Nel nome di Rodica Grama e di tutti gli OSS: la tragedia del lavoro usurante, l’infinita usura psicologica ed emotiva e il diritto al riconoscimento dell’Area Sanitaria.
La notizia dell’ennesima tragedia sul lavoro non può e non deve lasciarci indifferenti. Rodica Grama, operatrice sociosanitaria di 56 anni, è stata stroncata da un malore ed è morta sul posto di lavoro, tra le braccia delle sue colleghe, all’interno di una casa di riposo. Diventata nonna solo da dieci giorni, la sua vita è stata spezzata mentre svolgeva il proprio dovere.
Questa tragedia rappresenta la drammatica conferma di ciò che viviamo quotidianamente nei reparti e nelle strutture assistenziali: il lavoro dell’OSS è un lavoro massacrante, stremante e usurante. Non è solo la fatica fisica di un continuo salire e scendere tra i reparti spingendo letti e carrozzine per accompagnare i pazienti a visite, radiografie ed esami, o la movimentazione costante di persone allettate, paraplegiche e tetraplegiche. C’è un carico ancora più pesante e spesso invisibile: quello psicologico ed emotivo.
Noi OSS siamo al fianco del paziente per tutta la giornata. Siamo noi ad ascoltare i loro dolori, le loro paure, la loro solitudine e le loro confidenze mentre li accudiamo. Anche quando noi stessi siamo allo stremo delle forze e non ne possiamo più, continuiamo ad ascoltare con pazienza, a donare un sorriso e ad asciugare una lacrima. Assorbiamo quotidianamente la sofferenza umana, diventando il primo punto di riferimento emotivo del malato. Questa dedizione costante, unita ai ritmi serrati e al carico fisico, logora profondamente la mente e il cuore dell’operatore.
Da Operatore Socio-Sanitario con 26 anni di servizio continuo nella riabilitazione, scrivo questa lettera aperta per rendere onore alla memoria di Rodica e per chiedere con forza che non si giri la testa dall’altra parte. Non si può continuare a ignorare chi ogni giorno mette la propria salute fisica e mentale al servizio degli altri. Le nostre richieste di dignità e tutela non sono più rinviabili:
- INSERIMENTO IMMEDIATO E DEFINITIVO TRA I LAVORI USURANTI E GRAVOSI Non si può morire di lavoro a 56 anni per i ritmi, lo stress e i carichi di una casa di riposo o di un reparto ospedaliero. Svolgere l’assistenza diretta a pazienti complessi, sostenere l’ascolto psicologico continuo e garantire la movimentazione fisica usura il corpo e la mente degli operatori. È indispensabile il riconoscimento formale dell’OSS tra le professioni usuranti e gravose, con tutele previdenziali e pensionistiche adeguate.
- IL PASSAGGIO DEFINITIVO ALL’AREA SANITARIA Superare definitivamente l’inquadramento riduttivo nell’Area del Supporto. L’OSS svolge un intervento sanitario, assistenziale e relazionale fondamentale per la tenuta di tutto il sistema della cura. Chiediamo il collocamento pieno e formalizzato nell’Area delle Professioni Sanitarie, con il dovuto riconoscimento contrattuale, economico e di dignità professionale.
- TUTELA DEI CARICHI DI LAVORO, SUPPORTO PSICOLOGICO E PREVENZIONE DEL BURNOUT Servono limiti stringenti sui carichi fisici e relazionali, standard di personale adeguati per evitare che l’operatore rimanga solo a sostenere la sofferenza di interi reparti, uniti a servizi di supporto psicologico e a piani nazionali di prevenzione del burnout.
- RICONOSCIMENTO DELL’ASSISTENZA DIRETTA, DELLA CO-REGOLAZIONE E SUPERAMENTO DEI PARADOSSI NORMATIVI Ogni giorno l’OSS assiste pazienti allettati, complessi, con gravissima disabilità, affiancando e accompagnando il malato fino alla fine. Il nostro intervento non è mai un mero gesto meccanico: ci prendiamo cura della persona nella sua totalità, offrendo ascolto, co-regolazione ed empatia. Chiediamo tutele e competenze chiare, uniformi e rispettate ovunque.
Noi ci siamo stati ieri, ci siamo oggi e ci saremo domani.
In memoria di Rodica Grama e per il rispetto di tutti gli Operatori Socio-Sanitari che ogni giorno mettono anima, corpo e ascolto al servizio degli altri.
Distinti saluti,
Un Operatore Socio-Sanitario Maurizio Valenti (Na)
Con 26 anni di servizio nel settore della riabilitazione
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