Presentato a Rifreddo di Pignola il nuovo modello di assistenza territoriale. L’assessore regionale Cosimo Latronico: «Una rete vicina ad anziani, fragili e famiglie». Il progetto punta a rafforzare la sanità di prossimità e a portare l’assistenza sempre più vicino ai cittadini
La Basilicata accelera sul fronte della sanità territoriale e punta a rafforzare la presenza degli Infermieri di Famiglia e di Comunità (IFeC) sul territorio. Sono 263 i professionisti che hanno già intrapreso questo percorso, mentre l’obiettivo dichiarato dalla Regione è arrivare progressivamente a 500 infermieri inseriti nella nuova rete assistenziale.
Il nuovo modello è stato presentato a Rifreddo di Pignola, nel corso della giornata inaugurale del corso dedicato ai partecipanti dell’area potentina. A illustrare le linee dell’intervento è stato Cosimo Latronico, assessore regionale alla Salute e alle Politiche della Persona, che ha sottolineato la necessità di costruire una rete capace di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più caratterizzata dalla presenza di anziani, persone fragili e pazienti con patologie croniche.
L’infermiere di famiglia diventa una figura di connessione
Nel nuovo modello l’Infermiere di Famiglia e di Comunità non viene concepito esclusivamente come il professionista che si occupa della malattia.
La sua funzione è quella di diventare un vero e proprio punto di collegamento tra cittadini, famiglie, servizi sanitari, servizi sociali e rete territoriale.
Una trasformazione che richiede, oltre alle competenze clinico-assistenziali, anche capacità relazionali, di ascolto, orientamento e presa in carico.
«Gli infermieri sono già professionisti qualificati – è stato sottolineato nel corso dell’incontro – ma questa nuova funzione richiede anche capacità di relazione, attitudine al lavoro di squadra e disponibilità al confronto con le altre competenze».
Il concetto centrale è quello della multidisciplinarità: la complessità dei bisogni delle persone rende sempre più difficile affrontare i problemi attraverso un’unica professionalità.
Dall’ospedale al territorio
Il rafforzamento dell’assistenza territoriale nasce anche dalla necessità di evitare che l’ospedale rappresenti la risposta automatica a ogni bisogno sanitario.
Una persona, infatti, può presentare contemporaneamente bisogni sanitari, sociali e assistenziali. Per questo, secondo l’impostazione illustrata dalla Regione Basilicata, occorre costruire intorno al cittadino una risposta integrata capace di intercettare la domanda e indirizzarla verso il servizio più appropriato.
In questa prospettiva assumono un ruolo centrale le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali, strutture e servizi destinati a diventare nodi della nuova rete territoriale.
L’obiettivo è accompagnare il paziente anche dopo la dimissione ospedaliera, evitando che l’ospedale diventi l’unico punto di riferimento per persone anziane, fragili o affette da patologie croniche.
La sanità di prossimità arriva nei piccoli comuni
Il tema assume una particolare rilevanza in Basilicata, una regione caratterizzata da una popolazione distribuita in numerosi piccoli comuni e da territori anche molto distanti dai principali centri urbani.
Secondo quanto evidenziato durante l’incontro, le tecnologie digitali possono contribuire ad avvicinare i servizi sanitari alle persone, soprattutto nei territori più complessi dal punto di vista geografico.
Televisita, teleconsulto e telemonitoraggio rappresentano strumenti che possono affiancare l’assistenza tradizionale, consentendo agli operatori di seguire e controllare a distanza alcune condizioni dei pazienti.
Ma la tecnologia, è stato sottolineato, non può sostituire la relazione umana.
«La tecnologia deve camminare insieme all’umanità» è il principio richiamato nel corso della presentazione: ascoltare, rassicurare e offrire alla persona un punto di riferimento rimangono elementi fondamentali dell’assistenza.
263 professionisti già coinvolti, obiettivo 500
Il percorso regionale prevede dunque un significativo potenziamento degli Infermieri di Famiglia e di Comunità.
La prima fase coinvolge 263 infermieri, con l’obiettivo di arrivare progressivamente a 500 professionisti.
Si tratta di un investimento che non riguarda soltanto l’aumento numerico degli operatori, ma soprattutto la costruzione di nuove competenze professionali e organizzative.
L’Infermiere di Famiglia e di Comunità è infatti chiamato a lavorare all’interno di una rete, intercettando precocemente i bisogni, orientando il cittadino nei servizi disponibili e contribuendo alla continuità assistenziale.
Una sfida per la professione infermieristica
Il progetto lucano riporta al centro anche una questione più ampia: l’evoluzione del ruolo dell’infermiere nel Servizio sanitario nazionale.
L’infermieristica territoriale richiede infatti competenze che vanno oltre la tradizionale dimensione ospedaliera. La presa in carico della persona nella comunità significa conoscere il contesto familiare e sociale, lavorare con gli altri professionisti, promuovere prevenzione e stili di vita corretti, monitorare i pazienti cronici e contribuire a evitare accessi e ricoveri non necessari.
È una trasformazione che accompagna il progressivo spostamento del baricentro dell’assistenza dall’ospedale alla comunità.
«Una rete territoriale capace di intercettare la domanda»
Il messaggio lanciato da Latronico è quello di una sanità che deve essere sempre più vicina ai luoghi nei quali le persone vivono.
La Basilicata, con i suoi 131 comuni e una popolazione distribuita su un territorio geograficamente complesso, può rappresentare un banco di prova particolarmente significativo per la sanità di prossimità.
L’obiettivo dichiarato è costruire una rete nella quale il cittadino non sia costretto a spostarsi continuamente per trovare una risposta, ma possa incontrare servizi e professionisti capaci di intercettare i bisogni direttamente sul territorio.
L’arrivo dei primi 263 Infermieri di Famiglia e di Comunità rappresenta quindi un passaggio concreto di questo percorso. Il traguardo delle 500 unità dovrà ora tradursi in una presenza capillare e organizzata, capace di trasformare i principi della sanità territoriale in assistenza quotidiana per anziani, fragili, famiglie e persone con patologie croniche.
Una sanità più vicina non significa soltanto avere nuovi servizi: significa portare competenze, continuità assistenziale e relazione professionale là dove le persone vivono.
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