Un confronto ampio, necessario e sempre più urgente. A Roma si sono svolti gli Stati Generali della FNO TSRM e PSTRP, un momento chiave per fare il punto sul futuro delle professioni sanitarie in Italia e sull’iter parlamentare della legge delega per il loro riordino.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: aprire un dialogo concreto con Governo, Parlamento e Regioni per affrontare le criticità strutturali del sistema sanitario e costruire un modello più moderno, sostenibile e vicino ai cittadini.
Una riforma attesa da anni.
Il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, approvato dal Consiglio dei Ministri nel settembre 2025 e oggi all’esame del Parlamento, rappresenta uno dei provvedimenti più rilevanti per il futuro del Servizio sanitario nazionale.
Il testo punta a un riordino complessivo del settore, intervenendo su alcuni nodi centrali:
- carenza di personale sanitario
- evoluzione delle competenze professionali
- aggiornamento dei percorsi formativi
- sviluppo delle carriere
- integrazione delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale
Nel suo messaggio agli Stati Generali, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come il sistema sanitario stia attraversando “un cambiamento profondo”, che richiede organizzazioni più flessibili, integrate e sempre più orientate al territorio.
Carenza di personale e professioni poco attrattive.
Dal confronto emerso a Roma, il quadro appare complesso. Le professioni sanitarie continuano a soffrire di criticità ormai strutturali:
- carenza cronica di personale
- difficoltà nel rendere attrattive le professioni
- invecchiamento della popolazione
- scarso riconoscimento economico e sociale
Un insieme di fattori che rischia di compromettere la tenuta del sistema, soprattutto in un contesto in cui la domanda di assistenza è in costante aumento.
Il nodo delle competenze: verso una sanità più evoluta.
Uno dei punti centrali del dibattito riguarda lo sviluppo delle competenze professionali. La FNO TSRM e PSTRP ha indicato la necessità di costruire un sistema più qualificato, in grado di rispondere alle sfide della sanità moderna.
Tra le proposte:
- introduzione di lauree magistrali a indirizzo clinico
- percorsi di specializzazione avanzata
- maggiore autonomia e responsabilità professionale
- allineamento agli standard europei
Un passaggio fondamentale anche per migliorare l’efficienza del sistema, ridurre le liste d’attesa e valorizzare il lavoro in équipe multiprofessionali.
Task shifting e nuove organizzazioni del lavoro.
Tra i temi più innovativi emersi dagli Stati Generali c’è quello del task shifting e del task sharing, ovvero la redistribuzione delle competenze tra professionisti sanitari.
Non si tratta di sovrapposizioni, ma di una riorganizzazione intelligente delle attività, basata su competenze certificate e su modelli assistenziali più moderni.
L’obiettivo è migliorare la presa in carico dei pazienti, ottimizzare le risorse e garantire maggiore efficienza, soprattutto nei contesti territoriali.
Responsabilità professionale e “scudo penale”.
Uno dei punti più delicati della riforma riguarda la responsabilità professionale.
Il DDL interviene sull’articolo 590-sexies del Codice Penale, introducendo il principio secondo cui i sanitari rispondono penalmente solo in caso di colpa grave, se hanno rispettato linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali.
Un passaggio atteso da anni, ma che solleva ancora interrogativi, soprattutto in relazione alle condizioni reali di lavoro: carenze di personale, carichi assistenziali elevati e criticità organizzative potrebbero influenzare la definizione stessa di “colpa grave”.
Il problema delle risorse.
Uno degli aspetti più controversi della riforma è la cosiddetta “invarianza finanziaria”. Il provvedimento, infatti, non prevede nuovi stanziamenti significativi.
Una scelta che ha sollevato perplessità tra sindacati e operatori del settore: senza investimenti concreti, il rischio è che molte delle innovazioni restino solo sulla carta.
Valorizzazione economica e nuove carriere.
La FNO TSRM e PSTRP ha avanzato anche proposte sul piano economico e professionale:
- estensione della flat tax al 5% sugli straordinari
- riconoscimento di indennità specifiche per chi lavora in contesti ad alta intensità, come i Pronto Soccorso
- introduzione della figura del dirigente per area professionale
Misure che puntano a rendere le professioni più attrattive e a riconoscere il valore reale del lavoro svolto.
Il ruolo centrale delle professioni sanitarie.
Durante gli Stati Generali, il presidente della Federazione Diego Catania ha ribadito un concetto chiave: il futuro della sanità italiana passa dalla valorizzazione del capitale umano.
Le professioni tecniche, della riabilitazione e della prevenzione rappresentano una componente essenziale del sistema salute, ma non sempre sono state adeguatamente riconosciute.
Iter parlamentare: a che punto siamo.
Il disegno di legge delega è attualmente in discussione in Parlamento. Dopo l’esame alla Camera (Commissione Affari Sociali), il testo passerà al Senato, con un percorso che prevede il coinvolgimento di Ordini professionali, sindacati e altre parti sociali.
Una volta approvata la legge, spetterà al Governo emanare i decreti attuativi, che renderanno operative le norme.
Una riforma decisiva per il futuro del SSN.
Il riordino delle professioni sanitarie non è una questione interna alle categorie, ma una vera e propria leva di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
La sfida non è ridurre o accorpare le professioni, ma valorizzarne le competenze, definire percorsi chiari di crescita e costruire un sistema più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini.
Il passaggio decisivo, ora, è politico: trasformare le proposte emerse in interventi concreti.
Perché senza una riforma strutturale, il rischio è quello di continuare a gestire l’emergenza, senza costruire davvero il futuro della sanità italiana.
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