Quando gli infermieri sono costretti a lavorare in condizioni di forte pressione assistenziale, aumentano i rischi per i pazienti. A lanciare l’allarme è il sindacato Nursing Up, che richiama l’attenzione sui risultati di un importante studio scientifico italiano pubblicato sul Journal of Advanced Nursing. Il messaggio è chiaro: investire sugli organici non è solo una questione contrattuale, ma un tema di sicurezza delle cure.
Lo studio: più carico di lavoro, più eventi avversi.
La ricerca, pubblicata online il 24 febbraio 2026 e inserita nel numero di ottobre della prestigiosa rivista internazionale, ha coinvolto 2.349 infermieri, 158 reparti ospedalieri, 25 ospedali italiani e oltre 21 mila pazienti.
I risultati evidenziano una relazione diretta tra l’aumento del carico assistenziale degli infermieri e il peggioramento degli esiti clinici. Nei reparti dove la pressione lavorativa è più elevata aumentano infatti:
- le cadute dei pazienti;
- le lesioni da pressione;
- la mortalità ospedaliera.
Lo studio sottolinea inoltre come una buona organizzazione del lavoro e una leadership infermieristica efficace possano contribuire a ridurre i carichi assistenziali e migliorare la qualità delle cure.
Nursing Up: “La sicurezza dei pazienti passa dagli infermieri”.
Per Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, i dati rappresentano un campanello d’allarme che la politica non può più ignorare.
«Non stiamo parlando soltanto di infermieri sotto pressione, ma di pazienti la cui sicurezza dipende anche dalle condizioni nelle quali i professionisti sono chiamati a lavorare», afferma il sindacalista.
Secondo De Palma, gli infermieri devono poter sorvegliare, valutare e assistere ogni paziente con il tempo necessario. Quando il numero dei pazienti aumenta e il personale diminuisce, nemmeno esperienza, professionalità e spirito di sacrificio possono compensare le carenze organizzative.
Le conferme arrivano anche da altre ricerche.
Le conclusioni dello studio si inseriscono in un quadro già delineato da altre ricerche scientifiche.
Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Health Policy, coordinato dall’Università di Genova insieme ad altri partner internazionali, aveva già evidenziato un dato particolarmente significativo: ogni aumento del 10% dell’intenzione degli infermieri di lasciare il lavoro è associato a un incremento del 14% della mortalità ospedaliera.
La stessa ricerca aveva inoltre dimostrato che ogni paziente aggiuntivo affidato a un infermiere aumenta del 3,4% il rischio di mortalità durante il ricovero.
Numeri che rafforzano il principio ormai condiviso dalla comunità scientifica: adeguare il rapporto infermiere-paziente significa migliorare direttamente la sicurezza assistenziale.
Organici insufficienti: in alcuni reparti manca oltre il 30% del personale.
A peggiorare il quadro contribuisce la cronica carenza di personale.
Secondo una recente indagine della FADOI, condotta su 269 reparti di Medicina Interna italiani, la scopertura media degli organici infermieristici raggiunge il 22%, mentre nel 18% delle strutture la carenza supera addirittura il 30%.
Si tratta di reparti che assistono quotidianamente pazienti anziani, cronici e con elevata complessità clinica, dove la presenza di personale infermieristico adeguato rappresenta un elemento fondamentale per garantire continuità assistenziale e prevenzione degli eventi avversi.
Italia ancora lontana dagli standard europei.
Secondo Nursing Up, il problema non riguarda soltanto gli ospedali ma l’intero sistema sanitario nazionale.
Il sindacato stima una carenza di circa 175 mila infermieri rispetto agli standard europei.
Anche i dati internazionali confermano il divario.
Il rapporto Italy: Country Health Profile 2025, realizzato dall’OCSE e dall’Osservatorio europeo sui sistemi sanitari, evidenzia che in Italia sono presenti 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,4.
A questo si aggiunge una minore attrattività economica della professione.
Secondo il rapporto Health at a Glance 2025, gli infermieri ospedalieri italiani percepiscono una retribuzione media pari a circa 48 mila dollari annui a parità di potere d’acquisto, contro i 61 mila dollari della media OCSE.
Un divario che contribuisce ad alimentare dimissioni volontarie, difficoltà di reclutamento e migrazione dei professionisti verso altri Paesi europei.
Nursing Up: servono investimenti e assunzioni.
Per il sindacato è necessario un cambio di passo nelle politiche sanitarie.
Le richieste rivolte al Governo e alle Regioni sono chiare:
- aumentare gli organici infermieristici;
- programmare le assunzioni sulla base della complessità assistenziale;
- monitorare costantemente i carichi di lavoro;
- valorizzare economicamente la professione;
- rendere nuovamente attrattivo il lavoro infermieristico.
Secondo Nursing Up, investire sugli infermieri significa investire direttamente sulla sicurezza dei cittadini. Senza un numero adeguato di professionisti e senza un reale riconoscimento economico e professionale, il rischio è quello di compromettere la qualità dell’assistenza e la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale.
La ricerca scientifica, conclude il sindacato, conferma ciò che gli operatori denunciano da anni: la sicurezza delle cure inizia dalla presenza di infermieri sufficienti, adeguatamente valorizzati e messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con competenza, tempo e serenità.
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