Il sistema sanitario pugliese continua a navigare a vista, intrappolato in un labirinto di ritardi, rimpalli di responsabilità e promesse che faticano a tramutarsi in atti concreti. Il blocco che frena i concorsi e le procedure di assunzione per oltre duemila unità tra infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS) rappresenta l’ennesimo cortocircuito di una regione che, sul diritto alla salute, sembra procedere a singhiozzo.
La situazione è bloccata, ma la necessità di sbloccare le procedure è vitale per evitare il collasso dei reparti. Eppure, attorno a questo asse cruciale si muove uno scenario desolante: da un lato i sindacati appaiono spesso frammentati, inclini a divisioni e litigi interni che indeboliscono la forza contrattuale dei lavoratori; dall’altro la politica regionale nicchia, frenata da un pesantissimo disavanzo di bilancio sanitario che fa da comodo scudo per giustificare immobilismo e rinvii.
Emblematica, in questo contesto, è la linea portata avanti dall’assessore regionale alla sanità, Donato Pentassuglia. Mentre le aziende sanitarie faticano a garantire i livelli minimi di assistenza e i reparti denunciano voragini di organico, l’assessore alterna dichiarazioni di facciata e interventi pubblici in cui rivendica la necessità di assumere, salvo poi concentrarsi sulla kermesse politica delle Feste dell’Unità. Tra un comizio e una passerella, la programmazione sanitaria scivola inevitabilmente in secondo piano, lasciando i reparti sguarniti e i professionisti della salute costretti a turni massacranti e a fare affidamento sulle solite, costose prestazioni aggiuntive.
Il nodo centrale resta di natura finanziaria, ma si tinge di forti tinte opache: ci sono i soldi per fare i concorsi oppure no? Se le risorse non ci sono a causa del deficit strutturale che affligge la Regione Puglia, perché si continuano a fare annunci trionfalistici di sblocco? E se i fondi, al contrario, esistono, perché non si avviano le procedure concorsuali in modo trasparente e immediato, immettendo linfa vitale negli ospedali e sul territorio?
Il sospetto che serpeggia tra i cittadini, e che accomuna la stanchezza di un’intera comunità, è che dietro questo rinvio sistematico si celi una logica ben nota. Posticipare la conclusione dei concorsi e la gestione delle graduatorie a ridosso delle prossime scadenze elettorali – tra competizioni comunali e appuntamenti politici cruciali – risponde a una vecchia e collaudata abitudine della politica clientelare. Utilizzare le leve del reclutamento pubblico, delle stabilizzazioni e delle promesse di lavoro come merce di scambio o carburante per il consenso è un film già visto in Puglia.
I pugliesi, ormai disincantati e abituati a queste dinamiche di potere, pagano il prezzo più alto: liste d’attesa infinite, reparti allo stremo e un sistema d’emergenza-urgenza costantemente in trincea. Sbloccare i concorsi a tutti i costi non è più soltanto una rivendicazione sindacale o una questione di bilancio: è l’unico argine rimasto per impedire il fallimento definitivo della sanità pubblica regionale.
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