Scontro totale tra UIL FPL e l’Azienda Ospedaliera di Verona. Il sindacato denuncia 230 posti vacanti e infermieri usati come “tappabuchi”, la Direzione replica: “I nostri organici sono in linea con i piani”.
Mentre le corsie degli ospedali veronesi si apprestano ad affrontare il carico delle festività, esplode una dura polemica sulla gestione del personale. Al centro della contesa c’è la figura dell’OSS (Operatore Socio-Sanitario), l’anello fondamentale dell’assistenza che, secondo i sindacati, sarebbe ormai una “specie in via d’estinzione” nelle strutture scaligere.
La denuncia della UIL: “Infermieri costretti al demansionamento”.
Il grido d’allarme lanciato dalla UIL FPL Verona è supportato da un’indagine interna che dipinge un quadro a tinte fosche. Secondo il sindacato, mancherebbero all’appello almeno 230 operatori.
Il risultato? Una reazione a catena che colpisce direttamente la professionalità degli infermieri. Trasporto pazienti, accompagnamento ai test diagnostici, approvvigionamento materiali: mansioni che spetterebbero agli OSS finiscono sistematicamente sulle spalle del personale infermieristico. I dati del questionario sindacale sono pesanti:
- Il 68% degli infermieri si dice demotivato.
- Il 63% percepisce un peggioramento netto della qualità delle cure.
- In una sola settimana di novembre, oltre 150 operatori hanno dovuto “sostituire” un OSS per l’intero turno.
Le zone calde del disagio sarebbero la Geriatria A e l’Ospedale Donna Bambino, dove turni infiniti e richiami improvvisi starebbero diventando la norma.
La replica dell’Azienda: “I conti tornano, nessuna emergenza”.
Non si è fatta attendere la risposta della Direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, che bolla i numeri del sindacato come “non reali”. Secondo i dati ufficiali, la macchina organizzativa gode di ottima salute:
- 747 OSS attualmente in servizio (3 in più rispetto al 2024).
- 67 assunzioni effettuate nel 2025, che hanno coperto abbondantemente le 63 uscite (turn-over al 100%).
L’Azienda contesta la metodologia del sindacato, definendo la rilevazione di novembre come “parziale” e riferita a una casistica isolata. Secondo la Direzione, le sostituzioni effettuate dagli infermieri riguarderebbero appena il 2% dei turni totali analizzati: una percentuale fisiologica che non metterebbe affatto a rischio la sicurezza dei pazienti.
Due realtà a confronto.
Lo scontro di Verona mette a nudo la distanza siderale che spesso intercorre tra i fogli di calcolo degli uffici amministrativi e la percezione quotidiana di chi lavora al letto del paziente. Se per l’Azienda i turni scoperti sono eccezioni statistiche, per i sindacati sono il sintomo di un malessere strutturale che rischia di portare al burnout l’intero comparto sanitario.
Chi ha ragione? Difficile dirlo, ma resta un dato di fatto: se la maggioranza dei lavoratori intervistati dichiara demotivazione e disagio, il problema va oltre i numeri e tocca il cuore dell’organizzazione del lavoro.
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