C’è chi firma e chi sceglie la coerenza del “no”. In Emilia-Romagna, il fronte sindacale si spacca sulla gestione delle indennità per il personale di Pronto Soccorso. Mentre le altre sigle procedono verso l’intesa, il NurSind si sfila, denunciando un accordo giudicato inadeguato e privo di una reale valorizzazione per la categoria infermieristica.
La decisione, maturata dopo mesi di trattative a Bologna, segna una distanza netta tra il sindacato delle professioni infermieristiche e le istituzioni regionali.
Una rottura nel cuore del sistema.
A guidare la protesta è la segretaria regionale Antonella Rodigliano, che non usa giri di parole:
“Siamo profondamente amareggiati. Ci troviamo davanti a una Regione che si definisce un’eccellenza, ma che nei fatti non valorizza chi garantisce il sistema”.
Secondo il NurSind, la proposta economica messa sul tavolo è “debole” e non riflette minimamente il carico di responsabilità e la complessità clinica che gli infermieri affrontano quotidianamente nei servizi di emergenza-urgenza.
I 3 punti della discordia.
Perché il NurSind ha deciso di non sottoscrivere l’accordo? Le critiche si concentrano su tre aspetti fondamentali:
- Cifre insufficienti: L’indennità proposta non è ritenuta proporzionata allo stress e ai rischi del lavoro in prima linea.
- Appiattimento professionale: La misura non riconoscerebbe adeguatamente il ruolo dell’infermiere come perno operativo del Pronto Soccorso, rischiando di confondere competenze diverse.
- Estensione impropria: Il sindacato contesta l’allargamento dell’indennità a realtà non strettamente legate all’emergenza-urgenza, una scelta che finirebbe per “annacquare” il valore economico della misura per chi sta davvero in trincea.
Il nodo dell’attrattività.
La polemica si inserisce in un contesto nazionale già critico. Si parla costantemente di rendere la professione infermieristica più “attrattiva” per contrastare la fuga dalle corsie, ma nei fatti — denuncia il NurSind — i tavoli negoziali smentiscono i proclami politici.
“La valorizzazione non può essere simbolica”, ribadisce la Rodigliano. Accettare un compromesso al ribasso, secondo il sindacato, significherebbe legittimare una visione della professione che non tiene conto della realtà dei fatti.
La parola passa ai professionisti.
Con la mancata firma, il NurSind lancia una sfida aperta: saranno ora i colleghi in corsia a valutare se l’intesa raggiunta dalle altre sigle sia effettivamente rappresentativa dei loro bisogni.
La frattura in Emilia-Romagna non è solo una questione di cifre, ma un segnale politico forte: la stanchezza degli infermieri ha raggiunto un punto di non ritorno e, per alcuni, niente accordo è meglio di un cattivo accordo.
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