I solleciti si ripetono da mesi senza una risposta organizzativa. Il sindacato chiama in causa l’Azienda e la Regione: «La sicurezza dei pazienti e il benessere degli operatori sono la stessa battaglia».
POTENZA – Ci sono notti, nel reparto di Geriatria dell’ospedale San Carlo di Potenza, in cui accanto ai pazienti non c’è alcun operatore socio-sanitario. E ci sono turni nei quali gli infermieri presenti sono soltanto due, chiamati ad assistere fino a 32 pazienti, in gran parte anziani, fragili, polipatologici, non autosufficienti o allettati.
Una situazione che, secondo le segnalazioni raccolte dal personale e dalle organizzazioni sindacali, non rappresenterebbe un episodio isolato. I solleciti, infatti, si ripetono da mesi, ma dal reparto continuerebbe a mancare una risposta organizzativa capace di affrontare in maniera strutturale il problema della carenza di personale.
La denuncia arriva dalla FIALS di Potenza, che punta i riflettori sulle condizioni in cui lavorano quotidianamente infermieri e operatori sanitari e, soprattutto, sulle possibili conseguenze che una dotazione insufficiente può avere sull’assistenza ai pazienti più fragili.
Due infermieri, 32 pazienti: fino a sedici assistiti a testa.
Non si tratta soltanto di numeri scritti su una tabella. Quando manca l’OSS, una parte importante dell’assistenza di base – dall’igiene alla mobilizzazione, dal cambio della postura alla risposta ai bisogni primari – ricade inevitabilmente sugli infermieri.
Questo significa sottrarre tempo e risorse ad altre attività fondamentali: la somministrazione delle terapie, il monitoraggio clinico, la prevenzione delle complicanze, la sorveglianza e la tempestiva individuazione di un eventuale peggioramento delle condizioni del paziente.
In un turno con due soli infermieri e 32 pazienti ricoverati, il rapporto può arrivare potenzialmente a sedici pazienti per ogni infermiere. Una proporzione che assume un peso ancora maggiore in un reparto geriatrico, dove la complessità assistenziale non è determinata soltanto dal numero dei degenti, ma anche dalla loro fragilità e dal grado di dipendenza.
E la carenza di operatori socio-sanitari, secondo quanto segnalato, non riguarderebbe esclusivamente il turno notturno. Anche durante il giorno la presenza di personale di supporto sarebbe spesso insufficiente rispetto alle reali necessità assistenziali del reparto.
Il confronto con gli studi: quando il personale non basta, cresce il rischio.
Il tema dei rapporti tra numero di infermieri e pazienti è da anni al centro della letteratura scientifica internazionale. Tra gli studi più citati c’è il progetto europeo RN4CAST, che ha analizzato il rapporto tra dotazione infermieristica, sicurezza delle cure e condizioni di lavoro degli operatori.
Le evidenze raccolte hanno mostrato come l’aumento del numero di pazienti affidati a ciascun infermiere possa essere associato a un incremento dei rischi per la sicurezza e a un maggiore logoramento professionale. Un dato che, in un contesto assistenziale come quello geriatrico, merita una riflessione ancora più attenta.
Non è soltanto una questione di carichi di lavoro. Dietro un organico insufficiente c’è il rischio concreto che alcune attività vengano rinviate, rallentate o affidate alla capacità di sacrificio di professionisti che cercano ogni giorno di compensare le assenze con disponibilità, straordinari e un impegno sempre maggiore.
Ma la buona volontà non può sostituire l’organizzazione.
Il logoramento degli operatori arriva fino al letto del paziente.
C’è un altro elemento che la FIALS considera centrale: il benessere di chi lavora.
Un infermiere o un operatore costantemente sottoposto a pressione, costretto a gestire carichi assistenziali elevati e consapevole di non riuscire sempre a garantire tutto ciò che sarebbe necessario, può accumulare stanchezza, tensione e un crescente senso di frustrazione professionale.
E questo logoramento non rimane confinato alla vita personale dell’operatore.
«Il benessere degli operatori e la sicurezza dei pazienti non sono richieste diverse – dichiara Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza –. Chi lavora sfinito non può garantire la stessa attenzione, e quell’attenzione è ciò che tiene in sicurezza una persona anziana e fragile. Difendere il personale significa difendere chi è ricoverato».
