Il decesso di un’operatrice durante un turno notturno, sola a gestire 33 anziani in una RSA dell’hinterland milanese, squarcia il velo su una realtà che lavoratori e sindacati denunciano da anni. Il cordoglio non basta più: serve una rivoluzione normativa.
La tragedia avvenuta in una RSA dell’area milanese non è solo un fatto di cronaca; è una crepa profonda che mette a nudo la fragilità di un intero sistema. Un’operatrice socio-sanitaria è deceduta durante il turno di notte, mentre era chiamata a garantire assistenza, in solitaria, a 33 anziani non autosufficienti.
Il numero, 33, non è solo una statistica: è un carico di lavoro che definire insostenibile è un eufemismo. È il simbolo di una gestione che ha sacrificato la dignità del lavoro e la sicurezza degli ospiti sull’altare del risparmio.
Un silenzio che diventa complicità.
La Segreteria Generale di CSE Sanità-FLP ha rotto gli indugi con un comunicato duro, che punta il dito contro un sistema che tutti conoscono – dalle istituzioni ai gestori, dalla politica alle aziende sanitarie – ma su cui si preferisce tacere.
“La verità è che la situazione delle RSA è nota da tempo” scrive il sindacato. “Eppure troppo spesso prevale il silenzio. Un silenzio che rischia di diventare complicità quando si continua ad accettare che una sola operatrice possa trovarsi a gestire decine di persone fragili durante un turno notturno.”
La “giungla” contrattuale e il dumping salariale.
Il problema non è solo l’organizzazione del lavoro, ma una struttura normativa frammentata che mina la dignità della professione. Oggi nel settore coesistono oltre 40 contratti collettivi nazionali, molti dei quali scaduti da anni.
Questa giungla contrattuale genera:
- Dumping salariale: lavoratori con le stesse mansioni ricevono trattamenti economici radicalmente diversi.
- Fuga di professionisti: la perdita di attrattività del settore spinge infermieri e OSS verso il pubblico o altri comparti.
- Disparità di tutele: diritti e indennità che variano arbitrariamente in base alla struttura di appartenenza.
Le richieste: oltre le dichiarazioni di circostanza.
Dopo questa tragedia, le scuse e le dichiarazioni di circostanza non sono più accettabili. CSE Sanità chiede un tavolo nazionale urgente per superare la logica dell’emergenza. I punti imprescindibili sul tavolo sono:
- Standard minimi vincolanti: definire con chiarezza il rapporto numerico tra operatori e ospiti.
- Controlli rigorosi: verificare l’effettiva presenza di personale durante i turni, in particolare quelli notturni.
- Armonizzazione contrattuale: porre fine alla giungla dei 40 contratti e dare dignità uniforme al lavoro di cura.
- Investimenti pubblici: un rilancio concreto per l’assistenza agli anziani non autosufficienti.
Il punto di non ritorno.
Onorare chi ha perso la vita sul posto di lavoro non significa solo esprimere cordoglio. Significa avere il coraggio di dire che le RSA italiane sono in sofferenza da troppo tempo. Ignorare ancora queste criticità, ora che il sistema ha mostrato tragicamente le sue falle, sarebbe, come sottolinea il sindacato, “imperdonabile”.
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