Il panorama della medicina generale in Italia si appresta a vivere una trasformazione storica. Il 24 febbraio 2026, la Commissione Affari Sociali della Camera ha dato ufficialmente il via all’esame della proposta di legge che punta a riscrivere lo stato giuridico e il modello operativo dei Medici di Medicina Generale (MMG).
L’obiettivo è chiaro: superare il vecchio modello basato quasi esclusivamente sul rapporto fiduciario per approdare a una gestione proattiva e territoriale della salute. Vediamo nel dettaglio i punti cardine della riforma.
1. Il nuovo orario: 38 ore settimanali.
La novità più rilevante riguarda l’impegno orario. Si passa a un modello organizzativo che prevede un totale di 38 ore settimanali. Queste non saranno dedicate solo alle visite in studio, ma verranno ripartite tra:
- Assistenza diretta ai propri assistiti (il classico rapporto fiduciario).
- Attività territoriali programmate: un impegno fisso per la gestione della cronicità e della prevenzione.
2. Integrazione nelle Case della Comunità.
Il medico di famiglia non sarà più un “atomo” isolato nel proprio studio professionale. La riforma prevede un’integrazione operativa stringente nelle Case della Comunità, che diventeranno il fulcro del coordinamento territoriale. Qui i medici lavoreranno in team multiprofessionali, partecipando attivamente alla governance dei servizi sanitari locali.
3. Rivoluzione Compensi: un sistema misto.
Cambia radicalmente il modo in cui i medici verranno retribuiti. La proposta introduce un sistema retributivo misto che abbandona la logica della sola quota capitaria (pagamento per numero di pazienti). La nuova busta paga sarà composta da:
- Quota capitaria: legata al numero di assistiti.
- Quota oraria: per le attività programmate sul territorio.
- Componente premiale: legata al raggiungimento di obiettivi specifici (almeno il 30% della remunerazione totale), come l’efficacia delle campagne vaccinali o la corretta gestione dei percorsi diagnostici (PDTA).
4. Medicina d’Iniziativa e Telemedicina.
Il ruolo del MMG evolve verso la medicina d’iniziativa. Non si aspetta più che il paziente bussi alla porta, ma lo si prende in carico proattivamente, specialmente se affetto da patologie croniche. Per farlo, la legge punta con decisione su:
- Telemedicina per il monitoraggio a distanza.
- Assistenza domiciliare potenziata.
- Partecipazione diretta a programmi di sanità pubblica.
5. Formazione e Ricambio Generazionale.
Per contrastare la carenza di medici, la riforma interviene sulla formazione e sul turnover:
- Medici in formazione: potranno assumere incarichi temporanei in zone carenti sotto la supervisione di tutor, garantendo così la continuità assistenziale.
- Pensionamento flessibile: prevista la possibilità di accesso anticipato al pensionamento su base volontaria, per favorire l’ingresso di giovani professionisti e una migliore programmazione del fabbisogno.
Conclusioni.
La riforma in discussione alla Camera rappresenta un tentativo ambizioso di modernizzare la medicina territoriale, rendendola più integrata e meno frammentata. Se approvata, segnerà il passaggio definitivo dal medico di famiglia “solista” a un professionista inserito stabilmente in una rete di cure territoriali coordinate.
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