La libera professione degli infermieri potrebbe diventare finalmente un diritto stabile e non più una semplice deroga temporanea. È questo l’obiettivo del Disegno di Legge n. 985, presentato dal Consiglio regionale della Lombardia al Senato, che punta a superare definitivamente il vincolo di esclusività per gli operatori sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Si tratta di una proposta destinata ad aprire un importante dibattito sul futuro delle professioni sanitarie italiane. Se approvata dal Parlamento, la nuova normativa consentirebbe agli infermieri, alle ostetriche e ai professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione di esercitare la libera professione al di fuori dell’orario di servizio senza dover attendere continue proroghe legislative.
Addio alle proroghe: la libera professione diventerebbe strutturale.
Negli ultimi anni il legislatore ha autorizzato, attraverso norme temporanee, la possibilità per i professionisti sanitari dipendenti del SSN di svolgere attività libero-professionale. L’ultima proroga, introdotta dal Decreto-Legge n. 200/2025 e convertita nella Legge n. 26/2026, mantiene questa possibilità fino al 31 dicembre 2027.
Il DDL n. 985 vuole però cambiare radicalmente approccio: non più una misura emergenziale destinata a essere rinnovata periodicamente, ma una disciplina stabile inserita nella Legge n. 251 del 2000.
Secondo i promotori, la continua incertezza normativa scoraggia molti professionisti dall’investire in un’attività autonoma, che richiede apertura della partita IVA, organizzazione fiscale e previdenziale e una programmazione a lungo termine.
Dove potranno lavorare gli infermieri.
Il nuovo articolo 6-bis proposto dal disegno di legge amplia significativamente le possibilità operative.
L’attività libero-professionale potrà essere svolta:
- al domicilio del paziente;
- presso studi o strutture sanitarie autorizzate;
- in regime intramoenia nell’azienda di appartenenza;
- presso altre strutture pubbliche o private autorizzate o accreditate;
- individualmente oppure in forma associata.
La possibilità riguarderebbe sia il personale assunto a tempo indeterminato sia quello con contratto a tempo determinato.
Si tratta di una novità particolarmente rilevante per gli infermieri che operano nell’assistenza territoriale e domiciliare, un settore destinato a crescere nei prossimi anni anche grazie allo sviluppo della sanità di prossimità previsto dal PNRR.
Restano vincoli e incompatibilità.
Il DDL non introduce una libertà assoluta.
La libera professione dovrà infatti rispettare alcuni principi fondamentali:
- dovrà essere svolta esclusivamente fuori dall’orario di servizio;
- non potrà creare conflitti di interesse;
- non dovrà compromettere il regolare funzionamento dell’azienda sanitaria;
- dovrà rispettare i contratti collettivi e la normativa nazionale e regionale.
L’obiettivo dichiarato è quello di conciliare la valorizzazione professionale con la tutela dell’efficienza del Servizio sanitario nazionale.
Regioni protagoniste dell’attuazione.
Se il provvedimento diventasse legge, saranno le Regioni e le Province autonome a disciplinarne concretamente l’applicazione.
Entro 120 giorni dall’entrata in vigore dovranno definire modalità organizzative e criteri operativi, dopo aver consultato Ordini professionali e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Successivamente le aziende sanitarie avranno altri 60 giorni per adeguare i propri regolamenti interni.
Il testo precisa inoltre che l’intera riforma dovrà essere realizzata senza nuovi oneri per la finanza pubblica.
Una risposta alla crisi del personale?
Nella relazione illustrativa il Consiglio regionale della Lombardia collega direttamente il superamento del vincolo di esclusività alla difficoltà sempre maggiore del Servizio sanitario nazionale nel reclutare e trattenere professionisti.
Consentire agli infermieri di integrare il proprio reddito attraverso attività professionali autonome potrebbe rappresentare un elemento di maggiore attrattività della professione, oltre a favorire una più ampia offerta assistenziale ai cittadini.
Molti osservatori, tuttavia, sottolineano come la libera professione non possa diventare l’unica risposta al problema della scarsa valorizzazione economica degli infermieri dipendenti. La possibilità di lavorare autonomamente rappresenta certamente un’opportunità, ma non sostituisce la necessità di stipendi più adeguati, migliori condizioni di lavoro, percorsi di carriera e un pieno riconoscimento delle competenze professionali.
Il Parlamento deciderà il futuro della riforma.
È importante ricordare che il DDL n. 985 non è ancora legge. Il testo dovrà affrontare l’intero iter parlamentare tra Commissioni e Aula, dove potrà essere modificato prima dell’eventuale approvazione definitiva.
Il segnale politico, però, appare chiaro: per la prima volta il superamento del vincolo di esclusività viene proposto come una scelta strutturale e non più come una soluzione emergenziale. Se il Parlamento confermerà questa impostazione, per infermieri e professionisti sanitari potrebbe aprirsi una nuova stagione di maggiore autonomia professionale e di nuove opportunità lavorative, sempre nel rispetto degli obblighi verso il Servizio sanitario nazionale.
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