Il 2026 si apre con una svolta decisiva per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). All’indomani dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del disegno di legge delega sulla riorganizzazione della sanità, il Ministro della Salute Orazio Schillaci e la FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) tracciano la rotta: il futuro del sistema passa inevitabilmente per il potenziamento dell’assistenza territoriale e il rilancio della professione infermieristica.
La crisi di attrattività: i numeri del divario.
Nonostante la riforma, il punto di partenza resta critico. L’Italia conta oggi circa 6,5 infermieri ogni mille abitanti, un dato che ci pone stabilmente al di sotto della media dei Paesi OCSE.
Tuttavia, il problema non è più solo numerico. Il Ministro Schillaci ha lanciato un allarme sulla perdita di attrattività del percorso universitario: per la prima volta nel 2025, le iscrizioni ai Corsi di Laurea in Infermieristica non hanno raggiunto i livelli minimi programmati.
Le contromisure del Governo.
Per invertire la rotta, il Ministero punta su tre pilastri:
- Carriera: Introduzione di tre nuove lauree magistrali cliniche per percorsi di specializzazione avanzata.
- Economia: Aumento dell’indennità di specificità già previsto in Legge di Bilancio.
- Status: Riconoscimento di una professionalità che richiede competenze sempre più complesse e autonomia decisionale.
Salute Mentale: fondi e nuove assunzioni.
Un capitolo centrale della riforma riguarda la salute mentale, un ambito che ha visto un’esplosione di bisogni soprattutto tra le fasce più giovani. Dopo un decennio di attesa, il Piano nazionale per la salute mentale riceve finalmente fondi dedicati per l’assunzione di nuovi professionisti.
Questo inserimento di risorse umane è considerato essenziale per rispondere ai “bisogni emergenti” che il vecchio modello organizzativo non riusciva più a intercettare.
La posizione di FNOPI: “L’infermiere territoriale è lo snodo del sistema”.
La Federazione degli Infermieri, guidata dalla presidente Barbara Mangiacavalli, ha accolto positivamente l’impianto della delega, ma chiede un impegno formale più incisivo. La richiesta è chiara: la centralità dell’assistenza territoriale deve essere il cuore pulsante del provvedimento.
“Si auspica che Governo e Parlamento colgano l’occasione per valorizzare il ruolo dell’assistenza infermieristica territoriale, quale elemento imprescindibile per garantire equità e umanizzazione delle cure” – Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI.
L’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).
Secondo la FNOPI, l’esperienza dell’infermiere di famiglia e comunità, ormai attiva in tutte le Regioni, è il modello da seguire. Questa figura non solo gestisce le cronicità, ma agisce proattivamente sulla promozione della salute, rappresentando la soluzione ideale per decongestionare gli ospedali e portare la sanità direttamente nelle case dei cittadini.
Conclusioni: cosa succede ora?
Il disegno di legge delega passa ora al vaglio del Parlamento. La vera sfida si giocherà sui decreti attuativi, che dovranno tradurre le intenzioni politiche in cambiamenti organizzativi reali.
Senza una reale valorizzazione economica e professionale degli infermieri, la riforma del SSN rischia di rimanere un guscio vuoto. La convergenza tra Schillaci e FNOPI fa ben sperare, ma il tempo delle analisi deve ora lasciare spazio a quello dell’esecuzione.
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