Gentile Direttore,
alla luce dei recenti sviluppi legati alla bozza di rinnovo del CCNL Comparto Sanità (triennio 2025-2027) e del dibattito che ne è scaturito, ritengo doveroso offrire un piccolo contributo (spero costruttivo).
Riservare la specifica indennità economica d’emergenza-urgenza al solo personale formalmente assegnato alle unità operative di Pronto Soccorso, escludendo i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico, costituisce una scelta non coerente con la reale architettura dei percorsi assistenziali.
L’emergenza non coincide con il luogo fisico del Pronto Soccorso, ma con l’intero processo assistenziale che rende possibile la risposta clinica. Ogni presa in carico del paziente in emergenza — dal codice rosso per politrauma o sospetto ictus, alla sepsi, fino all’infarto acuto del miocardio — richiede l’immediato e contestuale apporto della diagnostica per immagini e di laboratorio. La tempestività delle decisioni clinico-terapeutiche e l’efficacia dei percorsi assistenziali tempo-dipendenti sono sostenute e garantite, con continuità operativa h24 e 7 giorni su 7, anche dagli esercenti le professioni sanitarie tecniche afferenti ai servizi diagnostici. Tali professionisti condividono con i colleghi del Pronto Soccorso analoghi livelli di intensità “assistenziale”, elevato stress psicofisico e imprevedibilità operativa.
Ciononostante, a partire dall’art. 1, comma 293, della Legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022), recepito dal CCNL Comparto Sanità 2019–2021 (art. 107) e ulteriormente finanziato dal D.L. 34/2023 (convertito in L. 56/2023) fino alla bozza di rinnovo del CCNL 2025–2027, le risorse destinate all’emergenza-urgenza continuano ad essere vincolate all’incardinamento formale del personale nelle sole strutture di Pronto Soccorso.
Tale impostazione normativo-contrattuale rischia di consolidare un grave equivoco organizzativo e culturale: ovvero che la risposta all’emergenza sia attribuibile all’attività isolata di una singola struttura, riducendo la diagnostica ad un mero servizio accessorio e fungibile. Negli ospedali italiani, al contrario, il valore della prestazione sanitaria nasce dall’interdipendenza e dal coordinamento multiprofessionale. Un vincolo puramente formale e perimetrale finisce per introdurre una gerarchia artificiale tra professionisti coinvolti nel medesimo processo assistenziale ad alta intensità di cure.
Non si tratta di richiedere trattamenti di favore, ma di sollecitare l’applicazione di criteri di equità retributiva e di coerenza con i principi di buon andamento, imparzialità ed efficiente organizzazione della Pubblica Amministrazione.
Senza l’apporto continuo, qualificato e tempestivo dei TSRM, dei TSLB e del personale dei servizi diagnostico-strumentali, il sistema dell’emergenza-urgenza semplicemente non potrebbe reggere l’impatto dei bisogni di salute dei cittadini. Auspico vivamente che il legislatore, l’ARAN e le parti sociali sappiano cogliere la complessità di questa realtà operativa, superando anacronistiche sperequazioni economiche e valorizzando appieno il principio dell’integrazione multiprofessionale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Francesco Sciacca, PhD
CPS TSRM e Dottore di ricerca in Ricerca clinica e traslazionale in neuroscienze e oncologia
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