Una nuova e importante sentenza del Tribunale di Trani – Sezione Lavoro ha ribaltato la precedente ordinanza, condannando l’ASL BT per discriminazione nei confronti di un’infermiera affetta da gravi patologie. La vicenda, seguita dal sindacato A.A.D.I., mette in luce una serie di omissioni e comportamenti scorretti da parte della direzione sanitaria.
La vicenda e le richieste ignorate.
L’infermiera, affetta da emicranie invalidanti certificate dall’INPS e aggravate da specifici fattori ambientali, aveva avanzato tramite il sindacato diverse richieste al direttore del Distretto Sociosanitario di Barletta (DSS4), il dott. Domenico Spinazzola:
- Condizioni ambientali: evitare di lavorare in una stanza condivisa con colleghi che pretendevano la luce artificiale sempre accesa, fattore scatenante di violente crisi emicraniche.
- Strumentazione adeguata: l’utilizzo di un PC funzionante con monitor a bassa emissione (low emission).
- Illuminazione e arredi: ricevere una lampada a LED con tonalità e intensità regolabili (già acquistata per una collega) anziché una lampada da tavolo fissa e fastidiosa, e una sedia ergonomica non danneggiata.
- Climatizzazione: evitare l’esposizione all’aria condizionata fredda che acuiva le crisi della lavoratrice.
Nonostante il medico competente avesse disposto formalmente la lampada a LED, la sedia ergonomica, l’allontanamento dalle fonti luminose artificiali, il monitor a bassa emissione e un microclima caldo, il direttore del distretto ha deriso l’infermiera accusandola di essere una lavativa e una simulatrice.
Ostruzionismo e verifiche mediche.
Di fronte alle diffide del sindacato A.A.D.I., il direttore generale ha scaricato la responsabilità sul dott. Spinazzola, il quale ha ignorato le richieste e accusato il sindacato di mobbing.
- Il direttore del DSS4 ha inviato l’infermiera alla Commissione Medica di Verifica (CMV) dell’INPS con l’intento di smentirla, ma la Commissione ha invece confermato integralmente le patologie della lavoratrice e le prescrizioni del medico competente.
- Per ripicca, il direttore non ha ottemperato alle disposizioni e ha nascosto il verbale della CMV persino all’avvocato dell’ASL, il quale è rimasto sorpreso quando il rappresentante sindacale Di Fresco lo ha esibito in udienza.
La decisione del Tribunale di Trani.
Il sindacato ha fondato la propria difesa sulla normativa in materia di ragionevoli accomodamenti e sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenze n. 14307/2024, n. 10568/2024 e orientamenti del 2026). Nel corso del giudizio è emerso che il disability manager non esiste all’interno dell’ASL BT, smentendo quanto sostenuto in precedenza dalla stessa azienda sanitaria e in una precedente ordinanza. Inoltre, è stato smascherato il tentativo dell’ASL di produrre una foto della stanza con le luci spente, scattata appositamente in un giorno in cui l’infermiera era in permesso ex legge 104/92.
Il Tribunale di Trani, Sezione Lavoro, si è pronunciato stabilendo quanto segue:
- Valutazione partecipata: accerta e dichiara che l’ASL BAT deve svolgere una valutazione partecipata delle richieste della lavoratrice, attivando una specifica procedura di accomodamento ragionevole con il coinvolgimento della dipendente, del medico competente e dei responsabili della sicurezza.
- Assegnazione di stanze e strumenti idonei: ordina all’ASL BT di assegnare alla ricorrente una stanza singola che consenta la regolazione autonoma delle luci e della climatizzazione, l’uso di luci LED, una sedia ergonomica perfettamente funzionante e un PC con monitor low emission.
- Risarcimento dei danni: condanna l’ASL BT, nella persona del direttore generale pro tempore, al pagamento di 6.500,00 euro a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalla ricorrente, oltre al rimborso delle spese legali, spese vive, IVA, CPA e rimborso spese generali al 15%.
Si tratta della seconda condanna per discriminazione ottenuta dall’infermiera disabile.
Testi, foto e correzioni realizzati con AI.
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