Il grido d’allarme degli Ordini professionali: tra caro-affitti, abbandoni scolastici e carenza di docenti, il sistema sanitario rischia il collasso. A Bologna la situazione è critica.
BOLOGNA – Non è solo una questione di vocazione che manca, ma di un sistema che sembra respingere chi sceglie di intraprendere la carriera infermieristica. In vista della Giornata internazionale dell’infermiere del 12 maggio, Pietro Giurdanella, presidente del Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche dell’Emilia-Romagna, ha lanciato un allarme senza precedenti: a Bologna, quasi uno studente su due abbandona gli studi prima del traguardo.
I numeri della crisi: Bologna maglia nera.
Se in Emilia-Romagna la media degli abbandoni è già preoccupante, nel capoluogo felsineo il dato diventa drammatico.
- Posti vacanti: Meno del 75% dei posti messi a bando nei corsi di laurea viene coperto.
- Tasso di laurea: A Bologna, solo il 55% degli iscritti riesce a terminare il percorso.
- Demografia: La crisi è aggravata dal calo demografico; oggi disponiamo di un terzo dei giovani rispetto agli anni Sessanta.
Caro-vita e affitti impossibili: lo scoglio bolognese.
Uno dei principali “killer” delle ambizioni dei futuri infermieri è il contesto economico. Bologna è una delle città più care d’Italia e per uno studente fuori sede il percorso diventa una corsa a ostacoli. Il caro-affitti e l’alto costo della vita spingono molti giovani a rinunciare agli studi o a trasferirsi altrove, svuotando le corsie degli ospedali prima ancora che i neo-professionisti possano mettervi piede.
Il paradosso accademico: “a Bologna zero professori di infermieristica”.
La denuncia di Giurdanella tocca anche il cuore dell’istituzione universitaria. Esiste un problema strutturale di rappresentanza e docenza:
“L’Università di Enna ha più professori di infermieristica di tutta l’Emilia-Romagna”, dichiara Giurdanella.
Attualmente, l’Università di Bologna non ha nemmeno un professore di ruolo specificamente dedicato all’infermieristica (i pochi presenti in regione sono a Modena e Reggio Emilia). I corsi vengono spesso affidati a medici o docenti a contratto, privando gli studenti di una guida accademica costante e di una visione formativa specifica per la professione.
Oltre lo stipendio: il peso della burocrazia.
La fuga dalla professione non avviene solo durante l’università, ma continua anche dopo l’assunzione. Gli infermieri lamentano:
- Mansioni improprie: Troppo tempo speso in attività burocratiche o di “portierato”.
- Mancanza di valorizzazione: Scarse prospettive di carriera e difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro.
- Necessità di autonomia: Gli ordini chiedono che la professione venga trattata come una risorsa strategica, non come manovalanza di supporto.
Quali soluzioni?
Per invertire la rotta, il Coordinamento degli Ordini chiede una strategia comune che coinvolga Regione, Comuni e Università. Non bastano solo aumenti salariali; servono investimenti sul benessere lavorativo, alloggi accessibili per gli studenti e, soprattutto, l’assunzione di docenti di infermieristica che possano garantire una formazione di qualità.
Senza un intervento strutturale immediato, il rischio è che il diritto alla salute dei cittadini venga compromesso da una carenza di personale che parte proprio dai banchi di scuola.
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