Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si trova davanti a un bivio pericoloso. Mentre la popolazione invecchia e la domanda di cure aumenta, le corsie degli ospedali italiani si svuotano. Secondo le ultime stime della Corte dei Conti, mancano all’appello almeno 60.000 infermieri, un vuoto che sta compromettendo la tenuta del sistema e la sicurezza dei pazienti.
I numeri della crisi: l’Italia fanalino di coda in Europa.
I dati emersi dal rapporto Agenas 2025 (riferiti al 2023) disegnano un quadro preoccupante. In Italia disponiamo mediamente di 4,64 infermieri ogni mille abitanti, un valore drasticamente inferiore alla media europea. La situazione appare critica soprattutto in regioni come Lombardia, Campania e Sicilia, dove il rapporto cala ulteriormente, rendendo difficile garantire standard assistenziali elevati.
La “fuga” dal pubblico: burnout e stipendi troppo bassi.
Perché gli infermieri lasciano gli ospedali pubblici? Tra il 2020 e il 2022, quasi 17.000 dipendenti si sono dimessi volontariamente. Le cause sono molteplici:
- Carichi di lavoro insostenibili: Turni straordinari infiniti per coprire i “buchi” in organico.
- Salute mentale: Un aumento vertiginoso dei casi di burnout e stress correlato.
- Sicurezza: Una crescita allarmante di aggressioni verbali e fisiche ai danni del personale.
- Questione economica: Gli stipendi italiani sono tra i più bassi d’Europa.
“Siamo pagati il 20% in meno rispetto ai colleghi europei,” spiega Andrea Bottega (Nursind). Nonostante il rinnovo contrattuale di ottobre 2025, che ha portato lo stipendio medio a circa 34.424 euro lordi annui, restiamo ben lontani dai 40.000 euro medi dell’area OCSE.
Il fenomeno dei “gettonisti” e la deroga sui titoli esteri.
Per tappare le falle, molte ASL ricorrono ai cosiddetti infermieri a gettone: professionisti reclutati tramite cooperative che costano molto ma non garantiscono continuità assistenziale.
Parallelamente, la Legge di Bilancio 2026 ha prorogato fino al 31 dicembre 2029 la deroga per il riconoscimento dei titoli sanitari esteri. Questo significa che oggi in Italia operano circa 20.000 infermieri “non certificati” dagli ordini professionali italiani.
La posizione della FNOPI.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), lancia l’allarme:
“La carenza non si risolve con interventi tampone. Servono elenchi speciali per chi arriva dall’estero, per garantire la conoscenza della lingua e la verifica delle competenze. La qualità dell’assistenza dipende dalla formazione.”
Uno sguardo al futuro: l’emergenza pensioni.
Le previsioni per il prossimo decennio sono drammatiche. Entro il 2035, circa 78.000 infermieri del SSN andranno in pensione. Il ricambio generazionale è quasi inesistente: nel 2024 le domande di iscrizione ai corsi di laurea sono state appena sufficienti a coprire i posti disponibili. La professione non è più attrattiva per i giovani, che preferiscono il settore privato o l’estero (solo nel 2025, 6.000 infermieri hanno lasciato l’Italia).
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