In sanità esistono ancora realtà difficili da accettare. Una di queste riguarda il modo in cui troppo spesso, viene percepita la figura dell’OSS. In molte aziende ospedaliere gli OSS vengono ancora considerati “l’ultima ruota del carro”, confusi con ausiliari, barellieri o addetti alle pulizie, oppure trattati come personale di serie B da chi possiede una laurea o un titolo accademico.
In realtà l’OSS è una figura professionale e fondamentale all’interno del sistema sanitario. Non svolge lo stesso ruolo dell’infermiere o del medico, ma contribuisce in modo essenziale alla qualità dell’assistenza, al benessere del paziente e al corretto funzionamento dei reparti. Senza OSS, la macchina sanitaria semplicemente non funzionerebbe come dovrebbe.
Ogni professionista sanitario ha responsabilità differenti, ma questo non significa che esistano professioni “superiori” e altre “inferiori”.
Un ospedale funziona come un grande orologio dove ogni ingranaggio è indispensabile. Se anche un solo elemento manca o viene svalutato, tutto il meccanismo rischia di bloccarsi.
Il problema nasce quando alcuni professionisti medici, infermieri, coordinatori o altri operatori, assumono atteggiamenti di superiorità, utilizzando termini dispregiativi o riduttivi verso gli OSS.
Chiamare un OSS “ausiliario” dopo anni di presenza riconosciuta nel Servizio Sanitario Nazionale non è solo un errore professionale è il segnale di una scarsa cultura del rispetto e della collaborazione.
E attenzione!! Nessuno sta dicendo che gli ausiliari o gli addetti alle pulizie siano figure meno importanti. Anche loro meritano rispetto assoluto, perché ogni ruolo ha dignità e valore. Ma confondere le professioni significa ignorare competenze, responsabilità e percorsi formativi differenti.
La domanda che molti OSS si pongono è inevitabile: perché alcuni continuano a sminuire questa figura? È ignoranza? Arroganza? Oppure il bisogno di sentirsi superiori grazie a un titolo?
Una persona veramente competente non ha bisogno di umiliare gli altri per sentirsi importante. Al contrario, chi comprende davvero il significato del lavoro di squadra sa riconoscere il valore di ogni professionista.
La sanità moderna non si basa sul protagonismo individuale, ma sulla collaborazione.
Un medico eccellente non è solo colui che possiede conoscenze scientifiche, ma anche chi sa rispettare i colleghi. Lo stesso vale per infermieri, coordinatori e qualsiasi altra figura sanitaria. Il titolo di studio non garantisce automaticamente intelligenza, empatia o maturità professionale.
Anzi, chi continua ostinatamente a denigrare gli OSS dopo aver ricevuto spiegazioni sul loro ruolo dimostra soprattutto chiusura mentale e povertà umana. E questo dovrebbe far riflettere molto più di qualsiasi curriculum.
Per questo motivo, agli OSS va ricordato una cosa importante: non sono sbagliati loro!
Gli OSS non devono sentirsi inferiori, né vergognarsi del proprio lavoro. Ogni giorno entrano nelle stanze dei pazienti, li aiutano nei bisogni fondamentali, offrono assistenza, ascolto, umanità e presenza. Sono professionisti indispensabili.
Colleghi OSS, la prossima volta che qualcuno vi chiamerà “ausiliari” con intento denigratorio, forse la risposta migliore sarà davvero una risata. Perché il problema non appartiene a chi svolge con dignità il proprio lavoro, ma a chi non è ancora riuscito a capire il significato autentico della parola rispetto.
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