Il sistema sanitario italiano sta perdendo i suoi pezzi più pregiati: gli infermieri. Con una carenza stimata di 70.000 unità e migliaia di professionisti che varcano il confine per stipendi tripli, la Presidente FNOPI lancia l’allarme: “Non basta importare personale dall’estero, serve un nuovo modello di valorizzazione”.
L’Italia si trova di fronte a un paradosso sanitario: mentre la richiesta di cure cresce, i professionisti che dovrebbero garantirle fuggono altrove. Secondo Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), sono circa 30.000 gli infermieri italiani che hanno scelto di lavorare all’estero. Un investimento pubblico in formazione che sfuma, regalando ad altri Paesi competenze costate allo Stato circa 35.000 euro per ogni laureato.
I numeri della crisi: mancano 70.000 infermieri.
Il dato della Corte dei Conti è impietoso, ma potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Ai 70.000 mancanti nel settore pubblico, vanno aggiunte le carenze nel privato accreditato e nelle RSA, dove solo durante il periodo Covid l’ISS stimava un deficit di ulteriori 10.000 unità.
L’insidia del “reclutamento in deroga”.
Per tappare i buchi, molte Regioni hanno fatto ricorso a infermieri stranieri (circa 12-15.000) tramite procedure in deroga che non prevedono l’iscrizione agli Ordini.
“Questo sistema è pericolosissimo perché non garantisce i cittadini,” spiega Mangiacavalli. “È l’Ordine che certifica le competenze e la qualità del servizio. Senza questo filtro, rischiamo di abbassare gli standard assistenziali.”
Perché gli infermieri scelgono l’estero?
Le ragioni della fuga non sono solo economiche, ma strutturali e generazionali. Ecco i fattori principali che spingono i professionisti oltre confine:
- Il divario salariale: In Italia, lo stipendio base di un neo-assunto è di circa 1.450 euro. In Svizzera, la retribuzione può essere fino a tre volte superiore.
- Modelli organizzativi obsoleti: Il sistema attuale è fermo agli anni ’70 e non riconosce le specializzazioni, i master e i dottorati conseguiti dai professionisti.
- Equilibrio vita-lavoro (Work-life balance): Le nuove generazioni cercano flessibilità. Un lavoro che richiede presenza h24, festivi inclusi, senza una adeguata valorizzazione, risulta poco attrattivo.
- Mancanza di autonomia: Spesso le responsabilità reali non coincidono con il riconoscimento del ruolo professionale e decisionale.
Come invertire la rotta? Le proposte FNOPI.
Per rendere l’Italia nuovamente attrattiva, la Federazione sta collaborando con il Ministero della Salute e dell’Università su diversi fronti:
- Nuove Lauree Magistrali: Introduzione di tre percorsi clinici specialistici per dare prospettive di carriera concrete.
- Revisione Economica: Interventi immediati sull’indennità infermieristica per adeguare i compensi alla media europea.
- Modelli Virtuosi: Incentivare le aziende sanitarie a migliorare il clima lavorativo; i dati dimostrano che gli infermieri scelgono le strutture dove si lavora meglio, non solo dove si guadagna di più.
Il futuro della sanità italiana passa inevitabilmente per il riconoscimento della dignità professionale degli infermieri. Non è solo una questione di numeri, ma di qualità della vita dei cittadini e di tenuta del Servizio Sanitario Nazionale.
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