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Non si placa la tensione tra la Regione Puglia e i sindacati dei medici. Al centro della disputa la richiesta di restituzione di 31 milioni di euro e la gestione delle liste d’attesa. “Comportamento autoritario, scenderemo in piazza”.
Il fronte della protesta.
La sanità pugliese si prepara a un possibile blocco dei servizi. Le principali sigle sindacali (tra cui Fimmg, Snami, Smi e Cisl Medici) hanno alzato il muro contro le ultime direttive regionali, definendo l’atteggiamento della Regione Puglia “autoritario e antisindacale”. La minaccia è chiara: sciopero generale e manifestazioni di piazza.
I due nodi della discordia.
La crisi si articola principalmente su due fronti che mettono a rischio la stabilità del sistema sanitario regionale:
- La “beffa” dei 31 milioni: la Regione ha richiesto la restituzione di somme erogate tra il 2016 e il 2024. Si tratta di circa 24 milioni di euro per i medici di base e 7 milioni per i pediatri. Fondi legati ai compensi per assistito che, dopo un ricalcolo degli uffici, sono stati dichiarati “non dovuti”.
- L’abbattimento delle liste d’attesa: il nuovo piano regionale per recuperare visite ed esami arretrati è stato calato dall’alto senza — secondo i sindacati — un reale confronto con chi opera sul campo, aggravando il carico di lavoro in una situazione di cronica carenza di personale.
Un sistema al collasso?
Oltre ai contenziosi economici, i medici denunciano criticità strutturali che affliggono la Puglia da anni:
- 118 e Continuità Assistenziale: situazione definita “drammatica”.
- Ruolo Unico: una gestione paradossale dei medici (ex guardie mediche e medici di base) spesso inutilizzati o impiegati in modo inefficiente dai distretti.
- Modelli disattesi: mentre si parla di Case e Ospedali di Comunità, i sindacati accusano la Regione di negare nei fatti proprio quel modello di collaborazione che servirebbe a far funzionare la sanità territoriale.

