La tanto attesa indennità di confine per il personale sanitario di Como, Varese e Sondrio, inizialmente annunciata per il 1° settembre, subisce l’ennesimo slittamento, lasciando i reparti in trincea e alimentando la continua emorragia di professionisti verso la vicina Svizzera. Nonostante gli annunci primaverili, le misure economiche mirate a frenare la fuga di medici e infermieri non sono ancora realtà, lasciando spazio a un diffuso scoramento tra gli operatori.
I numeri della crisi e l’impatto sui reparti Il mancato riconoscimento dell’indennità rappresenta un duro colpo per il personale degli ospedali pubblici locali. La posta in gioco economica è considerevole:
- Infermieri coinvolti: Circa 1.350 infermieri impegnati nell’Asst Lariana, ai quali spettavano oltre 5.400 euro lordi in più all’anno.
- Specialisti: Circa 700 specialisti in forza alle strutture pubbliche, con un’indennità stimata di quasi 10.000 euro lordi annui.
- Carenza complessiva: Le stime regionali e sindacali parlano di un fabbisogno di circa 3.000 infermieri mancanti, cifra che sale a circa 10.000 operatori considerando l’intero comparto sanitario lombardo, inclusi il privato accreditato e la medicina territoriale.
La concorrenza elvetica e il fenomeno dei rientri.
La vicinanza con la Confederazione Elvetica continua a esercitare un’attrazione irresistibile a causa dei salari nettamente superiori. A ciò si aggiunge il fenomeno dei professionisti rientrati al Sud nei loro luoghi d’origine — attirati da un costo della vita inferiore — e le difficoltà nel trattenere il personale a causa della complessa tassazione dei vecchi frontalieri. Nel frattempo, i concorsi indetti per tamponare le voragini d’organico faticano a registrare numeri sufficienti: basti pensare alla prova concorsuale indetta dall’Asst Lariana per la copertura di 50 posti da infermiere, a fronte di una platea di circa settanta candidati presentatisi alle selezioni su una provincia che stima una carenza di 300 500 infermieri.
L’assenza di normative definitive e di un confronto strutturato tra Governo, Regioni e parti sociali lascia aperto un vuoto assistenziale che grava pesantemente sui carichi di lavoro del personale rimasto in servizio.
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