La decisione della giunta regionale sulla riorganizzazione del servizio dell’emergenza-urgenza fa discutere. Il consigliere regionale della Lega, Napoleone Cera, va all’attacco: «Prima delle elezioni servivano ambulanze e soccorritori per raccogliere consenso. Oggi i contratti finiscono e tutti a casa».
CAPITANATA – Sembra ormai definitiva la controversa decisione della giunta regionale di procedere alla soppressione delle seconde ambulanze del 118 in diverse aree strategiche del territorio. Il taglio, che sta sollevando forti polemiche, riguarda i presidi di Vieste, Vico del Gargano, Torremaggiore, Cerignola e Manfredonia.
Una scure che non si abbatte solo sui mezzi di soccorso, essenziali soprattutto in territori estesi e a forte vocazione turistica, ma anche sul personale: sono infatti circa 40 gli operatori (tra soccorritori e lavoratori interinali) che vedono terminare il proprio rapporto di lavoro.
L’affondo di Napoleone Cera: «Troppo comodo parlare di “temporaneo” ora»
Sulla questione è intervenuto duramente il consigliere regionale della Lega, Napoleone Cera, che punta il dito contro la tempistica e la gestione politica dell’intera operazione.
«La verità è molto semplice – afferma Cera –. Quando c’erano le elezioni alle porte servivano lavoratori, servivano soccorritori, servivano ambulanze. Si è fatto ricorso agli interinali e quelle postazioni “temporanee” sono rimaste in piedi».
Secondo il rappresentante del Carroccio, la situazione attuale dimostra come le reali necessità del territorio vengano spesso subordinate alle scadenze della politica. «Oggi le elezioni sono passate. I contratti finiscono e la Regione ha scelto di non mantenere quelle seconde ambulanze nella nuova organizzazione del 118. E adesso ci ricordano che era tutto temporaneo. Troppo comodo».
Promesse elettorali e aspettative deluse
Già nei mesi scorsi Cera aveva sollevato pubblicamente dubbi e preoccupazioni sulla tenuta di quei contratti a termine, paventando il rischio di una gestione legata più alla campagna elettorale che a una visione strutturale della sanità pubblica.
Oggi, con lo stop ai contratti e la cancellazione dei mezzi, il problema esplode in tutta la sua gravità. L’interrogativo posto dal consigliere regionale chiama direttamente in causa i vertici politici e sanitari: «Se quelle ambulanze non servivano, perché le avete tenute operative? E se quei lavoratori erano necessari, perché li avete utilizzati per mesi senza costruire una soluzione stabile?».
«Le persone non sono materiale elettorale»
Il tema centrale sollevato dal territorio non riguarda solo la logistica dell’emergenza-urgenza, ma anche il rispetto per i lavoratori impiegati in prima linea nel salvataggio delle vite umane.
«Una cosa non è accettabile: creare aspettative quando servono uomini e consenso e poi, quando cambia la stagione politica, nascondersi dietro la parola “temporaneo”», tuona Cera. «Le persone non sono materiale elettorale. E il 118 non è un posto dove fare esperimenti politici. Prima servivano. Oggi tutti a casa».
La richiesta finale è quella della massima trasparenza nei confronti dei cittadini della Capitanata e degli operatori coinvolti: «Chi ha gestito questa vicenda abbia almeno il coraggio di spiegare che cosa è successo davvero».
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