La carenza cronica di personale infermieristico in Italia continua a spingere molte Regioni verso soluzioni straordinarie. Tra queste, l’assunzione di infermieri provenienti dall’estero, in particolare da Paesi come Cile, Perù e Azerbaigian, rappresenta una risposta immediata ma non priva di criticità.
Negli ultimi mesi, però, il tema è tornato al centro del dibattito dopo una richiesta specifica dei NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità), che fanno capo al Ministero della Salute: verificare la conoscenza della lingua italiana da parte di questi professionisti.
Una richiesta che apre interrogativi importanti sulla sicurezza delle cure e sulla qualità dell’assistenza.
Infermieri in deroga: cosa significa
Gli infermieri stranieri che arrivano in Italia possono essere autorizzati a lavorare attraverso un regime “in deroga”. Si tratta di una modalità straordinaria che consente alle Regioni di sopperire rapidamente alla carenza di personale, permettendo l’inserimento di professionisti già in possesso di una certificazione rilasciata dall’Ordine del Paese di origine.
Tuttavia, questa autorizzazione ha carattere limitato: è valida solo nel territorio regionale che l’ha concessa e non equivale a un pieno riconoscimento professionale secondo gli standard italiani.
Le criticità: lingua, regole e tracciabilità
Le principali problematiche riguardano tre aspetti fondamentali.
Il primo è la conoscenza della lingua italiana. In diversi casi, infatti, emergono difficoltà comunicative che possono compromettere il rapporto con il paziente, la corretta trasmissione delle informazioni cliniche e l’efficacia dell’educazione sanitaria. In ambito sanitario, la comunicazione non è un elemento accessorio, ma uno strumento essenziale per garantire sicurezza e appropriatezza delle cure.
Il secondo riguarda il rispetto delle norme professionali. Non sempre questi infermieri risultano pienamente integrati nei sistemi previsti per i professionisti italiani, come l’obbligo di formazione continua (ECM), l’utilizzo della PEC o l’adesione completa ai principi deontologici, inclusi responsabilità professionale e segreto professionale.
Infine, emerge un problema di tracciabilità. Alcuni professionisti, autorizzati in una determinata Regione, sembrerebbero operare anche in altri territori, senza un sistema strutturato che ne monitori effettivamente gli spostamenti e le attività.
L’intervento dei NAS e il nodo dei controlli
In questo contesto si inserisce la richiesta dei NAS agli Ordini professionali: verificare la conoscenza della lingua italiana degli infermieri stranieri in deroga.
Un intervento che, se da un lato appare necessario per tutelare i cittadini, dall’altro evidenzia una criticità di sistema. I controlli, infatti, dovrebbero essere effettuati a monte, prima dell’inserimento dei professionisti nel Servizio sanitario, e non successivamente.
Il rischio, altrimenti, è quello di intervenire quando il professionista è già operativo, con possibili ripercussioni sull’organizzazione dei servizi e sulla continuità assistenziale.
Quali soluzioni per il futuro
Da tempo si discute sulla necessità di introdurre strumenti più chiari e uniformi per la gestione di questi professionisti.
Tra le proposte più concrete vi è l’istituzione di registri dedicati presso gli Ordini professionali, che consentano di monitorare in modo puntuale gli infermieri autorizzati in deroga, tracciandone il percorso lavorativo e garantendo maggiore trasparenza.
Altre possibili soluzioni includono:
- l’obbligo di certificazione linguistica prima dell’ingresso nel sistema sanitario;
- l’allineamento agli standard italiani in materia di formazione continua;
- l’integrazione completa nei sistemi di responsabilità professionale e deontologica.
La priorità resta la sicurezza dei cittadini
Gli Ordini professionali nascono con una missione chiara: tutelare la salute dei cittadini. Per questo motivo, è fondamentale che tutti gli infermieri, indipendentemente dalla loro provenienza, siano sottoposti agli stessi standard di qualità, competenza e responsabilità.
L’apertura verso professionisti stranieri può rappresentare una risorsa importante per il sistema sanitario, ma solo se accompagnata da regole certe, controlli efficaci e percorsi di integrazione adeguati.
Perché nella sanità, più che altrove, non può esistere alcuna deroga quando si parla di sicurezza, comunicazione e qualità delle cure.
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