Perché Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie sono le categorie più a rischio?
Nel delicato ecosistema sanitario, dove lo stress è parte integrante del lavoro quotidiano, esiste un fenomeno silenzioso ma devastante: il bossing. Spesso confuso con il mobbing generico, il bossing è una forma di pressione psicologica esercitata “dall’alto”, che può trasformare un reparto ospedaliero o una RSA in un ambiente tossico.
Cos’è il Bossing? Una definizione chiara.
Il bossing è una forma di mobbing verticale discendente. Si verifica quando sono i vertici aziendali, i dirigenti o i coordinatori a mettere in atto azioni vessatorie sistematiche contro uno o più dipendenti.
A differenza del mobbing tra colleghi, il bossing ha spesso uno scopo “strategico”: indurre il lavoratore alle dimissioni, emarginare una figura scomoda o punire chi segnala disservizi.
Le tattiche più comuni:
- De-mansionamento: assegnare compiti inferiori alla qualifica professionale (es. un infermiere obbligato a mansioni esclusivamente alberghiere).
- Sovraccarico mirato: turni massacranti negando riposi o ferie, mentre ad altri vengono concessi.
- Isolamento informativo: escludere il professionista da comunicazioni vitali per lo svolgimento del servizio.
- Critica pubblica: umiliare il lavoratore davanti a pazienti o colleghi per minarne l’autorità.
Perché colpisce duramente Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari?
Il settore sanitario è un terreno fertile per il bossing a causa di tre fattori critici:
1. La carenza di personale (Understaffing).
In un contesto di cronica mancanza di organico, il potere dei coordinatori sui turni diventa un’arma impropria. Il “ricatto del turno” o la negazione dei permessi per motivi personali vengono usati per mantenere un controllo ferreo, punendo chi non si allinea.
2. La gerarchia rigida.
La sanità è storicamente strutturata in modo piramidale. Sebbene il lavoro d’equipe sia l’obiettivo, la distanza tra la dirigenza e chi opera “al letto del paziente” (Infermieri e OSS) può favorire abusi di potere che faticano a essere denunciati per timore di ritorsioni sulla carriera.
3. L’impatto sul “Burnout”.
Le professioni sanitarie sono già soggette a un alto carico emotivo. Il bossing agisce come un catalizzatore: il professionista, già provato dalla sofferenza dei pazienti, non trova supporto nell’istituzione, ma un nemico. Questo porta rapidamente a depressione, ansia e al desiderio di abbandonare la professione.
Le conseguenze: non soffre solo il lavoratore.
Il bossing in sanità non è mai un fatto privato. Le ripercussioni colpiscono tre livelli:
| Livello | Conseguenza |
|---|---|
| Il Professionista | Psicosomatizzazioni, insonnia, perdita di autostima professionale. |
| L’Azienda | Aumento dell’assenteismo, turnover elevato e costi legali. |
| Il Paziente | Aumento del rischio clinico. Un operatore vessato è un operatore più propenso all’errore. |
Come difendersi?
Se senti di essere vittima di bossing, è fondamentale non restare isolati:
- Diario degli eventi: annotare date, luoghi e testimoni di ogni episodio vessatorio.
- Supporto Sindacale o Legale: contattare le rappresentanze di categoria (es. Ordini Professionali o sindacati).
- Certificazione Medica: rivolgersi a centri specializzati in medicina del lavoro per documentare il danno psicofisico.
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