altra. Vogliamo discutere di una diversa scelta nella distribuzione di un fondo. Gli OSS devono essere riconosciuti e valorizzati, ma riteniamo che le professioni sanitarie meritino un riconoscimento economico maggiore rispetto a quello determinato dall’attuale meccanismo contrattuale».
Il sindacato sottolinea inoltre che la propria proposta non prevede necessariamente nuovi stanziamenti, non incide sugli aumenti tabellari e punta a modificare esclusivamente il criterio di distribuzione delle risorse disponibili.
LE ALTRE PRIORITÀ DELLA SANITÀ
Per il SIAPS, la discussione sul rinnovo contrattuale non può comunque esaurire il tema delle risorse necessarie al Servizio sanitario nazionale.
«La sanità italiana ha bisogno di investimenti che vadano oltre il costo dei contratti», afferma il sindacato, indicando tra le priorità il rafforzamento delle Case della Comunità, dell’assistenza domiciliare, dei servizi territoriali, delle politiche per gli anziani, delle misure di welfare e sostegno alla genitorialità e degli interventi per l’abbattimento delle liste di attesa.
Secondo il SIAPS, attenzione dovrà essere riservata anche al comparto della sanità privata e ai relativi rinnovi contrattuali, compresi i contratti ARIS e AOIP.
«La crisi della sanità italiana non si risolve mettendo tutto dentro un’unica busta paga – sottolinea il sindacato – ma investendo nel sistema e scegliendo in modo efficace come utilizzare le risorse disponibili».
«CHI NEGOZIA DEVE ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DELLE SCELTE»
La conclusione del SIAPS torna quindi al nodo della responsabilità contrattuale.
«Quando si distribuiscono risorse pubbliche attraverso un contratto collettivo – afferma il sindacato – chi negozia e sottoscrive il contratto deve assumersi la responsabilità dei criteri che ha contribuito a costruire».
«Non è corretto – prosegue il SIAPS – chiedere alla politica di rispondere di ogni differenza nata al tavolo contrattuale. Non è corretto attribuire alla FNO TSRM e PSTRP una responsabilità che non le appartiene. E non è corretto scaricare sulle singole professioni una contrapposizione che nasce da una scelta di distribuzione delle risorse».
La proposta del SIAPS è quindi «una scelta, non l’unica soluzione possibile», ma secondo il sindacato è una proposta che può essere discussa «con i numeri, con la trasparenza e con la responsabilità di chi ha firmato».
«La sanità italiana ha bisogno di risorse, ma soprattutto di scelte intelligenti. Le professioni sanitarie hanno bisogno di riconoscimento e questo riconoscimento non può fermarsi alle dichiarazioni: deve arrivare anche in busta paga. La coperta non è infinita, ma chi decide da quale parte tirarla deve avere il coraggio di spiegare perché l’ha tirata proprio da quella parte. Il SIAPS è pronto ad affrontare questo confronto, con rispetto per tutti, ma con la fermezza necessaria per difendere le professioni sanitarie».
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