Achille Capozzi, segretario provinciale FIALS, interviene sul tema della sicurezza degli operatori dell’emergenza: «Una telecamera può documentare ciò che è accaduto, ma non impedisce che un lavoratore venga aggredito».
FOGGIA – Di fronte al crescente dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari e sulle aggressioni che coinvolgono il personale del Servizio di Emergenza Territoriale 118, la FIALS di Foggia chiede di andare oltre le sole soluzioni tecnologiche. Secondo il sindacato, infatti, strumenti come le body-cam possono rappresentare un supporto utile, ma non sono sufficienti a garantire la sicurezza di chi ogni giorno interviene in situazioni spesso imprevedibili e caratterizzate da forte tensione emotiva.
A prendere posizione è il segretario provinciale della FIALS, Achille Capozzi, che invita l’ASL di Foggia a mettere in campo un vero e proprio piano straordinario per la prevenzione delle aggressioni, fondato soprattutto sulla formazione pratica, sulla capacità di gestire i conflitti e su protocolli operativi condivisi con le Forze dell’Ordine.
«Le telecamere sulle divise costituiscono certamente un supporto utile nella fase giudiziaria e forense, perché possono fornire elementi di prova dopo che un episodio si è verificato – sottolinea Capozzi –. Ma non possiamo pensare che una telecamera possa, da sola, fermare una persona in stato di forte alterazione emotiva o di aggressività incontrollata. La priorità deve essere quella di evitare che la violenza si consumi, non semplicemente di registrarla».
Un concetto che pone al centro non tanto la risposta successiva all’aggressione, quanto la sua prevenzione. Per la FIALS, la tutela di medici, infermieri, autisti-soccorritori e di tutti gli operatori impegnati nell’emergenza-urgenza deve partire dalla gestione concreta del rischio lavorativo.
Formazione pratica per imparare a prevenire e disinnescare i conflitti.
Il primo punto indicato dalla FIALS riguarda la necessità di investire in una formazione di alto livello. Non semplici corsi teorici o iniziative organizzate soltanto per adempiere a obblighi formativi, ma percorsi pratici affidati a società ed enti realmente specializzati nella sicurezza sanitaria e nella gestione dei comportamenti aggressivi.
Il sindacato chiede l’avvio di un piano formativo straordinario rivolto al personale del 118 e della Centrale Operativa, dedicato alle tecniche di de-escalation, alla comunicazione in emergenza, alla gestione dello stress e all’autocontrollo nei contesti critici.
L’obiettivo è preparare concretamente gli operatori a riconoscere i segnali che possono precedere un’escalation e a mettere in pratica strategie capaci di ridurre la tensione prima che una discussione o un momento di crisi possa trasformarsi in un’aggressione fisica.
Per Capozzi, la differenza può essere fatta proprio dall’esperienza sul campo e dalle simulazioni pratiche. «Non vogliamo interventi pro-forma – evidenzia il segretario provinciale FIALS – ma una formazione affidata a professionisti altamente qualificati, capaci di addestrare concretamente gli operatori a gestire e disinnescare le situazioni di conflitto».
Maggiore raccordo con Polizia e Carabinieri.
Il secondo asse della proposta avanzata dalla FIALS riguarda il rafforzamento dei protocolli operativi con le Forze dell’Ordine.
Gli equipaggi del 118 sono spesso chiamati a intervenire in contesti complessi, dove accanto all’emergenza sanitaria possono essere presenti situazioni di disagio sociale, alterazione psicologica, abuso di sostanze, violenza o forte tensione familiare.
Per questo il sindacato ritiene indispensabile un raccordo ancora più efficace con Prefettura, Polizia e Carabinieri, affinché nelle situazioni considerate potenzialmente pericolose possa essere garantito, quando necessario, un supporto preventivo o un intervento tempestivo delle pattuglie.
La sicurezza degli operatori, dunque, non può essere affidata esclusivamente alla loro capacità di affrontare le situazioni difficili, ma deve essere costruita attraverso una rete organizzativa capace di riconoscere i rischi e intervenire prima che sia troppo tardi.
Tutele legali e sostegno agli operatori vittime di violenza.
Un altro punto fondamentale riguarda l’assistenza ai lavoratori che hanno subito un’aggressione. La FIALS chiede una piena applicazione delle normative a tutela degli operatori sanitari e un impegno concreto dell’Azienda nel garantire supporto legale e psicologico gratuito alle vittime di violenza sul luogo di lavoro.
Perché dietro ogni aggressione non c’è soltanto un procedimento giudiziario o un eventuale infortunio. Ci sono spesso conseguenze psicologiche che possono accompagnare il lavoratore anche dopo la conclusione del turno, generando paura, stress e un crescente senso di insicurezza.
«I lavoratori dell’emergenza-urgenza non possono continuare a operare con la paura di non rientrare a casa alla fine del turno», afferma Capozzi, rilanciando la richiesta di un intervento urgente da parte della Direzione dell’ASL di Foggia.
La richiesta: un tavolo tecnico urgente sulla sicurezza del 118.
La FIALS provinciale conclude quindi con una proposta precisa: convocare al più presto un tavolo tecnico per definire un programma formativo specializzato e nuovi protocolli di sicurezza per gli operatori dell’emergenza territoriale.
Il messaggio è chiaro: la tecnologia può rappresentare un tassello importante, ma non può diventare l’unica risposta al problema. Una body-cam può fornire prove e aiutare a ricostruire quanto accaduto, ma non può sostituire la prevenzione, la formazione, l’organizzazione e la presenza di una rete di sicurezza attorno agli operatori.
Per chi lavora ogni giorno sulle ambulanze e nelle Centrali Operative, spesso intervenendo nei momenti più difficili della vita delle persone, la sicurezza non può essere considerata un elemento secondario. È una condizione essenziale per poter continuare a soccorrere gli altri senza diventare, a propria volta, vittime.
La richiesta della FIALS è dunque quella di passare dalle parole ai fatti: meno soluzioni esclusivamente simboliche e più investimenti concreti nella formazione, nella prevenzione e nella protezione di chi opera ogni giorno in prima linea per garantire il diritto alla salute e all’emergenza sanitaria.
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