Il messaggio è chiaro: un reparto che tutela i propri professionisti tutela, allo stesso tempo, i propri pazienti. Al contrario, lasciare gli operatori a lavorare in condizioni di costante emergenza organizzativa rischia di esporre tutti a maggiori criticità.
Sicurezza delle cure: dalle parole ai reparti.
Si parla spesso di sicurezza delle cure, di gestione del rischio clinico e di qualità dell’assistenza. Principi fondamentali, che però – sottolinea il sindacato – devono tradursi in scelte concrete all’interno dei reparti.
La questione riguarda anche il quadro normativo.
La Legge 24/2017, conosciuta come legge sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità professionale, richiama le strutture sanitarie alla necessità di garantire condizioni organizzative coerenti con la tutela della salute e la prevenzione del rischio.
Il Decreto Legislativo 81/2008 pone inoltre precisi obblighi in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, compresa la valutazione e la gestione dello stress lavoro-correlato.
A questi aspetti si aggiunge il tema degli standard organizzativi e dell’adeguatezza delle dotazioni di personale rispetto alle attività e alla complessità assistenziale garantite dalle strutture.
Il punto più delicato, però, secondo la FIALS, riguarda la consapevolezza del problema. Le segnalazioni, infatti, sarebbero state ripetute nel tempo. E quando un rischio organizzativo viene segnalato più volte senza che si arrivi a una soluzione, la questione non può essere liquidata come un evento occasionale o imprevedibile.
«Servono i numeri veri, turno per turno».
La richiesta del sindacato all’Azienda sanitaria è quella di un intervento concreto e verificabile.
La FIALS chiede una ricognizione analitica della situazione, con dati chiari sulla presenza effettiva del personale: infermieri previsti e realmente in servizio, OSS previsti e presenti, turni notturni senza operatori socio-sanitari, turni svolti con organico ridotto, assenze, ricorso allo straordinario, prestazioni aggiuntive e assunzioni programmate.
«Non chiediamo l’ennesima rassicurazione – precisa Costanzo –. Chiediamo di sapere quali provvedimenti l’Azienda intenda adottare, con quali tempi e con quale personale».
Una richiesta di trasparenza, dunque, ma soprattutto di programmazione.
Perché, secondo il sindacato, non è possibile affrontare stabilmente una situazione di sotto-organico facendo affidamento esclusivamente sulla disponibilità dei lavoratori.
L’appello alla Regione: «Venite a vedere cosa accade davvero».
La mobilitazione si rivolge anche alla politica regionale. All’Assessore alla Salute e ai consiglieri regionali, la FIALS chiede una verifica diretta della situazione.
Non una relazione inviata dagli uffici. Non un semplice prospetto numerico.
L’invito è a entrare nel reparto, soprattutto durante un turno reale, di notte compresa, per comprendere concretamente quali siano le condizioni in cui il personale è chiamato a lavorare e ad assistere pazienti anziani e fragili.
Perché tra un organigramma sulla carta e ciò che accade realmente accanto al letto di un paziente può esserci una distanza significativa.
La sanità pubblica, del resto, non può essere valutata soltanto attraverso i bilanci o i documenti programmatici. Si misura anche nella capacità di garantire, in ogni momento della giornata, un’assistenza sicura e dignitosa a chi ha bisogno di cure.
Quanto deve ancora aspettare la Geriatria?
Oggi, secondo la denuncia della FIALS, la Geriatria del San Carlo continua a reggere grazie alla professionalità, al senso di responsabilità e al sacrificio di chi lavora quotidianamente nel reparto.
Ma la disponibilità dei singoli professionisti non può diventare il modello organizzativo di un servizio sanitario.
Due infermieri per 32 pazienti e turni senza OSS, se confermati e ripetuti nel tempo, pongono interrogativi che meritano risposte immediate. Per la tutela di chi lavora, ma soprattutto per la sicurezza di chi è ricoverato.
Dopo mesi di segnalazioni e solleciti, la domanda resta dunque una sola: quanto deve ancora aspettare la Geriatria dell’ospedale San Carlo di Potenza prima di ottenere una risposta concreta?
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