Tagliare sulla salute non è mai una semplice operazione contabile (come si evince dal servizio di FoggiaTv): è una scelta che si abbatte direttamente sulla pelle dei cittadini. È questo il grido d’allarme che ha mobilitato nei giorni scorsi sindacati e territori di fronte alla prospettiva di drastici ridimensionamenti, inclusa l’ipotesi della Asl di cancellare la seconda ambulanza del 118 a Manfredonia. Una prospettiva che aveva scatenato una vera e propria sommossa popolare, culminata nella proclamazione di un sit-in di protesta in Piazza del Popolo.
Ma la forte presa di posizione della comunità e delle istituzioni locali ha portato a un risultato fondamentale: proprio in queste ore, il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha annunciato ufficialmente che la seconda ambulanza resta in città. Una notizia accolta con grande sollievo, frutto di giorni intensi di confronto in cui l’amministrazione ha ribadito che il presidio non rappresenta un “optional”, ma uno strumento essenziale per la tutela della vita umana, reso indispensabile dalla particolare conformazione del territorio, dalle distanze e dalle migliaia di interventi gestiti ogni anno. Il primo cittadino ha voluto ringraziare il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia, l’assessore Raffaele Piemontese, la direttrice generale della Asl Foggia Tiziana Di Matteo e la Commissione Salute del Comune per aver ascoltato le ragioni del territorio.
Nonostante il traguardo raggiunto per Manfredonia, il quadro generale della sanità in Capitanata resta critico. Restano infatti sul tavolo i pesanti tagli legati al piano di rientro della spesa sanitaria pugliese, che rischiano di colpire duramente altri comuni — come Torremaggiore, Vico del Gargano, Vieste e Cerignola — e di gravare sui 108 lavoratori interinali di Sanitaservice, tra servizi di ausiliariato e supporto al 118. La riduzione dei turni degli ausiliari e le ripercussioni sulle postazioni di emergenza lasciano aperte le preoccupazioni per la sicurezza dei cittadini e per i carichi di lavoro del personale superstite.
Proprio per mantenere alta la guardia e pretendere una riorganizzazione che sappia coniugare l’efficienza con il diritto alla cura — evitando che la salute si trasformi in una “roulette russa” —, la mobilitazione va avanti. Lo stato di agitazione e le proteste mirano a garantire che quanto ottenuto non sia solo una tregua temporanea, ma che nessun territorio della Capitanata venga lasciato solo.
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