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8 Mar 2026, Dom

Mutilazioni Genitali Femminili: in Italia oltre 95.000 vittime. L’allarme: “Non è tradizione, è violenza”.

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In occasione della Giornata Internazionale (6 febbraio 2026), il network AMSI-UMEM-CO-MAI diffonde dati drammatici: il fenomeno cresce anche in Europa a causa di guerre, povertà e carenza di formazione sanitaria.

​Una piaga globale in espansione.

​Nonostante i divieti e le campagne di sensibilizzazione, le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) rimangono una delle più gravi emergenze sanitarie mondiali. Secondo l’ultimo rapporto 2026 della rete associativa guidata dal Prof. Foad Aodi, i numeri sono in costante ascesa:

  • 260 milioni di donne e bambine convivono oggi con le conseguenze di questa pratica.
  • 3,5 milioni di bambine sono a rischio ogni anno.
  • 95 milioni di minori potrebbero essere coinvolte entro il 2030 se non si interviene subito.

​La situazione in Italia e in Europa.

​Il fenomeno non riguarda più solo aree remote, ma è una realtà consolidata nel cuore dell’Europa a causa dei flussi migratori e della mancanza di protocolli di prevenzione efficaci.

PaeseCasi stimati (2026)
Regno Unito> 140.000
Francia> 125.000
Italia> 95.000
Germania~ 70.000

In Italia, il fenomeno emerge spesso solo in fase tardiva (gravidanza o complicazioni cliniche), evidenziando una falla nel sistema di prevenzione territoriale.

​Le aree a più alta prevalenza nel mondo.

​L’analisi dettagliata mostra concentrazioni allarmanti in specifiche regioni:

  • Somalia: prevalenza tra il 95% e il 98%.
  • Egitto: 85-88% tra le donne adulte.
  • Guinea e Mali: oltre l’85%.
  • Sudan: speriore al 90%.

​Perché il fenomeno non si ferma?

​Il Prof. Foad Aodi identifica tre fattori critici che alimentano questa spirale di violenza:

  1. Guerre e instabilità: nei conflitti “dimenticati”, il collasso dei sistemi educativi e sanitari favorisce il ritorno a pratiche di controllo sociale sulle donne.
  2. Mancanza di formazione: molti operatori sanitari in Europa non sono preparati a riconoscere o gestire psicologicamente e fisicamente le vittime.
  3. Cooperazione economica vs etica: i patti internazionali spesso privilegiano il commercio, trascurando la tutela dei diritti umani e della salute femminile.
  4. ​Monitorare i dati in tempo reale e armonizzarli a livello europeo.
  5. ​Formare in modo obbligatorio medici, ginecologi e pediatri.
  6. ​Tutelare le famiglie e le bambine che scelgono di denunciare.

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